A ciascuno il “suo” Carso tra storia e natura anima dei triestini: martedì l’inserto in omaggio

Martedì in regalo il nuovo inserto dedicato alla settima delle dieci parole per l’anniversario

TRIESTE Martedì all’interno del Piccolo, i lettori troveranno l’inserto di sette pagine dedicato a “Carso”, la settima - dopo Bora, Caffè, Lingue, Bagni, Mule, Sardoni - delle dieci parole scelte per accompagnarci fino a dicembre, quando il giornale festeggerà i 140 anni dalla fondazione. Come sempre, gli articoli e le interviste sono corredati dalle immagini provenienti dalla Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte di Trieste, che raccontano le tante identità del Carso, un micromondo geografico, storico, letterario, naturalistico, un luogo di passeggiate e svago, oggi anche dei tragici attraversamenti dei migranti lungo la rotta balcanica, che riassume in sè le tante identità di Trieste e del suo territorio.

Il Carso da landa desolata ad altura boschiva. Proprio Il Piccolo, nel maggio 1895, annunciava la volontà degli Asburgo di rimboscare l’altopiano sopra la città, quel deserto di pietra affacciato sul mare che aveva colpito Massimiliano, dando avvio a uno dei più estesi e imponenti piani di piantumazione europei, con la messa a dimora nella landa carsica di quasi sessanta milioni di alberi.

L’inserto si apre con il racconto dello scrittore-camminatore Luigi Nacci, autore che il Carso lo conosce bene, l’ha percorso il lungo e in largo e l’ha raccontato nei suoi libri. Ce n’è uno per ognuno di noi, spiega Nacci. Il Carso di Julius Kugy, “magazzino degli scarti della natura”, il Carso degli storici e degli appassionati delle rievocazioni, che lo percorrono alla ricerca delle testimonianze della tragedia della guerra e del sangue versato, il Carso dei naturalisti, dei “curiosi della natura”, degli escursionisti che ne studiano, e ammirano, le bellezze della flora e della fauna, il Carso dei triestini tutti, delle passeggiate con la famiglia, delle gite fuori porta, il Carso dei ragazzi che salgono in osmiza, degli sportivi che lo scelgono per pedalare lungo sterrati e ciclabili, per arrampicare, per esplorare le sue misteriose e affascinanti cavità.

Il paginone centrale dell’inserto è dedicato al racconto del Carso come emerge da alcune significative pagine scelte dal lunghissimo sfoglio dei 140 anni. E scopriamo non poche curiosità: il Carso dei contrabbandieri di zucchero e caffè, il Carso di singolari gare sportive oggi scomparse, come quelle di pattinaggio su ghiaccio nel lago di Percedol, lanciate dall’Alpina delle Giulie, il Carso di tantefeste del folclore sloveno e delle nozze carsiche, una delle più significative tradizioni del territorio, che purtroppo in anni recenti ha sofferto del calo demografico e della mancanza di “vocazioni” matrimoniali.

«Mi ritengo un fiume carsico: appaio e scompaio, nella mia vita artistica e di persona», dice l’attrice Emanuela Grimalda, amatissimo volto televisivo, che presto ritroveremo nella seconda stagione di “Volevo fare la rockstar”. Con lei, ci raccontano il “loro” Carso l’apicoltore Aleš Pernarčič, il geologo Luca Zini, il viticoltore Gregor Budin, la guida naturalistica Alice Sattolo.

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