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Beate Maxian: «Nelle lacrime di Trieste c’è la storia degli austriaci che lasciarono la città»

Nel grande romanzo familiare “Die Tränen von Triest” la scrittrice tedesca racconta il senso di perdita vissuto dalle blasonate famiglie austriache trapiantate a Trieste, costrette ad abbandonare la città allo scoppio della Grande Guerra. «All’inizio pensavo a un thriller. Poi mi ha affascinato la nostra comune memoria»

TRIESTEA Vienna, Johanna Silcredi deve accorrere al capezzale del nonno morente. Il vecchio chiede alla nipote d'andare a Trieste per far luce su un segreto di famiglia, legato alla sua nascita, lì dovrà soggiornare nella lussuosa Villa Costa. Da Amburgo, anche l'anziana Charlotte von Uhlrich si mette in viaggio per Trieste dove a inizio '900 l'aristocrazia imprenditoriale parlava tedesco e dove viveva Afra von Silcredi, infelice fidanzata di un giovane industriale. Nel grande romanzo familiare “Die Tränen von Triest” (“Le lacrime di Trieste”, non ancora tradotto in italiano), Beate Maxian racconta il senso di perdita vissuto dalle blasonate famiglie austriache trapiantate a Trieste, costrette ad abbandonare la città allo scoppio della Grande Guerra. Tra ieri e oggi, sullo sfondo d'una seduttiva Trieste, la scrittrice combina romanzo storico, “family-mystery” e il “romance” d'una avvincente doppia “love story”. Come nasce tutto ciò?

Beate Maxian, il suo romanzo è una dichiarazione d'amore per Trieste!

È stato un amore a prima vista. Ricordo ancora la prima volta che percorsi la Strada Costiera. Rimasi sbalordita, come una bambina. Mi fermai, guardai il mare e Trieste e capii subito che saremmo diventati amici. Una volta raggiunta la città, mi sentii subito a casa. Per me, questa città respira storia, arte e letteratura. È perfetta per una scrittrice. E poi il suo caffè è eccezionale...

C'è un luogo che ha per lei un significato speciale?

Senza dubbio sono le sue piazze ad attrarmi di più, quelle che in qualche modo legano Vienna a Trieste. Poi, alla fine della giornata mi ritrovo sempre a Piazza dell'Unità d'Italia, perché questa piazza mi trasmette una sensazione al tempo stesso di libertà e di sicurezza. Ma forse è solo perché da lì vedo il mare.

Come le è venuto in mente il plot di “Die Tränen von Triest”?

L'idea iniziale era un thriller. Avevo trascorso una vacanza a Trieste in una villa che in passato era stata il nascondiglio di un giudice dell'anti-mafia. Poi però la comune storia dell'Austria e di Trieste mi è sembrata più affascinante. Così ho intrapreso diversi viaggi a Trieste e ho iniziato a fare ricerche sugli anni immediatamente precedenti la Prima Guerra Mondiale. Ma già le prime pagine del romanzo le ho scritte nel Residence Villa Bottacin, che nel romanzo è la Villa dei Silcredi prima e dei Costa poi.

Nel romanzo abbiamo due famiglie: i Silcredi, a Vienna, ed i von Uhlrich di Amburgo che a differenza dei primi hanno mantenuto prestigio e ricchezza di un tempo...

Nel 1919, in Austria, vennero aboliti i titoli nobiliari. Nel romanzo la perdita del titolo dei Silfredi sta per la morte senza senso dell'unico figlio in guerra come pure del fidanzato di Afra. Di contro la famiglia dei von Ulrich non solo non ha perso figli maschi, ma ha anche mantenuto il titolo nobiliare. Durante la Grande Guerra, vennero stroncate milioni di vite di giovani uomini, per questo era per me importante non solo fare riferimento a quell'orrendo conflitto bellico, ma renderlo più pregnante attraverso le figure dei protagonisti maschili. Il dramma non è nelle case che vanno distrutte, ma nelle vite spezzate. Con loro muore l'anima stessa delle grandi famiglie.

Lei tratteggia anche una galleria di donne forti e di carattere: da Afra a sua nipote Johanna, da Charlotte von Uhlrich a Simonetta Costa...

Il mio è un romanzo sociale. Mentre lo scrivevo mi ponevo la domanda “cosa fa con te il tempo in cui vivi?”. La vita di Johanna nel 2019 è molto diversa da quella della sua bisnonna nel 1914. Molto è stato ottenuto da allora, dall'uguaglianza tra i due sessi al diritto di voto, ciò nonostante le donne hanno ancora oggi bisogno di più tenacia per raggiungere le loro mete, anche perché i loro successi vengono spesso minimizzati.

In “Die Tränen von Triest”, le descrizioni della città e le ricostruzioni storiche sono estremamente accurate, quanto lavoro c'è dietro?

Come prima cosa ho passato intere giornate a camminare per le strade di Trieste. Poi ho letto una gran quantità di libri, ho consultato la stampa dell'epoca, ho visitato antiquari e musei: tutto materiale sulla Trieste del passato e del presente su cui sono riuscita a mettere mano. Dati socio-politici. Per fortuna ho un amico storico, col quale ho controllato tutto. Certo alla fine è sempre un romanzo, non un saggio, e in qualche punto mi sono presa delle libertà.

Nel plot del libro un ruolo particolare gioca The Second Life Store Katastrofa, un negozio di Trieste in cui si dà una seconda vita alle cose...

Durante una delle mie tante perlustrazioni della città mi sono imbattuta in Katastrofa. Ero entusiasta già solo delle vetrine. Capii immediatamente che quel negozio avrebbe avuto un ruolo nel mio romanzo, e di fatto rappresenta per la protagonista il ponte tra il passato e l'oggi, lei è una stilista di interni e comprende la bellezza delle cose che grazie a Katastrofa trovano una nuova vita.

Si può dire che l'Austria nutre un sentimento d'irresistibile nostalgia per Trieste?

Sì, è indiscutibile. Partire per Trieste, per molti austriaci, è come andare in visita da vecchi, buoni amici. Questi amici vivono certo una loro vita privata, ma hanno ugualmente un posto speciale nei nostri cuori. Io già mi rallegro al pensiero di poter tornare presto a Trieste, spero al più tardi in autunno.

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