Nel turbolento Iran di “Aria” l’amore tra padre e figlia supera anche la rivoluzione

L’esordio di Nazanine Hozar pubblicato da Einaudi segue la storia  del suo Paese del Medio Oriente con gli occhi di una bambina



Raccontare il cambiamento storico di un paese, un cambiamento epocale, attraverso la storia di uno o più personaggi è il soggetto perfetto per un romanzo e se a scriverlo c’è l’autore giusto il risultato può essere sorprendente. È ciò che succede con “Aria” (Einaudi, pp. 460, euro 23), il romanzo d’esordio di Nazanine Hozar, tradotto da Laura Noulian. La quarantenne scrittrice iraniana vive in Canada da quando la sua famiglia ha lasciato il paese d’origine nel 1979 a causa della rivoluzione islamica.


E proprio di quella pagina di storia racconta Nazanine Hozar e parla anche di Teheran, la sua città, palcoscenico delle gesta che vedono in azione Behruz, un umile autista dell’esercito, e la neonata che l’uomo ha trovato abbandonata in una notte d’inverno in una via elegante della capitale, sotto un gelso, tra la neve e i rifiuti. Lui decide di tenerla con sé e di chiamarla Aria, come “tutti i dolori del mondo e tutti gli amori del mondo”.

Mentre osserva la piccola e le offre il mignolo perché possa succhiarlo, Behruz le sussurra che da bambino gli piaceva la musica e cantava di nascosto dal padre. Cantava delle arie che sono grida nella notte: se uno canta un’aria il mondo può venire a conoscenza dei suoi sogni e dei segreti. E i misteri circondano Behruz: a cominciare da Zahra, la terribile moglie a cui lo lega uno strano affare, e da Ramin, un soldato suo compagno che vuole insegnargli a leggere e non disdegna di rubargli abbracci e baci furtivi.

A causa delle frequenti assenze da casa di Behruz che è impegnato con il suo lavoro, Aria è costretta a crescere con Zahra che non considera affatto la piccola come una figlia ma che anzi la tratta con cinismo e violenza tanto più che la bambina ha gli occhi di un sospetto color azzurro, simbolo del diavolo secondo la credenza: Zahra picchia Aria, la maltratta, la chiude addirittura sul balcone lasciandola dormire al freddo.

Ma sarà proprio in quei momenti privati, isolata, che la piccola farà amicizia con i vicini, esplorerà un po’ di mondo e si formerà il suo carattere, docile, curioso e indomito. Il rapporto tra lei e Behruz è speciale e commovente, lui la ricopre di attenzioni e affetto e confida all'amico Ramin: «Devo raccontarti di mia figlia. È arrivata da me come per magia. Ma a volte ho paura. Ho paura che non sia vera. Che sia un miraggio, un riflesso che ho visto in uno stagno e che ho scambiato per una bambina».

Behruz ricorda con sofferenza la sua infanzia con gli scapaccioni del padre che gli rinfacciava quella sua effeminatezza, causata secondo il genitore dall'assenza della madre, ma che invece amici e parenti assicurano essere uno dei cambiamenti avvenuti in tutta Teheran con l'introduzione dei costumi occidentali. Quando la situazione con Zahra precipita, Behruz affida Aria a una signora facoltosa che la accoglie con generosità e che diventerà in breve una seconda madre per la bambina. Ma sulla strada della ragazzina comparirà poi una terza madre, la misteriosa Mehri, la persona che potrebbe conoscere il segreto della sua nascita. Il bellissimo romanzo di Nazanine Hozar riesce a incarnare con una magnifica narrazione partecipata e uno stile elegante e ricco la complessità dell'Iran alla vigilia della rivoluzione. Al centro c'è Aria che cresce con un padre adottivo che in cuor suo vorrebbe fungere da madre e l'eroina si muove in una continua oscillazione tra i ricchi e i poveri di Teheran, tra persone istruite e analfabeti, tra musulmani ortodossi e filooccidentali. —



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