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Pittura e fotografia chiudono la “Summer art”

TRIESTE. Così come l’estate, anche la “Summer art” dell’Art Gallery di Portopiccolo sta per volgere al termine, non prima, però, di offrire un ulteriore assaggio di alcune tra le più recenti espressioni di quattro autori che operano sul territorio regionale, utilizzando il mezzo della fotografia e della pittura.

Se infatti nei primi anni di vita della galleria l’attenzione era rivolta a portare l’arte internazionale sul territorio regionale, da qualche tempo, e soprattutto in questa stagione espositiva, si è voluto valorizzare l’arte territoriale agli occhi di una clientela internazionale qual è quella di Portopiccolo. E ciò non soltanto all’interno della galleria ma anche all’esterno, anche grazie alle nuove collaborazioni con Art Preview di Rimini e Casa CAVE di Aurisina, con le sculture, i mosaici, i murales in formato digitale lungo le vie del borgo sul mare.

Fino al 19 settembre, nel primo spazio della galleria antistante via delle Botteghe, è allestita la mostra del pittore friulano Fabio Pasotti “Quello che manca”. In un primo momento può sembrare di trovarsi di fronte a un gioco di enigmistica dove chi guarda deve trovare un qualcosa che specificatamente “manca” all’interno del quadro. Ma è difficile individuare la risposta giusta in quella miriade di forme, segni, punti, linee e superfici di matrice astratta, dai colori vivaci e dalla densità pirotecnica.

Neppure Alessandra Santin nella sua presentazione critica fornisce un’univoca soluzione, osservando come a mancare, nell’indagine pittorica di Pasotti, può essere “a volte un elemento, a volte un colore, a volte un vuoto”; avverte tuttavia che si tratta di mancanze non negative, a significare non “un meno” ma “un più potenziale”. Cambiando punto di vista, si tratterà allora di constatare cosa c’è e cosa potrebbe ulteriormente esserci: dall’assonanza con alcune geometrie delle storiche avanguardie russe, alla giocosità segnica propria dell’opera di Miela Reina, al ritmo contrappuntistico di forme e colori che ogni spettatore può far suo, reinterpretandolo e perdendocisi dentro.

Nello spazio più interno dell’Art Gallery la mostra “Minimal”, a cura di Monica Mazzolini, pone a confronto tre fotografi. Ad accomunarli è il loro approccio al soggetto: un approccio “minimalista”, per l’appunto, dove togliere è meglio aggiungere, poco è meglio che tanto, l’essenzialità è il valore aggiunto e il silenzio è da preferirsi a qualsiasi altro rumore, voce, suono.

Ulli Mosconi Zupin propone delle “Visioni urbane” in cui le geometrie della nuova Berlino vengono perfettamente calibrate all’interno del rettangolo fotografico, in una composizione pressoché astratta che potrebbe tranquillamente prescindere dal soggetto e dal luogo. Nata a Piacenza, da molti anni residente a Trieste, dopo essersi dedicata a reportage di viaggio a livello amatoriale, ha scelto di concentrarsi sui paesaggi urbani e sulle architetture.

Diego Salvador espone le sue “Sensazioni” di gusto chiaramente pittorico, caratterizzate dall’attenzione alla matericità delle superfici e dalla dominante tonalità arancione che illumina l’immagine fotografica, venendo ad esaltare il particolare minimo, essenziale e poetico, in uno sguardo sospeso. Di origini trevigiane, residente a Trieste dal 2010, si è avvicinato da poco più di dieci anni alla fotografia frequentando musei, gallerie, alcuni corsi a Milano e Venezia.

Fosca Pollastrelli, nelle sue fotografie dedicate al “Mare d’inverno”, pare più incline al racconto. Pur attenta, sempre, all’essenzialità della visione, nella scelta di angolature particolari, di luci e tonalità attenuate, suggerisce a chi guarda un al di là rispetto a quanto trova davanti ai suoi occhi, nella ricerca di un prima e un dopo, del divenire di una storia. Nata a Magliano Sabina, a Trieste dal 1966, ha iniziato il suo percorso artistico nell’ambito della pittura e solo di recente si è appassionata alla fotografia.

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