Il cuore matto di Bobby Solo: «Non sapevo chi fosse Elvis»

Nel Piccolobri di sabato 24 luglio il cantante che vive ad Aviano racconta la sua storia. Dante Spinotti spiega il grande cinema e Riccardo Berdini saluta da Los Angeles

TRIESTE. Parla in triestino, e ricorda le estati da ragazzino trascorse andando al mare a Grignano oppure organizzando scampagnate a Opicina, raggiungendo l’altipiano carsico con il tram. È stato, ed è, una dei più grandi protagonisti della musica leggera in Italia e all’estero e oggi, a 76 anni, va ancora in giro a suonare con la stessa verve di quando calcava i palcoscenici di Sanremo. Da quindici anni Roberto Satti, in arte Bobby Solo, vive ad Aviano, perché suo suocero lavorava alla base Usa. E lì ci sta bene, perché, dice, di sera non c’è nessuno in giro. Nell’inserto Ilpiccololibri in edicola sabato 24 luglio all’interno di Tuttolibri della Stampa, venduto insieme con “Il Piccolo”, Bobby Solo si confessa a Paolo Marcolin, che lo ha incontrato in un bar di Aviano. È il racconto a tutto campo di un grande personaggio, simpaticamente un po’ “borderline”, che nell’intervista ricorda l’esordio imprevisto, quando vestì per la prima volta i panni di Elvis Presley per fare presa su una bella ragazza, e l’altrettanto imprevisto successo a Sanremo, quando venne escluso dalla gara ma la sua “Una lacrima sul viso” vendette da un giorno all’altro oltre trecentomila dischi. Da lì in poi quella di Bobby Solo è stata una cavalcata di successi, vissuta con un “morbin” che non lo ha mai lasciato.

E a un altro grande artista Ilpiccololibri di sabato 24 luglio dedica due pagine firmate dal critico e storico del cinema Paolo Lughi. Il maestro della fotografia Dante Spinotti il 12 agosto verrà insignito del Pardo d’oro alla carriera. È l’occasione per una panoramica sul lavoro di questo grande interprete dell’arte cinematografica, che ha messo la sua firma, e ha dato la sua luce, a film come “L.A. Confidential”, “L’ultimo dei Mohicani”, “Heat- La sfida” e molti altri. Di origine carnica, una carriera iniziata prima a Milano e proseguita a Hollywood, Dante Spinotti è uno dei più geniali direttori della fotografia a livello internazionale. Nell’intervista a Paolo Lughi svela i segreti del suo stile e dei suoi film chiave. Uno stile che, come è stato osservato, mette insieme i colori dove predominano la natura e il verde, mutuati dai boschi carnici, con le algide atmosfere urbane ispirate da una metropoli qual è Milano. Il risultato è un “look” sfacciatamente iper-moderno, che ne ha fatto, e ne fa, uno dei più ricercati direttori della fotogrfaia per le grandi produzioni e per i migliori film d’autore.

E di Hollywood nell’inserto Ilpiccolibri di sabato 24 luglio parla anche l’attore triestino Riccardo Berdini, che invia una “cartolina” da Los Angeles, dove adesso è un riconosciuto “musical performer”, e dove ha una sua compagnia cinematografica, la Face Off Picture, che produce film e show per la tv. Uno sogno realizzato, quello di Berdini, come racconta nell’intervista raccolta da Sara Del Sal: i suoi spettacoli di magia hanno incantato Hollywood, e anche se Trieste gli manca («la mia famiglia, i miei amici, ma anche il capo in B, una passeggiata in centro e il Teatro Rossetti», confessa) gli Stati Uniti gli hanno dato la possibilità di mettere a frutto i suoi talenti e realizzare i suoi sogni.

E quasi un sogno è il racconto di Cristina Bongiorno, che nella sua “Mappa d’autore” porta i lettori a scoprire un luogo di Trieste che forse non moti conoscono: il collegio delle Dimesse di via Pendice Scoglietto. In questo istituto tanti bambini ha seguito i loro percorsi educativi e i loro giochi, e nelle immagini evocate dal racconto della Bongiorno il tempo sembra non essersi mai fermato. Completano il fascicolo all’intero di “Tuttolibri” un invito a riscoprire le poesie del grande sociologo e pacifista Danilo Dolci, firmato dal critico Fulvio Senardi. Danilo Dolci, infatti, fu anche poeta, e la raccolta “Non sentite l’odore del fumo”, pubblicata nel 1971, è un libro da riscoprire, uno di quei volumi spesso fuori commercio che Ilpiccolibri periodicamente invita appunto a riscoprire e a rileggere. Come queste poesie, tarate, come nota Senardi, sul filo conduttore di tutto il lavoro e l’opera di Dolci: il pacifismo, la rinuncia a ogni conflitto. Anche con l’arma della poesia: il fumo del titolo è quello dei forni crematori di Auschwitz, e alla domanda se dopo tanto orrore la poesia possa ancora avere un senso la risposta è sì: anzi la poesia, dice Dolci, è lo strumento più efficace di lotta e di denuncia contro il male.

Per terminare con l’inizio, la copertina de Ilpiccolobri di sabato 24 luglio è dedicata a un ricordo del pittore Gigi Castellani firmato da Alex Pessotto. Artista di talento, negli anni Sessanta e Settanta, a Cormons, Gigi Castellani aveva trasformato il suo studio, nello stanzone sopra la panetteria di famiglia, in un atelier frequentato da tanti intellettuali isontini. E soprattutto era stato maestro, oggi quasi dimenticato, per tanti allievi che grazie a lui avrebbero poi trovato la loro strada nell’arte.

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