Galileo, l’opera di Ivan Fedele e il Tartini partono per un viaggio interstellare



Parla di stelle, pianeti e collaborazioni internazionali l’evento che domani porterà al Mittelfest (ore 21.30, chiesa di San Francesco) la prima assoluta dell’opera multimediale “Il viaggio di Galileo” di Ivan Fedele. Alla base di questo lavoro c’è una commissione del Conservatorio di Trieste, nella scelta degli interpreti una cooperazione tra conservatori e accademie musicali in Italia e Serbia. «Questa scelta alza l’asticella delle relazioni internazionali che funzionano benissimo a livello didattico e istituzionale, ma ora passano al piano concertistico», spiega il preside del Tartini Roberto Turrin: «Ivan Fedele ha creato per noi in esclusiva un’opera che immagina come Galileo avrebbe potuto osservare il cielo attraverso la Specola Margherita Hack dell’Osservatorio astronomico di Trieste». Si tratta di un progetto di non comune respiro per un conservatorio che in base agli accordi di cooperazione internazionale della legge 212/2012 si fa capofila di un’impresa artistica che coinvolge uno dei nomi di punta del panorama musicale italiano, ovvero il compositore e docente Ivan Fedele, che fino al 2019 è stato direttore artistico del settore musica della Biennale di Venezia.


L’opera avrebbe dovuto debuttare l’anno scorso a Cividale, ma per ovvi motivi ha dovuto attendere la nuova edizione del festival per la prima e per le date della tournée internazionale che la porterà il 31 al Festival internazionale di musica di Portogruaro, poi in Serbia nelle istituzioni partner e infine in ottobre a Vienna, ospite dell’Istituto italiano di cultura. Gli interpreti dell’opera multimediale per ensemble, tre voci femminili, elettronica e visual sono gli allievi dei conservatori di Venezia e Trieste, delle accademie di Belgrado e Novi Sad. A monte c’è un progetto didattico che vuole offrire a giovani musicisti occasioni di formazione ed esibizione, anche per quanto riguarda la direzione: sul podio Marco Angius, docente di direzione al Tartini, si alternerà infatti con il suo allievo Petar Matošević.

Sui contenuti e la forma dell’opera il direttore Angius spiega: «La base testuale e contenutistica originale si ispira al trattato Sidereus Nuncius di Galileo, con nomi di galassie e pianeti che si inseriscono a intermittenza a formare un testo visionario, corredato da un forte impatto visuale. Non dobbiamo pensare a una cantata o una composizione tradizionalmente intesa come voci con accompagnamento strumentale, ma a un lavoro trasversale dove gli elementi si intersecano in maniera molto calibrata con una propria identità ben distinta».

In questa stratificazione di linguaggi, dove verranno anche sviluppati i suoni delle orbite dei pianeti del nostro sistema solare rilevati dalla Nasa, interviene anche la classe di Musica elettronica del conservatorio triestino coadiuvata da Francesco Gulic, mentre la sezione visiva è a cura del video-artista australiano Andrew Quinn. «È un viaggio musicale, visivo, mentale - anticipa Angius - in cui la struttura globale coincide con il passaggio da un pianeta all’altro del sistema solare, dove la musica ci conduce con vortici elettronici mentre collega una dimesione teatrale e visiva alla musica contemporanea. Non si tratta di un commento musicale alle immagini o del contrario, ma di un incontro tra diverse dimensioni in un viaggio interstellare». —

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