Premio Luchetta 2021, reportage e immagini raccontano i bambini fragili nel mondo della pandemia

La foto di Alessandro Mamo per The Guardian

Le terne finaliste nelle varie sezioni del concorso internazionale che si terrà dal 15 al 17 ottobre. A Trieste inviati e fotografi nei luoghi dove l’infanzia è privata di diritti elementari e del futuro

TRIESTE Immagini che fissano la storia. Fotografie che bloccano lo sguardo e il tempo. Un’istantanea del mondo nell’anno zero della pandemia. Due bambini indiani: Dhanush, 13 anni, e Immanuel, 9 anni. Nel cimitero di Kalpalli, nei pressi di Bangalore in India, cercano di riparare un aquilone. Capita a molti ragazzini, a qualsiasi latitudine del pianeta. Solo che loro lo fanno in un cimitero, seduti sulle lapidi dove ogni pomeriggio si ritrovano. È il loro mondo: sono figli dei becchini. Lo scatto che li ritrae è spontaneo, ma al tempo stesso mozza il fiato. L’ha catturato il fotoreporter Stefano Schirato per “Mind. Le Scienze”. Un’immagine che ci consegna il senso della vita. L’istinto di sopravvivenza trova sempre il modo di farsi strada.

È una delle tre fotografie finaliste del Premio giornalistico internazionale Marco Luchetta 2021 sulla condizione dei bambini nell’anno del Covid. L’occhio del Premio Luchetta sulle emergenze che la pandemia ha portato alla luce, mentre i popoli della terra cercavano un antidoto al virus che ha messo in scacco l’umanità del terzo millennio. La sezione Fotografia del Premio Luchetta è come sempre dedicata a Miran Hrovatin. Nelle terna finalista è incluso anche lo scatto di Alessio Mamo per “The Guardian!: una via crucis attraverso il fango e la neve lungo la rotta balcanica, mentre Saman, sei anni, tira la carrozzina della sua sorellina di pochi mesi, Darya, insieme alla sua famiglia. Provengono dall’Afghanistan e sono stati respinti 11 volte dalla polizia croata. In finale anche la fotografia di Alessandro Penso, pubblicata da “La Croix”: una “Pietà” del nostro tempo, l’iconico abbraccio fra madre e bambino, avvolti in una coperta termica dopo essere sbarcati sulla spiaggia di Kayia, nel nord dell'isola greca di Lesbo.

Istantanee dal mondo

I reportage finalisti del Premio Luchetta aprono lo sguardo sulle criticità legate all’irruzione del coronavirus e ai lunghi periodi di lockdown: un fermo immagine del mondo, dove si intrecciano ancora trincee incandescenti e questioni rimaste in ombra nei mesi di contrasto alla pandemia. «Abbiamo tutti dovuto reinventare il lavoro di giornalisti, in un anno nel quale spostarsi era diventato proibitivo – spiega il presidente di giuria, il conduttore del Tg1 Alberto Matano –, Ancora una volta il Premio Luchetta si conferma un osservatorio capace di riconoscere il valore dei colleghi che spesso rischiano la vita per informarci su quanto accade nel mondo. Com’è accaduto 27 anni fa a Marco Luchetta, Alessandro Sasha Ota, Dario D’Angelo, la troupe Rai inviata a Mostar, trucidata da una granata, e come succedeva pochi mesi dopo a Miran Hrovatin e Ilaria Alpi, inviati a Mogadiscio».

Le televisioni

In finale alla 18.ma edizione del “Luchetta” “per la categoria Tv News) si confronteranno i servizi di Stephanie Perez, che per France2 ha visitato i campi di detenzione Isis in Siria, dove i figli dei foreign fighters attendono notizie sul loro futuro, nel silenzio impotente dell’Occidente. Vincenzo Guerrizio (“Tg1/Tv7”), invece, ha firmato il servizio sulle risse giovanili, deflagrate dalla rete agli scontri in presenza: l’onda lunga del lockdown e le tensioni dei giovani si mischiano alle diseguaglianze e alle nuove povertà. Giammarco Sicuro (“Tg2 Storie”), infine, ha ripreso l’accampamento dei bambini a Matamoros, a pochi metri dal confine con gli Stati Uniti sul lato messicano: una zona iconica per i flussi migratori del nostro tempo, dove i minori sono vittime di abusi.

Istituito nel 2004 dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin con la Rai, il Premio Luchetta è promosso per sensibilizzare istituzioni e cittadini sui diritti dell’infanzia violata nel mondo. Uno spirito umanitario fatto proprio dalla Fondazione Luchetta, nata per garantire accoglienza e intervento sanitario ai bambini affetti da malattie non curabili nel loro Paese d’origine.

La carta stampata

Per la stampa italiana sono in gara gli articoli di Alessandra Muglia del “Corriere della Sera”, che ha raccontato il futuro rubato in Africa alle giovani vittime di Boko Haram, che fa della lotta all’istruzione la sua bandiera. Di Elena Testi, che su “L’Espresso” ha tracciato un quadro dei reparti di neuropsichiatria infantile dopo le chiusure prolungate per lockdown: fra tentati suicidi, anoressia, disturbi del pensiero. E di Luca Attanasio che per “Il Domani” ha firmato l’inchiesta sullo sfruttamento di oltre 40mila bambini nel Congo, in un contesto generale di abbandono scolastico.

I media internazionali

Nella sezione Reportage dedicata a Sasha Ota, sono in gara “Bbc Arabic/Bcc World News” con l’indagine del reporter Fateh Al-Rahman Al-Hamdani che ha scoperto abusi sistematici sui bambini nelle scuole islamiche in Sudan; “Arte TV” con Suzanne Allant che racconta la povertà nell’area di Idlib, Siria nord-occidentale; e la piattaforma europea indipendente “Open Ddb”, selezionata per il reportage di Emanuela Zuccalà sulle mutilazioni genitali femminili in Liberia.

Tre grandi testate selezionate per la Stampa internazionale dedicata a Dario D’Angelo: Ruth Maclean per “The New York Times” sui rapimenti in massa nei collegi della Nigeria nord-occidentale, José Ignacio Martínez Rodríguez per “El Pais” sul traffico di minori in Ghana e Céline Martelet per “L’Orient Le Jour” sui neonati abbandonati nelle strade.

L’edizione 2021 del Premio Luchetta è organizzata da Prandicom e si svolgerà dal 15 al 17 ottobre a Trieste.

Info www.premioluchetta.com www.fondazioneluchetta.eu

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