Duecento anni di Luxardo, il maraschino rosso che è risorto dall’esodo

Al Museo della Civiltà Istriana Fiumana e Dalmata una grande mostra organizzata dall’Irci  con foto, documenti manifesti e oggetti ripercorre la lunga storia della ditta 

TRIESTE Questa è una storia particolare: ha duecento anni e si chiama Luxardo. Il suo colore è il rosso, cupo ma anche pallido, come quello delle marasche, ciliegie asprigne che dirle selvatiche non toglierebbe nulla e che, trattate in spirito, ti danno il maraschino. Anzi il “rosolio maraschino”, come è giusto dire.

È il 1821 quando Girolamo Luxardo, ligure giunto a Zara come rappresentante consolare del Regno di Sardegna, ma in odore di affari e in immediato amore per questa terra di mare, così diversa dalla sua eppur così uguale, crea una fabbrica per la produzione del maraschino. Inizia la moglie, Maria Canevari, col dedicarsi a far liquori in casa. È accuratissima verso quello che a Zara si conosce sin dal Medioevo ed era prodotto nei conventi: il "Rosolio Maraschino". L’esito del “gioco” della moglie è ottimo, richiama l'attenzione di amici e di estimatori. Girolamo è abile nel comprendere il valore del prodotto e da un iniziativa familiare nasce un’azienda che, in breve, saremo nel 1829, dopo solo otto anni di esperimenti e fortunate elaborazioni, ottiene un “Privilegio” (una certificazione di qualità) imperiale. Il privilegio riservava a chi lo aveva richiesto la produzione esclusiva di quella varietà di liquore per 15 anni. Era una conferma dell’ottima qualità del nuovo liquore Luxardo. Né pare banale che ancora oggi la ditta si onori di portare nella sua ragione sociale il nome di Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior.


La distilleria che Girolamo aveva fondato si sarebbe sviluppata sempre più, passando dalle sue mani a quelle del figlio Nicolò.

Le esportazioni raggiunsero, allora, mercati lontani dalla Russia, alla Cina, al Giappone. Poi l’azienda va ai figli Demetrio e Michelangelo e, nel 1913 si costruisce un modernissimo stabilimento, fra i più grandi dell'Impero austro-ungarico, importante perché per la distillazione impiega il vapore, ottenuto dai primi generatori applicati in questo campo.

Resta una storia particolare, quella di una famiglia e di una fabbrica che fa liquori, non solo maraschino, anche altri. Come il cherry brandy, che ha un colore rosso, cupo eppure trasparente. Al berlo dà piacere al palato. Anche a quello di d’Annunzio, che nel 1919 è a Fiume e vorrebbe essere anche a Zara. E gli piace a tal punto che per questo cherry vuole un nome diverso, uno che parli di quella terra, è lo chiamerà “Sangue di Morlacco”, pensando a quei pastori, nomadi e guerrieri di Dalmazia.

La storia va e le generazioni si susseguono. Nel 1939 Luxardo occupa oltre 200 persone ed è fra i più importanti distillatori d’Italia. Ma sono alle porte la guerra, i terribili (e inutili) bombardamenti di Zara, la distruzione dello stabilimento.

E l’occupazione slava dei comunisti di Tito che significa tante morti violente. Comprese quelle di Pietro e Nicolò Luxardo, infoibato in mare assieme a Bianca, la moglie.

È ancora una storia particolare: il suo colore resta il rosso, cupo e stavolta per niente trasparente, come quello del sangue dei Luxardo. È l’esodo la conseguenza: Zara si svuota. Distrutto lo stabilimento, dispersa la famiglia, sembra che l'attività della Luxardo sia finita. Ma non è così: c’è ancora un fratello, Giorgio Luxardo, e ha coraggio e tenacia per riprendere l'antica attività. Il 10 febbraio 1947, data non casuale, inaugura, assieme al giovane Nicolò III della quinta generazione, lo stabilimento di Torreglia, ai piedi dei Colli Euganei in provincia di Padova, iniziando così un nuovo capitolo che continua ancora.

Anche questa storia viene, in qualche modo, raccontata nella mostra “Luxardo 200” che è un omaggio di Trieste ai duecento anni della Luxardo e che è curata dall’Irci, Istituto Regionale di Cultura Istriano Fiumano Dalmata, negli spazi del Civico Museo di Via Torino. È compito dell’Istituto «la conservazione della memoria sociale di un territorio e della sua gente che passa necessariamente attraverso la memoria delle attività che in esso si realizzano – spiega Franco Degrassi, Presidente Irci – alcune delle quali sono talmente caratterizzanti da diventarne simbolo. Così è quasi impossibile parlare di Zara, e forse dell’intera Dalmazia, prescindendo dalla Luxardo e dal suo maraschino. Ancor oggi, dopo 200 anni, l’azienda continua ad essere l’eccellenza di questo liquore in tutto il mondo. L’ Irci ha ritenuto doveroso ricordare una ricorrenza di tale portata, e obbligo morale e culturale verso il pubblico testimoniare questo bicentenario con una mostra che ne conservi la memoria». E nella mostra, che si inaugura il 23 luglio alle 18, i visitatori potranno vivere un vero e proprio viaggio nella secolare vicenda dei rosoli e maraschini di Dalmazia e del buon bere giuliano-dalmata, grazie ad una scelta mirata soprattutto di pubblicità d’epoca e gadget che sono testimoni di una tradizione di indiscussa eccellenza. Si potranno ammirare manifesti antichi, vasi e vetri realizzati da maestri vetrai muranesi, bottiglie in ceramica di Faenza degli anni ‘30 personalizzate e ambitissime dai collezionisti, cartoline, inserzioni pubblicitarie dalle guide scematiche di ‘800 e ‘900 e da riviste dagli anni '20 agli anni '50, e molto altro. —

*Direttore dell’Irci


 

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