Trieste, una “Marea” nel Gasometro rosa che giovedì’ riapre alla danza

Una delle coreografie di “Marea” delle artiste del Trio Tsaba Foto Beatrice Folena

È la “restituzione” temporanea alla città per il progetto Residenze della Contrada. In scena le performer del Trio Tsaba che trattano il tema tabù delle mestruazioni

TRIESTE Hanno già danzato in luoghi non convenzionali, ma si può stare sicuri che l'appuntamento di giovedì 17 giugno smuoverà forti suggestioni non solo in loro che si esibiranno ma anche in chi avrà la fortuna di assistervi. Per loro, infatti, grazie alla collaborazione di Acegas e Comune di Trieste, aprirà le porte una location di grande fascino eppure sconosciuta ai più come il Gasometro di via d'Alviano, restituito seppur temporaneamente alla città come di "restituzione" si tratta anche dal punto di vista artistico.

Si chiama così, infatti, la performance o lo spettacolo risultato di una residenza artistica: in questo caso di "Vettori", il progetto dello Stabile La Contrada che ha visto studiare e provare all'interno dei suoi spazi le giovani performer Irene Ferrara, Angelica Margherita e Nicol Soravito, unite nel Trio Tsaba.

Giovedì alle 18 le danzatrici renderanno pubblico il percorso di creazione del loro progetto performativo "Marea" proprio in questo luogo così particolare e ingiustamente dimenticato: l'accesso è su prenotazione mail a contrada@contrada.it, con ricezione di conferma obbligatoria.

«La danza contemporanea - racconta Irene Ferrara - mi fa trovare qualcosa in me stessa ma soprattutto nelle persone che mi trovo di fronte, come pure nei luoghi. Ogni volta che ci troviamo a esibirci in luoghi non convenzionali, musei o spazi all'aperto ad esempio, ci nutriamo di quello che ci circonda: chissà che orizzonti ci aprirà questa location così particolare. Troviamo emozionante poter godere di questo arricchimento, di poterci essere domani, noi tre per la prima volta, e crediamo lo sarà anche per il pubblico».

Per una location peculiare, un tema altrettanto singolare: "Marea" si riferisce infatti al tabù delle mestruazioni, tema affatto semplice ma avvertito con urgenza da questo collettivo informale nato in seno alla Compagnia Arearea di Udine.

«È il mio primissimo lavoro da coreografa e interprete allo stesso tempo - continua Ferrara - ed è per me fondamentale la presenza di Angelica e di Nicole». Nato e supportato da Arearea, ha avuto un primissimo studio selezionato dal festival umbro "Strabismi" andando in scena a ottobre 2020, quindi ripreso "in casa" della compagnia udinese il 19 maggio di quest'anno. «È nato da un'urgenza che secondo me ci dev'essere sempre a smuoverti, una necessità personale di trattare la tematica ampia e complessa del ciclo mestruale: uno degli eventi biologici più naturali in assoluto eppure che continua a portare con sé tabù e ritrosie. Per me è qualcosa di incredibile e dopo tutto questo tempo credo sia arrivato il momento di scardinarlo. Per farlo mi avvalgo della danza contemporanea perché per me è il linguaggio più naturale e immediato: è il corpo che parla del corpo».

«Cerchiamo sempre di andare alla ricerca di cose nuove - continua l'ideatrice del progetto -, di provare a rompere vecchi schemi. La cosa che mi premeva di più in questa residenza è che ognuna di noi portasse una sua peculiarità nello sviluppo del lavoro».

Il ciclo è stato analizzato in tutte le sue fasi, utilizzandolo come ricerca, struttura coreografica, interpretazione: la diversità delle fasi, ad esempio, è resa in una diversa qualità di movimento. E se la proposta di Irene è stata subito abbracciata dalle compagne, l'incognita era la risposta del pubblico. «Mi ha molto colpita la reazione degli spettatori, sia in Umbria sia a Udine, totalmente positiva, tanto negli uomini che nelle donne: allora, ho pensato, forse abbiamo davvero smosso qualcosa».

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