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Festeggia un secolo di vita Renato Zanettovich, il violino del Trio di Trieste

Protagonista della storica formazione nata nel 1933. Gli auguri di Uto Ughi: «Uno dei grandi interpreti italiani»

TRIESTE. Mercoledì 28 luglio è un giorno importante per la musica e, in particolare, per due suoi protagonisti. Compie ottant'anni il grande Riccardo Muti. Non ce ne voglia, però, se ci concentriamo sul nostro Renato Zanettovich che spegne ben cento candeline. Il violinista del Trio di Trieste festeggerà il traguardo nella propria abitazione circondato dall’affetto dei figli Daniele, Andrea e Marco, oltre che degli amici più cari. E di sicuro sarà una giornata nel segno delle note: per l’occasione, giungerà da Palermo Mirko D’Anna, uno dei suoi ultimi allievi, che si esibirà in duo con la pianista Aurelia Catolla, antica conoscenza di Renato. Lo stato di salute del maestro è buono, certo tenendo conto di un’età non più verde. Fino a qualche tempo fa lo si vedeva assistere a numerosi concerti in città, specie di cameristica, ma anche sinfonici.

La lirica riesce al massimo ad apprezzarla, non ad amarla, per non parlare del pop e del rock: tuttavia, qualche celebre canzone italiana, può ispirargli simpatia. Ora, comunque, di casa non esce quasi più: il Covid ha annullato le sane abitudini, oltre all’implacabile avanzare degli anni. Meglio, allora, starsene tra le mura domestiche per vedere Sky Classica, il suo canale prediletto, o ascoltare qualche gloriosa registrazione del passato, con una preferenza per Maureen Jones, Nathan Milstein, Isaac Stern e Arturo Benedetti Michelangeli. Poi, naturalmente, Zanettovich non disdegna di riascoltare le incisioni sue, quelle con il Trio di Trieste, soffermandosi di più su quelle dedicate a Schubert e a Ravel, autentiche pietre miliari uscite per la Deutsche Grammophon.

Della leggendaria formazione, attiva dal 1933 al 1995, è l’unico superstite: il pianista Dario De Rosa è scomparso nel 2013, mentre il violoncellista Amedeo Baldovino nel 1998; il primo violoncellista del Trio, comunque, è stato Libero Lana, morto nell’89: Baldovino gli era subentrato nel ’62. Tra Mozart e Beethoven, Haydn e Brahms, un’altra musica, poi, in casa Zanettovich domani non mancherà di sicuro: quella degli squilli del telefono, da mattina a sera. «Cent’anni? Che meraviglia!» ha esclamato l’amico Uto Ughi. «Renato è uno dei grandi musicisti italiani e uno tra quelli che ho frequentato di più - prosegue il celebre violinista -. Ma oltre a essere un grande musicista è un uomo di estrema generosità, dotato di uno spiccato senso dell’amicizia». Si fa presto ad aprire l’album dei ricordi. «Lo frequento da quando avevo 13-14 anni: con i primi contatti che ho avuto con il Trio di Trieste, quando veniva a suonare a Milano e in altre città - racconta ancora Uto Ughi -. E poi mi ricordo di una tournée assieme, la mia prima tournée importante: in Australia, alla fine dei Sessanta. Il Trio suonava una sera prima o una sera dopo di me: ci rincorrevamo nelle varie località, Adelaide, Melbourne, Sydney». Il legame non si è allentato. «Con Renato ci telefoniamo spesso - aggiunge Ughi -. E quando avevo ideato il festival Omaggio a Venezia e creato un’orchestra da camera con i migliori solisti italiani mi viene alla mente una serata in cui ho diviso il leggio proprio con lui. Dirigeva Peter Maag e la Rai l’aveva ripresa, quando la televisione italiana dava ancora importanza alla musica… Sì, il suo è stato il Trio più celebrato del secolo. Provenendo dalla stessa città, i suoi componenti avevano la stessa matrice culturale, la stessa formazione: mi riferisco ai tempi in cui c’era Libero Lana, ma Baldovino era anche meraviglioso. E una fusione artistica di questo livello difficilmente si trova nella vita». In fondo, se il Trio di Trieste è destinato a rimanere nella storia un motivo ci sarà. Renato Zanettovich lo sa bene. Il suo pensiero, però, prima ancora che ai trionfi raccolti a centinaia, va ai suoi allievi: ha insegnato a Bolzano, a Trieste e, infine, a Venezia. La musica e la vita, nel suo caso, coincidono.

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