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Christian Jennings: «Trieste? Una Mecca della Guerra Fredda, resta una città unica»

Lo storico: «Avete il miglior archivio di storia locale»

TRIESTE Come riuscì Trieste ad evitare di diventare la “Settima Repubblica Federativa di Jugoslavia”? L'ha raccontato nell'appassionante “Flashpoint Trieste: La prima battaglia della Guerra Fredda” Christian Jennings, storico, scrittore e giornalista britannico. Dopo aver vissuto a Sarajevo, Pristina, Belgrado, Kigali, Bujumbura, Skopje, Nairobi e a Geneva, ora abita a Torino.

Ci racconta chi è Christian Jennings?

Mio padre era un soldato di cavalleria, nel '44 ha combattuto contro i tedeschi in Normandia, Belgio e Olanda. In una delle battaglie restò gravemente ustionato; incontrò mia madre dopo la guerra e ebbero undici figli. I miei fratelli e le mie sorelle vivono in diverse città europee tra Roma, Londra, Ginevra e Berlino. Siamo stati educati a imparare le lingue, viaggiare, guardare la vita dal punto di vista degli altri e apprezzare l'arte e la cultura. Per quattordici anni ho fatto il corrispondente da teatri di guerre, genocidi, crisi umanitarie e politica estera: ho visto la Storia scriversi di fronte a me e ho imparato molto sul comportamento degli esseri umani e la loro abilità di sopravvivere nelle condizioni più incredibili. Dopo la Bosnia mi sono trasferito in Italia, affascinato dalla complessa storia del '900 di questo paese.

Leggendo “Flashpoint Trieste” appare chiaro che conosce molto bene la città...

Ho iniziato le ricerche nel 2013 e ho proseguito per altri tre anni in cui, oltre a visitare più volte Trieste, ho intervistato molte persone. La comprensione e la conoscenza della città mi derivano anche dall'esser stato corrispondente dai paesi della ex-Jugoslavia per diversi giornali britannici. Cruciale è stato inoltre il fatto che Trieste disponga di uno dei migliori, più ampi ed efficienti musei e archivi di storia locale che io abbia mai visitato, con un meraviglioso staff competente e disponibile, parlo dell'Irsml, l'Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell'Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia, sulla Salita di Gretta.

Nel suo libro Lei descrive un momento chiave della storia europea legato alla posizione unica che Trieste aveva nel 1945-46. Cosa l'ha spinta a studiare quegli anni?

Nel momento in cui finiva il conflitto mondiale e iniziava la Guerra Fredda, la città e i territori circostanti si ritrovarono ad essere contesi da cinque diversi interessi internazionali. In quegli anni, da un punto di vista strategico, politico e tattico, Trieste era una delle città più importanti dell'intera Europa e del Mediterraneo, e la sua influenza si estendeva ovviamente all'Unione Sovietica e agli Usa. Era una buona storia, nessuno l'aveva ancora scritta, io ne sapevo qualcosa, la città era lì, che aspettava.

Erano anni in cui Trieste era percepita – come Lei scrive – “come una Mecca o come il Santo Graal”. Cos'è rimasto oggi di quell'aura di eccezionalità?

Trieste resta eccezionale. Unica. Altamente individuale – è una delle autenticamente grandi vecchie città del mondo, prodotto della sua posizione geografica; storico crocevia europeo nel Mediterraneo, abitato nei secoli da una grande varietà di popoli. Infine è divenuta davvero una sorta di peculiare Mecca.

Trieste s'è mai ripresa dalla paura vissuta nei 40 giorni di occupazione titina?

Nella mia esperienza, ogni paese o città occupata con la violenza da forze armate, come lo fu Trieste nel '45, resta segnata da cicatrici psico-socio-politiche, da paure e apprensione. E' naturale. Resta il problema delle migliaia di persone scomparse, civili, militari, di diverse nazionalità ed etnie, sparite tra maggio e giugno del 1945 tra le montagne, campagne e i boschi alle spalle di Trieste, in Slovenia e in Croazia. Ferite che resteranno aperte fino a quando le autorità dei diversi paesi non accerteranno tutti gli aspetti tecnico-forensi e le rispettive colpe.

Il suo libro rivela che la collaborazione tra anglo-americani e jugoslavi fu più stretta di quanto si creda...

Sì, gli americani avevano bisogno degli jugoslavi e viceversa: c'era stato un nemico comune, la Germania, che avevano combattuto assieme. Per gli americani era importante che la Jugoslavia mantenesse il suo status di paese Non-Allineato, fuori dalla sfera di influenza dell'Unione Sovietica. C'era una stretta cooperazione su tutti fronti: militare, politico ed economico.

Cos'è stato per Trieste il Governo Militare Alleato?

Il Gma è stato il precursore di alcune delle moderne amministrazioni delle comunità internazionali implementate dalle Nu, dalla Ue e dalla Nato in situazioni postbelliche, come il Kosovo e la Bosnia. Il Gma era un'amministrazione internazionale ibrida pensata per colmare il vuoto nell'ambito della sicurezza, dell'economia e della politica in un momento di transizione, tra la guerra e la pace, in cui Trieste poteva facilmente divenire il centro di un nuovo conflitto mondiale, in un contesto in cui non avrebbe avuto modo di difendersi. L'Amg assicurò infrastrutture, ricostruzione, aiuti alimentari e assistenza medica, permettendo così alla popolazione della città di sopravvivere nei primi – fragilissimi – mesi di pace. —

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