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Il tenore Gianluca Terranova: «Il mio Conte Danilo non sarà un libertino»

«Penso a un personaggio innamorato ma scanzonato lo interpreto come in un varietà di altri tempi»

TRIESTE. Nato a Roma nel 1970 sotto il segno del Cancro, Gianluca Terranova è ancora studente di pianoforte in Conservatorio che già ama sperimentare altre vie come la fusion e il jazz e, per arrotondare, fa serate nei piano-bar cantando le hit fine Anni ’80 tra cui la famosa “Caruso” di Lucio Dalla, adatta a far risaltare la duttilità della sua voce che passa con naturalezza dalla modalità pop allo sviluppo lirico. Una peculiarità vocale perfetta per il musical, dove approda nel 1997 su invito di Massimo Ranieri che lo vuole nel suo ”Hollywood” diretto da Giuseppe Patroni Griffi e dove, qualche anno più tardi, riscuote un grande successo in “Caruso, la storia di un mito” di cui scrive testi, liriche e musiche per la regia di Filippo Crivelli e, insieme a Katia Ricciarelli, porta in scena per duecento recite in tutta Italia. In quegli anni interpreta Caruso pure nell’omonimo film per la TV prodotto da RaiFiction e studia seriamente anche canto lirico, vincendo il concorso “Riccardo Zandonai” che gli apre le porte dei più importanti teatri d’opera. Non manca l’incursione nella piccola lirica, che il poliedrico artista romano affronta per la prima volta una decina d’anni fa a Trieste, interpretando con successo Totò in “Scugnizza” e Camille de Rossillon in “Vedova allegra” e dove è ritornato in questi giorni, promosso per meriti vocali a Conte Danilo nella nuova ripresa del capolavoro di Franz Lehar, in scena da venerdì al Teatro Verdi. «Devo dire che nell’immaginario collettivo Trieste è rimasta la capitale dell’operetta – dice Terranova – tant’è che quando mi hanno proposto di fare questa Vedova ho subito accettato perché, a parte il mio affetto per la città in cui ho iniziato la mia carriera con la Rondine di Puccini, ritengo che fare qui l’operetta abbia ancora un senso».

Prima Camille e ora Danilo: che tipo di Conte è il suo?

«Innanzitutto la tessitura di Danilo si addice bene alla mia vocalità fatta di acuti squillanti ma con una prima ottava corposa e sonora e poi il personaggio è davvero fantastico, con un carattere che amo, lo vedo come una specie di Duca di Mantova più amante e meno libertino, mi dà anche tanto l’idea di Gigi Proietti e dei suoi ruoli scanzonati ma innamorati, però non lo voglio fare romanesco, piuttosto lo sto interpretando come un ruolo del varietà d’altri tempi, pensato soprattutto per far divertire la gente, perché in questo momento abbiamo assai bisogno di fare due risate».

In quale repertorio operistico intende proseguire?

«All’inizio mi hanno sfruttato per gli acuti ma adesso che ho affinato la tecnica e imparato a fare bene tutte le dinamiche e le sfumature richieste dalla partitura voglio continuare a fare il belcanto, perché la mia è un’anima da musicista e non da cantante a chilo. Il mio modello non sono i tre tenori ma il mitico Alfredo Kraus, che dichiarò di lasciare agli altri la parte circense del nostro lavoro per dedicarsi esclusivamente alla grande interpretazione. Anch’io la penso così e vi aggiungo il gusto personale della riscoperta di opere meno conosciute, nell’ottica di dare il mio contributo ed esperienza di musicista al servizio esclusivo della musica e non di se stessi per acquisire fama e popolarità personali».

Quali impegni l’attendono nell’immediato futuro post-Danilo?

«Come cantante il recupero di tutti i debutti rimandati ovvero Tosca a Dallas, Butterfly al Covent Garden e Traviata a Salerno, come compositore la messinscena di un musical pop su Caravaggio e come insegnante la ripresa delle lezioni ai miei numerosi allievi cinesi. Poi in autunno andrà in onda un format televisivo che ho ideato per far conoscere il nostro mestiere al grande pubblico, un “Opera talent” di cui sarò il conduttore e dove si potrà vedere come nasce un ruolo, la psicologia e i sacrifici dei cantanti e tutto il dietro le quinte di uno spettacolo, nell’ottica di una mission volta a salvaguardare e diffondere quel meraviglioso patrimonio culturale italiano che è l’opera lirica».pa.fe.

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