Marco Obersnel, il flautista che studia medicina: «La musica non fa miracoli ma sostiene le terapie»

Gli studi al Tartini di Trieste, poi la facoltà di Medicina. E un percorso artistico che passa con agilità dalla classica al pop. «Perché l’importante è darsi da fare per migliorare la vita delle persone»

TRIESTE Marco Obersnel è una mente brillante e la definizione nel suo caso risulta particolarmente appropriata, trattandosi di un musicista professionista e studente di medicina con un master in musica e musicoterapia applicata alla neurologia. Ha concluso gli studi di flauto e il biennio specialistico al conservatorio Tartini a Trieste, per poi proseguire gli studi in ambiti prestigiosi come l’Accademia di Santa Cecilia a Roma e l’Accademia di Imola. Ma i concerti da flautista sono solo una parte del suo mondo musicale, diviso tra compagini corali di eccellenza come il Coro giovanile regionale del Fvg e il Coro Giovanile Italiano, e il pop degli Spritz for Five. Senza contare che ha conquistato un’ottima fama come arrangiatore, anche nelle produzioni video del fumettista Morgoroth.

Da cosa deriva questo interesse musicale onnivoro?

È stata una passione spontanea. Da piccolo i miei genitori mi portavano ai concerti e alle elementari ho avuto una maestra capace di trasmettere l'amore per la musica classica e l’opera. Al ricreatorio ho preso lezioni di chitarra e ho cantato nel coro, ma dopo aver assistito a un concerto per flauto e arpa ho avuto un colpo di fulmine e ho iniziato a studiare flauto in terza elementare. Il canto invece mi accompagna da sempre. Da piccolo ho partecipato anche alle selezioni per lo Zecchino d’oro, ma sono stato battuto da una bambina che ha cantato “Le tagliatelle di nonna Pina”, quindi posso dire che ho perso con onore. Alle medie ho ripreso a cantare e in seguito sono entrato nel coro del liceo Oberdan. All’arrangiamento invece mi sono appassionato dopo aver partecipato a un workshop con Alessandro Cadario e la mia palestra sono stati certamente i pezzi scritti per gli Spritz for Five. Anche gli Spritz nascono da una folgorazione, ovvero aver assistito a un concerto di The Real Group a Europa Cantat nel 2012.

Nel 2014 gli Spritz sono approdati in televisione, a X Factor, nella squadra di Morgan...

La nostra notorietà di quegli anni la dobbiamo certamente a X Factor, ma il talent show non era nei nostri progetti. Non posso dire sia stato l’inizio o un punto di arrivo, ma ci ha dato molto. Ad esempio abbiamo avuto l’opportunità di migliorare vocalità e presenza scenica con Paola Folli. Il ricordo più bello è certamente la grande solidarietà tra i concorrenti, il rapporto caloroso con redazione e produzione del programma. Ora gli Spritz si focalizzano su progetti; con l’organico rinnovato, negli ultimi mesi abbiamo partecipato a Macete con Maxino e all’edizione online del Ljubljana vocal festival dei nostri amici Jazzva.

Esiste un nesso tra la medicina e la musica?

Potremmo parlarne per ore. La musica è una forma di comunicazione che il cervello elabora decodificando il suono, le parole, il tono di voce, producendo gratificazione. Quando eseguiamo o ascoltiamo musica, attiviamo molte aree del cervello, in entrambi gli emisferi, unendo stimoli olistici, legati alle emozioni, e comprensione razionale della struttura musicale, una funzione particolarmente sviluppata nei musicisti. Questa attivazione determina la plasticità neurale, ovvero lo sviluppo del cervello. La musica può aiutare nella riabilitazione e nei disturbi dell’apprendimento. Non è un farmaco miracoloso, ma può certamente accompagnare utilmente le terapie mediche.

Lo studio di medicina e chirurgia può essere conciliato con studi musicali professionali?

Ci ho provato e finora ci sto riuscendo. Non programmo mai troppo il mio futuro perché più faccio progetti, più questi piani cambiano direzione in modo inaspettato. Certamente voglio avere basi solide che mi permettano di fare buone cose in entrambi i campi. Il musicista e il medico non finiscono mai di studiare. Contemporaneamente non bisogna mai perdere di vista la necessità di ottenere risultati, di dare senso a ogni giorno, soprattutto quando ti dà la possibilità di migliorare la vita delle persone.

Tra tutti questi impegni trova anche il tempo per leggere?

Amo immensamente la lettura, ma mi faccio prendere la mano dai libri. Se inizio, non riesco a smettere, per questo devo cercare di astenermi nei momenti in cui ho impegni di studio più intensi. Ci sono tanti libri che ho amato molto, ma scelgo di dare una risposta affettiva citando uno dei primi che ho letto, “Le streghe” di Roald Dahl. È un libro per ragazzi, ma da allora continuo a rileggerlo perché lo trovo geniale. Propone un finale anomalo e apparentemente non positivo, in modo che il bambino non ne resti traumatizzato, ma incuriosito e non inconsapevole del fatto che la vita reale non sia una fiaba. Molto meglio del classico lieto fine. Di Dahl ho letto anche molto altro: amo il suo stile diretto, la morale forte ma mai stucchevole, l’importanza data all’ascolto del bambino che rimane dentro di noi anche da adulti. Questo vale anche per la musica e per la vita in generale: da bambini è un gioco, poi si scopre che per ottenere obiettivi precisi occorre studiare e maturare, ma se dopo aver acquisito la tecnica non saprai ritrovare la strada verso l’entusiasmo del bambino, non riuscirai mai a trasmettere quello che ti ha spinto a fare questa scelta nella vita.

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