L’umanità viaggia su rotaia tra musica, parole e immagini



Viene descritta come “opera fonografica memore del radiodramma” e nonostante suoni piuttosto rétro, questa definizione riflette bene la forma di “Umanità su rotaia/Along these tracks”, progetto pubblicato dall'etichetta siciliana Almendra Music, ma che parla della nostra regione.


Si tratta infatti dell'Itinerario d'amore e di ferrovie pedemontane dello scrittore e partigiano friulano Elio Bartolini, racconto dal quale trae spunto il viaggio corale ideato da Cristina Fedrigo, che firma anche le musiche insieme a Maurizio Pisati e Virginio Zoccatelli.

I binari sono quelli della storica ferrovia pedemontana in Friuli. A “sferragliare” sulle rotaie delle corde è il clavicembalo di Sonia Ballarin, mentre il soffio del clarinetto di Marta Macuz riproduce il vapore di treni del ricordo. Si sale a bordo e ci si gode il viaggio, guardando dal finestrino un paesaggio musicale in continua trasformazione. Le stazioni sono reali e simboliche, storiche e quotidiane, passando dalle strade romane alle coincidenze di Casarsa, incontrando longobardi e vecchiette con cesti di mele, emigranti e studenti, capistazione e vacanzieri. Apparizioni prismatiche che appaiono e scompaiono con senso efficace della durata delle singole situazioni, del loro intreccio in un discorso rapsodico ben condotto e consapevole dei propri mezzi (dote non trascurabile).

Musicalmente e teatralmente parlando il racconto non si cristallizza mai in forme chiuse, va ascoltato nella sua interezza. Il linguaggio è composito; mescola strumenti, voci, recitazione, suoni ambientali, richiama il barocco e sfuma nell'elettronica, senza trascurare riferimenti affettuosamente popolari.

Le voci di coristi di Fontanafredda e Trieste, uniti nella sigla ZH2VOX, assumono diverse funzioni di narrazione cantata o recitata, commento, colore, sono protagoniste e spettatrici, oppure paesaggio, per un tratto di strada ravvivato anche dall'espressione emotiva del dialetto. Gli elementi utilizzati sono molteplici, ma il risultato è coerente, chiaro e emozionale, anche grazie a un testo che nella sua patina vagamente antica riconduce a un rapporto con la tradizione e il territorio. È evidente anche la cura del dettaglio, sia nella valorizzazione del potenziale dell'organico che nella registrazione di Christopher Burelli e nel missaggio di Luca Rinaudo, che firma anche il sound design.

È un progetto che nasce per essere rappresentato e richiama immagini, che siano in video o in scena, ma riesce tuttavia a evocarle efficacemente anche nella sola versione audio, anche grazie all'ottimo lavoro della voce recitante, Bianca Manzari, ben inserita nel ritmo della narrazione musicale ed eloquente nell'espressione. Altrettanto vale per la sintesi inglese del progetto, interpretata e tradotta da Sandro Pecchiari. Anche il libretto presenta la doppia versione linguistica, segnale propositivo di una visione più ampia.

Per quanto riguarda invece la diffusione tra gli esecutori, nell'intenzione degli autori non c'è la creazione di un'antologia di brani da poter utilizzare autonomamente in altri contesti concertistici, ma il concetto di un viaggio dove le tappe sono interconnesse e si scende soltanto arrivati alla fine. —

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