Nicola Piovani al Verdi di Trieste prova la sua prima opera lirica

Il premio Oscar invitato dal teatro a completare “Amorosa presenza”, un progetto in due atti la cui gestazione risale al 1977 e che ha ripreso con Graziella e Aisha Cerami

TRIESTE Il premio Oscar Nicola Piovani sceglie Trieste per la sua prima opera lirica, che prenderà vita al Teatro Verdi nelle prossime settimane. Il musicista è arrivato in questi giorni in città e ha già iniziato le prove, un percorso a stretto contatto con il Verdi e con tutti i professionisti coinvolti, che sarà anche raccontato attraverso un documentario.

Nicola Piovani al Verdi di Trieste prova la sua prima opera lirica



“Amorosa presenza” è la sua prima opera, frutto di una lunga gestazione, che porterà in scena la storia di due ragazzi degli anni Settanta innamorati dell’amore, ma caratterizzata anche da imprevisti e colpi di scena. Un progetto rilevante per il teatro, che arriva nel momento della ripartenza dopo le chiusure legate alla pandemia e che rappresenta un motivo in più per guardare con positività alla ripresa completa dell’attività.

Per Piovani è un ritorno a Trieste a tre anni dal concerto sold out "Piovani dirige Piovani", del 2018, organizzato dalla Fondazione Verdi insieme al Comune di Trieste.

“Amorosa presenza”, in due atti, ha origini lontane. La prima idea risale al 1977, rimasta poi a lungo in un cassetto. «Vincenzo Cerami mi parlò del romanzo che stava scrivendo - spiega Piovani - e mi sembrò un soggetto perfetto per ricavarne un libretto d’opera. Avevamo una commissione verbale dal Teatro dell’Opera di Atene e cominciammo a lavorare serratamente alla scaletta e al libretto. Quando eravamo a circa metà del guado, la commissione greca si volatilizzò. Bussammo alla porta di qualche teatro italiano, ma lo facemmo con molta timidezza e troppo pudore».

Il progetto resta fermo, per tanti anni. «Ma quando ho raccontato questa storia in un’intervista - prosegue Piovani - quando ho detto che se ne sarebbe riparlato “alla prossima reincarnazione”, ho ricevuto una telefonata del direttore generale del Teatro Verdi Antonio Tasca, che mi proponeva di riprendere a Trieste quel progetto. Ho accettato e mi ci sono buttato a capofitto con molta euforia, ho ricominciato a lavorarci con l’aiuto di Graziella e Aisha Cerami e, grazie al Verdi, al sovrintendente Stefano Pace, al direttore artistico Paolo Rodda quest’opera vedrà la luce durante la prossima stagione. Si racconta - aggiunge Piovani - che Giuseppe Verdi rispondesse, a chi gli chiedeva com’era il suo prossimo lavoro, “Speriamo che venghi bene”, frase che riassume bene il mio sentimento nei confronti di questo “lavoro in corso”».

Nicola Piovani ha scritto musica per i maggiori registi italiani: Bellocchio, Monicelli, i Taviani, Moretti, Loy, Tornatore, Benigni. E poi per Federico Fellini, che si è rivolto al suo talento per la colonna sonora dei suoi ultimi tre film. Fra i registi stranieri con cui ha lavorato si annoverano Ben Von Verbong, Pál Gábor, Dusan Makavejev, Bigas Luna, Jos Stelling, John Irvin, Sergej Bodrov, Éric-Emmanuel Schmitt, Philippe Lioret, Luis Sepulveda, Danièle Thompson, Xavier Durringer. Con la colonna sonora de “La vita è bella” di Roberto Benigni ha vinto il premio Oscar. Nel corso degli anni ha ricevuto tre David di Donatello, quattro premi Colonna Sonora, tre Nastri d’argento, due Ciak d’oro, il Globo d’Oro della stampa estera e il Premio Elsa Morante.

Attivo anche come autore di canzoni, negli anni Settanta ha composto a quattro mani con Fabrizio De André gli album Non al denaro, non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato. Sin dall’inizio Piovani affianca al lavoro nel cinema quello per il teatro, scrivendo musiche di scena per gli allestimenti di Carlo Cecchi, Luca De Filippo, Maurizio Scaparro e Vittorio Gassman.

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