Ritornano a Gradisca cinque quadri di “Spazza”, l’amico di casa Corgnati

Sul Piccololibri in edicola sabato 23 ottobre anche la storia degli oli di Milva donati dalla figlia. Poi Oscar De Mejo, Rino Alessi, Milo Dor e il Camilleri giuliano

TRIESTE Luigi Spazzapan e Maurizio Corgnati, marito di Milva: storia di un’amicizia profonda e di una grande ammirazione dell’appassionato d’arte e di nuovi linguaggi nei confronti del pittore isontino. I percorsi di questo sodalizio arricchiranno da domani le collezioni della Galleria d’arte contemporanea di Gradisca d’Isonzo, con cinque oli di Spazzapan donati dalla storica dell’arte e critica Martina Corgnati, figlia di Maurizio e Milva, che andranno a costituire il fondo dedicato alla memoria dei genitori. I quadri saranno esposti in un itinerario che, con altre opere selezionate dalle raccolte della galleria, da domenica racconteranno ai visitatori l’intero iter artistico e di ricerca di Luigi Spazzapan, trasferitosi dall’Isontino a Torino nel 1928, dove conobbe Maurizio Corgnati, sensibile ed eclettico appassionato d’arte.

L’amicizia tra i due, che coinvolse tutta la numerosa famiglia Corgnati - Francesco e Rosa, genitori di Maurizio, avevano nove figli - è raccontata sul Piccololibri in edicola sabato 23 ottobre con il nostro quotidiano, all’interno dell’inserto Tuttolibri, in prima persona dalla stessa Martina Corgnati, che sarà a Gradisca per inaugurare il fondo.

I quadri di “Spazza” occupavano le pareti delle case di tutti i fratelli Corgnati, spinti da Maurizio a comprare i lavori di quell’artista di cui apprezzava la libertà di espressione e la forza del segno, che attraversava i generi del Novecento con originalità e coraggio. Quando Maurizio, a 44 anni, sposò una giovanissima Milva, i cinque dipinti donati alla Galleria di Gradisca seguirono la coppia nella casa in corso re Umberto, a Torino. E anche in seguito, dopo la separazione dal marito e il trasferimento a Milano, hanno continuato a far parte del “paesaggio” domestico della cantante, distribuiti tra la sala, la stanza da pranzo, la camera da letto, mai prestati o messi in discussione. Milva e “Spazza” non si conobbero, per questioni anagrafiche e geografiche, ma la cantante condivideva nel profondo con l’ex marito l’ammirazione per il pittore. Oggi, Marina Corgnati, erede di Milva, riporta a “casa” i cinque quadri, con l’auspicio che dal neonato fondo possa prendere avvio un approfondimento dell’opera di Spazzapan e una migliore conoscenza dei suoi amici e collezionisti.

Nello sfoglio del Piccololibri di domani, un’altra figura incrocia più generi artistici in un percorso originale, quella del triestino Oscar De Mejo, jazzista, pittore, autore di libri per l’infanzia e marito di Alida Valli. Insieme, tra il 1947 e il ’49, vissero negli Stati Uniti, ma mentre la splendida polesana non si trovò a suo agio nei ritmi di Hollywood, per De Mejo l’America divenne davvero “sua” (My America s’intitola appunto un libro monografico a lui dedicato, corredato dall’introduzione di Gillo Dorfles), dove per un breve periodo suonò, compose canzoni, incontrò autentiche leggende come Armstrong e Benny Goodman, per poi decidere di mettersi in gioco nella pittura, quella che sarebbe stata la sua vera carriera oltreoceano. Al centro degli interessi di De Mejo c’era la storia americana, di cui dipingeva le vicende con uno stile dalla vena “fantastica e beffarda”, secondo Dorfles, mentre altri critici lodarono i suoi colori accesi e lo stile folk, “un antidopo a quanto c’è di noioso e banale” nell’arte americana. Era definito il “surrealista naïve”, non a caso cugino di Leonor Fini.

Come opera da riscoprire, il Piccololibri segnala questa settimana un’intera collana, i volumi di “Civiltà della memoria”, serie di biografie di personalità del Friuli Venezia Giulia, edite, tra il ’91 e il ’97, dalla pordenonese Studio Tesi. L’inserto si sofferma su quella di Rino Alessi, storico direttore e proprietario del Piccolo tra le due guerre, affidata al figlio Chino, che gli subentrò dal ’54.

Completano lo sfoglio, il ritratto dell’intellettuale serbo-austriaco Milo Dor (1923-2005), che nel suo saggio sulla Mitteleuropa, inedito in italiano, definisce Trieste “città tra tre mondi”, e la copertina sui legami tra i luoghi del Friuli Venezia Giulia e Andrea Camilleri.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

L'orsetto salvato nel Parco d'Abruzzo e ricongiunto alla famiglia: è l'unico caso in Europa

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi