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La strana “variante” con Milva nata al caffè del Teatro Verdi

Un successo della produzione locale degli a.ArtistiAssociati approdata al Piccolo di Milano Mramor: «Gli sono ancora grato della fiducia che mi concesse»

GORIZIA. Aveva scelto di risiedere a Feletto Umberto, ma Gorizia, la sua atmosfera, la portava sempre nel cuore. Del resto, proprio da Gorizia era partita la trasposizione del suo romanzo più celebre, “La Variante di Lüneburg”, in uno spettacolo assai fortunato. L'idea era nata per caso, da una conversazione come tante, al caffè del teatro Verdi, proprio nel capoluogo isontino, ormai più di qualche anno fa. C'erano il presidente degli a.ArtistiAssociati Walter Mramor, il compositore e direttore d'orchestra Valter Sivilotti, il numero uno del Centro sloveno di educazione musicale, Silvan Kerševan (scomparso nel 2012). E c'era lui, Paolo Maurensig, sulle prime un po' combattuto, incerto, dubbioso. Non era scontato che la “Variante”, al di fuori delle librerie, lo stesso successo: il rischio era un po' di guastare il best seller.

Alla fine, lo scrittore scioglieva però le riserve, individuando il nome della protagonista: Milva. C'era, però, da contattarla e da verificare la sua disponibilità, il suo interesse. Mramor, che già la conosceva, le presentava il progetto e otteneva il suo benestare. Si è poi occupato della riduzione del testo, incassando, da Maurensig, totale fiducia («Gli sono ancora grato, riconoscente» ricorda).Feletto Umberto, ma Gorizia, la sua atmosfera, la portava sempre nel cuore. Del resto, proprio da Gorizia era partita la trasposizione del suo romanzo più celebre, “La Variante di Lüneburg”, in uno spettacolo assai fortunato.

L’idea era nata per caso, da una conversazione come tante, al caffè del teatro Verdi, proprio nel capoluogo isontino, ormai più di qualche anno fa. C’erano il presidente degli a.ArtistiAssociati Walter Mramor, il compositore e direttore d’orchestra Valter Sivilotti, il numero uno del Centro sloveno di educazione musicale, Silvan Kerševan (scomparso nel 2012). E c’era lui, Paolo Maurensig, sulle prime un po’ combattuto, incerto, dubbioso. Non era scontato che la “Variante”, al di fuori delle librerie, lo stesso successo: il rischio era un po’ di guastare il best seller.

Alla fine, lo scrittore scioglieva però le riserve, individuando il nome della protagonista: Milva. C’era, però, da contattarla e da verificare la sua disponibilità, il suo interesse. Mramor, che già la conosceva, le presentava il progetto e otteneva il suo benestare. Si è poi occupato della riduzione del testo, incassando, da Maurensig, totale fiducia («Gli sono ancora grato, riconoscente» ricorda).

Nel frattempo, l'entusiasmo dell'autore per lo spettacolo cresceva costantemente: non ha esitato, per esempio, a occuparsi delle poesie, delle canzoni, che sono quindi di proprio pugno, così determinanti nella narrazione. «Abbiamo tutti vissuto quel periodo con grande intensità aggiunge Mramor - ma sempre in perfetta armonia e in un fermento creativo assolutamente speciale».Mramor - ma sempre in perfetta armonia e in un fermento creativo assolutamente speciale».

Il resto è storia. La prima è stata proprio nel capoluogo isontino, al Verdi, nel febbraio del 2007: due repliche andate esaurite, quando il Covid non c'era ancora ei teatri si compilano per l'intera capienza. Talvolta, come nel caso di Gorizia, Maurensig saliva sul palcoscenico e interpretava il prologo. Quindi, c'erano Milva, c'era Mramor, c'era il soprano Franca Drioli, c'era Sivilotti a dirigere l'orchestra, c'era il coro: un coro ogni volta differente, a seconda di dove lo spettacolo approdava.

Da Gorizia, infatti, quello spettacolo ha preso il volo, coinvolgendo città su città: oltre ottanta repliche, in tutta Italia, ma anche all'estero. In Friuli Venezia Giulia, è approdato pure al Rossetti, al Giovanni da Udine, al Comunale di Cormons, a Cividale, a Gemona, ma l'elenco delle piazze regionali raggiunte potrebbe continuare, come non si possono certo dimenticare l'Eliseo di Roma e il Piccolo Teatro di Milano, dove si è chiusa la tournée e dove il progetto di rendere la “Variante” uno spettacolo era stato annunciato, tra mille speranze ma non troppe certezze.

Anche la produzione era goriziana: degli a.ArtistiAssociati, con il sostegno di molte istituzioni del territorio.isontino, al Verdi, nel febbraio del 2007: due repliche andate esaurite, quando il Covid non c’era ancora e i teatri si potevano riempire per l’intera capienza. Talvolta, come nel caso di Gorizia, Maurensig saliva sul palcoscenico e interpretava il prologo. Quindi, c’erano Milva, c’era Mramor, c’era il soprano Franca Drioli, c’era Sivilotti a dirigere l’orchestra, c’era il coro: un coro ogni volta differente, a seconda di dove lo spettacolo approdava.

Da Gorizia, infatti, quello spettacolo ha preso il volo, coinvolgendo città su città: oltre ottanta repliche, in tutta Italia, ma anche all’estero. In Friuli Venezia Giulia, è approdato pure al Rossetti, al Giovanni da Udine, al Comunale di Cormons, a Cividale, a Gemona, ma l’elenco delle piazze regionali raggiunte potrebbe continuare, come non si possono certo dimenticare l’Eliseo di Roma e il Piccolo Teatro di Milano, dove si è chiusa la tournée e dove il progetto di rendere la “Variante” uno spettacolo era stato annunciato, tra mille speranze ma non troppe certezze. Anche la produzione era goriziana: degli a.ArtistiAssociati, con il sostegno di molte istituzioni del territorio.

Milva è scomparsa a Milano, il 23 aprile del mese scorso. Paolo Maurensig è mancato ieri. L'arte, di entrambi, rimane viva, come il ricordo di quello spettacolo, nel pubblico che l'ha applaudito. «Per me quel progetto resta una grande gioia, un privilegio unico. Era nato in esclusiva per Gorizia, per il Verdi, ma poi, dato il grande apprezzamento, ha girato davvero molto, non soltanto in Italia. La perdita di Maurensig - dice ancora Walter Mramor - è un dolore forte, che si aggiunge a quelli di questo periodo: quello per Milva, ma anche per Carla Fracci, che al Verdi si era esibita. Maurensig è stato un grande artista, un intellettuale di livello, uno scrittore sopraffino e amatissimo, un concittadino. Sì, per me è una giornata di intenso dolore ».

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