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“Pasticci a Trieste” con Binetti e Mazzucato Torna al Verdi la prova di un’opera seria

Da oggi alle 20.30 la prima rappresentazione dell’atto unico di Francesco Gnecco diretto da Yuki Yamasaki

Patrizia Ferialdi
2 minuti di lettura

lo spettacolo



Archiviato il grande successo di Madama Butterfly la stagione lirica del Teatro Verdi prosegue nel segno dell’opera buffa. Va in scena oggi alle 20.30 la prima rappresentazione di “Pasticci a Trieste” (ovvero la prova di un’opera seria) di Francesco Gnecco, opera in un atto su musiche originali e rielaborazioni di Matteo Musumeci, maestro concertatore e direttore Yuki Yamasaki, maestro del Coro Paolo Longo, nel cast Daniela Mazzucato (Giuditta), Nicoletta Curiel (Fedora), Max René Cosotti (Aureliano), Andrea Binetti (Raffaello Pasticci), la regia è di Andrea Binetti, scene e costumi di Paolo Vitale. Si replica fino a venerdì 29 ottobre.

La prima versione dello spettacolo, ospitata al Ridotto e pensata soprattutto per le scuole, nasce alla vigilia del covid e avrebbe dovuto debuttare a carnevale dell’anno scorso. L’attuale versione mantiene la stessa struttura ma con orchestra e coro al completo, avendo trovato spazio nella sala principale del teatro mentre la storia si dipana secondo il canovaccio originale. In scena la quotidianità di una compagnia di quattro teatranti, (soprano, tenore, mezzosoprano e impresario) in cui i cantanti sono in perenne lotta tra di loro per rivalità, invidie e scarsa voglia di lavorare e l’impresario che deve fare i conti, oltre che con i loro capricci, anche con la cronica mancanza di denaro e i bilanci precari che ieri, come oggi, affliggono il teatro. La novità di questa edizione, che si svolge al Teatro Grande di Trieste, risiede nella datazione scelta dal regista Andrea Binetti, che racconta di aver trovato, per puro caso, presso un antiquario di Abbazia il catalogo dell’Esposizione universale agricola avvenuta a Trieste nel settembre del 1882 per festeggiare i 500 anni della dedizione della città all’Austria. «Ho pensato – spiega Binetti – di ambientare la vicenda proprio in questo momento storico così importante per la nostra città, che vide la nascita di 29 bellissimi padiglioni in stili diversi – dall’eclettico al lombardesco, dall’imperiale all’art déco come testimoniato dai progetti originali che ho recuperato - realizzati dall’architetto Berlam nell’attuale quartiere di S. Andrea che allora non esisteva e che accolse pure l’aquario, il floricoltore Pedrotti, la birreria Dreher e perfino la ricostruzione di una ciarda ovvero un’autentica osteria ungherese. Nello spettacolo ho inserito anche una lotteria con un cospicuo premio in denaro, sulla traccia di quella veramente indetta allora nella manifestazione». Per l’inaugurazione dell’expo erano attesi Francesco Giuseppe con Elisabetta ed era previsto un grande ricevimento in loro onore a bordo dello yacht Berenice di proprietà del barone Morpurgo ma l’attentato all’Arciduca Carlo Lodovico e il conseguente arresto di Guglielmo Oberdan blocca tutto, anche lo spettacolo a cui avrebbero dovuto partecipare i nostri quattro teatranti. «Ho voluto mettere la trama di questi Pasticci – dice ancora Binetti - al servizio di un momento storico importante ma poco noto della città, con delle immagini originali e tutta la musica rivisitata da Matteo Musumeci, senza tralasciare gli autori più attesi come Franz Lehár e Johann Strauss e i titoli più famosi come La belle Hélène (dalla quale faremo il couplet des Rois), Conte di Lussemburgo, Sangue viennese e il Bel Danubio Blu».

I nomi dei protagonisti vogliono rendere omaggio a grandi artisti del passato come Giuditta Pasta, Fedora Barbieri, Aureliano Pertile ma anche Raffaello de Banfield che tanto ha fatto e significato per la musica a Trieste.

«Il riadattamento dell’operina di Gnecco è uno spettacolo completamente nuovo con orchestra e coro al completo, interessante e adatto a tutti, quanto mai turistico e con un costo minimo di 10 euro. Lo spirito – conclude- è quello di fare storia, musica e cultura, parlare della nostra città e delle nostre origini, parlare anche di temi drammatici come l’attentato all’Arciduca ma sempre trattando il tutto con garbo, eleganza e la giusta leggerezza di cui tutti abbiamo bisogno». —

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