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Quei tre colpi di clacson in galleria: il mistero irrisolto della Costiera

Portano fortuna solo se si suona transitando in direzione di Monfalcone: le curiosità di una delle strade più belle al mondo

TRIESTE La superstizione in tre colpi di clacson. Ogni luogo che si rispetti custodisce un segreto, ma va bene anche una curiosità. È il caso della splendida strada Costiera triestina, inaugurata nel 1928, divenuta ben presto il cordone ombelicale tra Trieste e la sua periferia industriale: Monfalcone. Lontana e incerta l’origine dell’abitudine di suonare tre volte il clacson quanto si transita sotto la galleria naturale. L’indagine non è semplice.

Prima di tutto va precisato agli scaramantici che, affinché il loro auspicio di buona fortuna possa avverarsi, è indispensabile suonare il clacson solo quando si transita in direzione di Monfalcone. Qui l’interpretazione è una prateria sterminata e, dunque, vale tutto. Con Veit Heinichen, che sulla strada Costiera ci abita, siamo arrivati alla conclusione che l’abitudine tanto cara ai triestini derivi dallo stupore e dal divertimento dei primi automobilisti che con l’animo lieto del gitante diretto in Bisiacaria o in Friuli, nell’attraversare la galleria, azionavano la pompetta del clacson per godersi l’eco dello stridulo suono. Oggi la galleria si percorre in un nano secondo, quasi non ci si accorge di scorrere sotto alla proboscide rocciosa del Carso, che si infila in mare nel luogo tanto caro ai naturisti, dove il “no mudande” è un ferreo divieto osservato con scrupolo austroungarico dai tanti frequentatori.

Un tempo le vetture, arrancanti sulla distesa di macadam (pietrisco rollato), tenevano un’andatura di crociera di venti-trenta chilometri orari. C’era tutto il tempo di strombazzare per stordirsi del proprio infantile divertimento. Proprio all’ingresso della galleria naturale c’è il magnifico belvedere con la pietra su cui è incisa la lirica di Umberto Saba.

Il golfo di Trieste si apre in tutta la sua magnificenza, l’estasi coglie il visitatore. Dunque, cosa c’è di meglio che esprimere la propria gioia premendo il clacson?

Chi invece suona percorrendo la galleria in direzione di Trieste non fa altro che consumare la batteria. Punto.

Mi sono dilettato con un censimento assai empirico sui suonatori di clacson. Del 70 per cento di strombazzate la stragrande maggioranza è costituita da automobilisti diretti effettivamente verso Monfalcone. Un’approfondita analisi ha permesso di stabilire un equilibrio tra coloro che suonano il clacson appena entrati in galleria e quelli che lo fanno in uscita.

Come se i primi volessero esorcizzare la paura di entrare in un antro dantesco e i secondi festeggiare lo scampato pericoloso. Classico esempio di due estremi che si toccano. E se invece fosse proprio questa l’origine della tradizione?

Quella naturale è una delle tre gallerie della strada Costiera. Le due che attraversano il parco di Miramare sono rispettivamente di 86 e 74 metri, sono larghe 11 metri con marciapiede rialzato largo 1 metro e rivestite di calcestruzzo. La terza galleria, la cosiddetta galleria naturale, consente di attraversare un campanile roccioso a picco sul mare (crepa Magna) che ha un’altezza di 75 metri: è lunga 52 metri, larga 9 e alta 6,25. È senza dubbio il tratto più suggestivo.

Poche righe prima ho commesso l’imprudenza di utilizzare l’aggettivo dantesco. E qui arriviamo alla seconda curiosità della Costiera.

Quasi al termine, in direzione Monfalcone, si coglie sulla volta un profilo roccioso antropomorfo. A quale personaggio richiama quel profilo? Dante Alighieri o Benito Mussolini?

Chi nel profilo ci vede Dante si rifà alle fonti secondo le quali l’irrequieto poeta soggiornò nel castello di Duino, ospite del patriarca di Aquileia, Pagano della Torre. Ci si riferisce all’antico castello, di cui restano spettrali ruderi, costruito su uno sperone di roccia dove spicca la cosiddetta Dama Bianca, protagonista di una delle più note leggende triestine. Dante, durante il suo soggiorno a Duino, sarebbe rimasto folgorato dalla bellezza del luogo traendone ispirazione per alcune terzine della Divina Commedia.

Chi invece sullo sperone di roccia sporgente dalla volta della galleria ci vede Mussolini si riconduce al più semplice ragionamento che, essendo la strada Costiera una delle opere di cui il regime fascista andava più orgoglioso, si sia voluto rendere omaggio al Duce.

Di certo quella roccia non è stata scolpita ad hoc per rappresentare questo o quel personaggio. Rischiando non poco l’abbiamo analizzata da vicino e ne abbiamo dedotto che si tratta di uno dei tanti tranelli che la natura tende all’uomo. È vero invece che tributi al regime fascista e al suo capo furono abbondantemente elargiti all’epoca della costruzione della strada.

La strada Costiera da Cedas a Sistiana fu aperta al traffico il 16 agosto 1928. Senza cerimonie ufficiali, fatto sbalorditivo per quegli anni, perché il progetto e la costruzione erano stati così sofferti e lunghi che non c’era nulla di cui andare fieri. Pare una storia di oggi.

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