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Giulio D’Antona lo confessa subito: lui, dei fantasmi, ha sempre avuto paura. La madre ha provato in tutti i modi di liberarlo da questa ossessione, leggendogli libri e portandolo addirittura a visitare castelli infestati, ma niente. Da adulto studia Scienze naturali, un bel modo per riportare ordine nella ragionevolezza, ma di fatto l’ossessione continua. Ha infatti continuato a visitare luoghi infestati in tutto il mondo, con un occhio più critico, ma mai totalmente libero dal fascino del mistero. Oggi tutte quelle esperienze sono raccolte in “Atlante dei luoghi infestati” (Bompiani, pag. 162, euro 25), a firma sua e dell’illustratrice Daria Petrilli, mano che propone immagini che devono molto alla letteratura per l’infanzia. D’Antona ha un’energica attività di autore, scrive storie per “Topolino” e ha curato antologiche e saggi per Einaudi Stile Libero, Minimum Fax e altre case editrici. Ma i fantasmi, a quanto pare, restano un chiodo fisso. L’atlante dell’orrore copre tutto il mondo, le narrazioni, divise per continenti, si occupano delle più conosciute infestazioni di Europa, Africa, Russia, America, Asia, Oceania fino all’Antartide, perché pure in quell’estremo angolo della terra si manifestano presenze sinistre, insomma poltergeist tra i ghiacci. Va detto che il Nord Europa detiene il record, dalla prigione di Dragsholm, in Danimarca, oggi trasformata in un albergo di lusso e dove mentre gli ospiti in piena notte dormono, una carrozza senza cavalli sfila sul selciato del cortile. Dietro quelle presenze sostano antiche vendette scozzesi. Più inquietante il Nummela Sanatorio nella foresta di Röykkä, in Finlandia, completamente abbandonato dal 1989, eppure ogni sera lo spettro di una ragazza perpetua il suo suicidio. Nel Regno Unito spicca il villaggio di Pluckley, i suoi spettri lo rendono uno dei luoghi più infestati del mondo. In Italia due sono i luoghi indicati: Palazzo Serbelloni, a Taino, nel cui pozzo furono atrocemente assassinati centinaia di neonati, e poi la casa del violinista, a Scogna. Il paese ogni notte è attraversato da un’ombra molto magra che infine esce dal centro abitato per raggiungere la sua dimora sul pendio. Tra i luoghi oscuri dell’America centrale troviamo una vicenda che coinvolge pure una triestina, la ballerina Luisa Bacichi, nata nel 1855 a Trieste, emigrata poi in Argentina. Ebbe una figlia dallo scrittore Eugenio Cambaceres, intraprese poi una relazione con Hipólito Yrigoyen (futuro presidente del paese) che sposò. Le presenze paranormali hanno a che fare con la figlia della Bacichi, nel cimitero della Recoleta a Buenos Aires. Di donne al centro delle storie ce ne sono parecchie, dalla shakesperiana vicenda di Sabina, al Ross Castle in Irlanda, alla Dama abbandonata del castello di Wolfsegg in Germania. L’America è più moderna, pochi i castelli ma tanti i grandi alberghi, edifici che non possono non ricordare l’Over Look Hotel, come il Banff Springs Hotel, in Canada, a quanto pare più abitato da spettri che da villeggianti. E poi c’è la camera 441 del Congress Plaza Hotel, a Chicago, dove pure lì è uno spettro di donna a cacciare gli ospiti. E sono sempre presenze femminili, per lo più, a evocare i fantasmi in Asia, che si tratti di streghe, fanciulle abbandonate o matricide. Un capitolo a sé invece si legge nella bellissima narrazione della Foresta dei suicidi, nel villaggio di Nurusawa, in Giappone. Strano a credersi ma questo bosco in ogni stagione è limitato da macchine parcheggiate, molte abbandonate. Sono quelle di chi decide di suicidarsi. Persone che vagano nella foresta finché le voci pacifiche degli Yurei li dicono se farlo o meno. D’Antona si aggira nello spazio e nel tempo, giunge quasi al terzo millennio, non dimentica le inquietanti presenze della discoteca Ozone, nelle Filippine, dopo la tragica notte del 18 marzo 1996, quando un fuoco improvviso spazzò via quasi 200 vite. —

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