Un “Chi l’ha visto” vintage dalle pagine quotidiane per il ciclista scomparso

Sul Piccololibri anche Giampiero Mughini, Mario Andretti cinema e pittura di Pasolini a Parma e la Karenina di Bolchi

lo sfoglio

Arianna Boria

Un “Chi l’ha visto?” vintage. Alle prime luci del 13 maggio 1900, sul ponte di legno di Pieris, i viandanti trovano una bicicletta abbandonata, con accanto un berretto da ciclista, una fotografia e alcuni biglietti da visita su cui è impresso il nome Pontoni. Attraverso il ponte sono stati tesi dei fili metallici e sul terreno vengono rinvenute macchie di sangue. Un agguato? Lo scomparso è un lattoniere di Trieste, che la sera prima si era recato in treno a Monfalcone, dove avrebbe atteso l’alba per poi passare in bicicletta il confine col Regno d’Italia per recarsi a Palmanova. L’uomo non si trova e le voci, tutte smentite, di avvistamenti e ripescaggi di cadaveri dall’Isonzo, si rincorrono senza sosta nei paesi della Bassa friulana. Il Piccolo, che tiene la notizia in prima pagina, decide di svolgere un’inchiesta autonoma e manda un cronista a investigare e raccogliere testimonianze a Monfalcone, Ronchi, Begliano, per poi proseguire con l’indagine a Fiumicello, Villa Vicentina, Ajello, Cervignano e sconfinare a Palmanova. Qui intervista il sindaco e i carabinieri, quindi ritorna sul luogo del delitto per confrontare indizi e dichiarazioni, seguendo un metodo d’indagine giornalistica che anticipa di cent’anni format televisivi oggi di grande successo. Il lattoniere Giuseppe Pontoni ricomparirà? Del mistero si occupa il Piccololibri, in edicola domani con il quotidiano, nella pagina dedicata agli “old case” dalle cronache di nera del giornale.

Lo sfoglio di sette pagine, all’interno di Tuttolibri della Stampa, propone anche un approfondimento sulla mostra “Fotogrammi di pittura”, che la Fondazione Magnani-Rocca, nella splendida villa di Mamiano di Traversetolo, vicino Parma, dedica ai riferimenti pittorici nel cinema di Pier Paolo Pasolini. Pontormo, Rosso Fiorentino, Mantegna, Caravaggio, Velazquez, Piero della Francesca: la mostra si muove sulle tracce di queste “fulgurazioni visive”, proponendo un percorso di costumi, rare immagini d’epoca, locandine originali e una galleria fotografica delle opere d’arte di cui si trovano citazioni nei film di Pasolini. Stefano Roffi, curatore dell’allestimento insieme a Mauro Carrera, e direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca, spiega la scelta di portare Pasolini a Traversetolo con l’accostamento della sua figura a quella di Luigi Magnani, critico, musicologo e collezionista, che visse a Roma nello stesso periodo e condivise col poeta l’apertura al dialogo tra letteratura, cinema e arti figurative.

La “cartolina” questa settimana è firmata dallo scrittore e giornalista Giampiero Mughini, che del suo intenso rapporto con Trieste - anche se temporalmente limitato a cinque, sei giorni di presenza in tutto - ha dedicato il libro “In una città atta agli eroi e ai suicidi” (Bompiani). Autore di una trentina di libri, Mughini possiede una biblioteca di circa venticinquemila volumi, distribuiti in sette stanze della sua casa romana, tra cui duemila prime edizioni di autori del secolo scorso. Da Slataper, Saba, Svevo, Bazlen e Anita Pittoni, per finire con Manlio Malabotta, che definisce una delle più affascinanti personalità del Novecento giuliano, Mughini racconta la sua fascinazione intellettuale per la città. «Trieste dove la tocchi suona. Magnifica».

Un altro approfondimento dell’inserto è dedicato alla figura del pilota Mario Andretti, 81 anni, di Montona, sulle cui stradine in discesa provò col fratello gemello Aldo la prima ebbrezza della velocità. Un titolo di campione del mondo in Formula Uno nel ’78, dodici Gran Premi vinti, l’esperienza alla guida della Ferrari e un amico speciale come Paul Newman, che ha firmato la prefazione di uno dei libri usciti negli Stati Uniti, dove si è trasferito da anni.

Tra le curiosità dell’inserto di questa settimana, il riferimento ai postriboli di Cavana nell’Ulisse di Joyce e un ricordo dello sceneggiato “Anna Karenina” con Lea Massari girato nel 1974 al Museo ferroviario di Campo Marzio dal regista Sandro Bolchi, che aveva studiato al liceo Dante con Giani Stuparich come insegnante di lettere.

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