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Chi si rivede, i confini. Separazioni e fughe dal Muro di Berlino al blocco pandemia

Due saggi di Mauro Suttora e Lucio Rizzica pubblicati da Neri Pozza e Infinito affrontano il tema delle barriere geografiche

TRIESTE Pensavamo di essercene liberati. Cose di altri tempi, specie nell’Europa unita, dopo due devastanti guerre mondiali e una gelida Guerra fredda. E invece eccoli qua di nuovo, i confini. Altro che “Image there’s non countries” come cantava John Lennon. Le barriere sono tornate, qua e là è persino ricomparso il caro vecchio filo spinato. Tutta colpa del Coronavirus. Ma è successo: “le frontiere sono resuscitate in pochi giorni. In tutto il mondo. Miliardi di persone ’confinate’ nei propri confini: delle case, dei paesi, delle città. E poi zone rosse, regioni proibite, stati off-limits”. Siamo stati costretti a ripensare ai confini, a vederli e ad averci a che fare, soprattutto qui nel Friuli Venezia Giulia. Del resto, ricorda Claudio Magris, “i confini muoiono e risorgono, si spostano, si cancellano e riappaiono inaspettati. Segnano l’esperienza, il linguaggio, lo spazio dell’abitare, il corpo con la salute e le sue malattie, la psiche con le sue scissioni e i suoi riassestamenti. (...)”. E quindi tutto: “Siamo fatti di confini, in ogni nostro ambito”.

Parole, queste ultime, di Mauro Suttora, giornalista e inviato di guerra, che dedica ai “Confini - Storie e segreti delle nostre frontiere” (Neri Pozza, pagg. 205, euro 18) un saggio che ha in copertina proprio la Piazza Transalpina di Gorizia ai tempi della Jugoslavia, simbolo di ciò che divide e - oggi - anche unisce (capitale della cultura con Nova Gorica nel 2025).

È, questo di Suttora, un libro che andrebbe adottato nelle scuole, per la sua capacità di raccontare in modo brillante e documentato la storia, appunto, e i “segreti” di tutte le frontiere d’Italia, dalla Liguria fino al Friuli Venezia Giulia, tra cronologie, aneddoti e curiosità senza mai dimenticare che “per tracciare alcune frontiere c’è voluto il sangue di milioni di morti”. Si parte dalla Liguria, da quel 4 luglio 1964 quando fu inaugurata la nuova via Aurelia fra Ventimiglia e Mentone. E una studentessa svedese, Eva Nordenskjöld, fu la prima persona a passare il confine fra Italia e Francia attraverso la nuova dogana, che segnava l’allargamento, dopo venti secoli, della “vecchia, tortuosa e scomoda Aurelia” costruita dagli antichi Romani.

Da lì, galoppando tra guerre, personaggi, vicende di ogni genere, il lungo racconto di Suttora si snoda tra Piemonte, Val d’Aosta, Val d’Ossola, Lombardia, Trentino-Alto Adige e quindi Friuli Venezia Giulia, la regione italiana dal confine più mobile e cangiante di tutti. Alla quale nel libro è riservato, va da sé, il capitolo più corposo, che ingloba non solo prima e seconda guerra mondiale, Osimo e avanti fino a Schengen, ma racconta le isole della Dalmazia, le enclavi asburgiche, le invasioni turche e molto altro. Con particolari e aneddoti a volte forse poco ricordati, come il fatto che fu il trentino Alcide De Gasperi, nella contesa confinaria dell’immediato dopoguerra, a non voler applicare il principio di autodeterminazione teorizzato da Wilson, per “non rischiare di dover dare il Sud Tirolo all’Austria. Vienna (l’autodeterminazione) la richiede, De Gasperi si oppone. Ma così facendo rinuncia a invocare il principio di nazionalità anche per l’Istria”. Risultato, nota Suttora, “duecentomila italiani istriani vengono barattati con duecentomila sudtirolesi di lingua tedesca”.

E quando si parla di confini e muri in tempi limitanti come quelli che stiamo vivendo, la mente non può non andare all’idea di fuga, di oltrepassamento e superamento delle barriere. Come accadde negli anni del Muro di Berlino. In “Confine invisibile. Così volammo via dalla Germania Est” (Edizioni Infinito, pagg. 202, euro 14), il giornalista Lucio Rizzica ricorda alcune delle più rocambolesche fughe da Berlino Est. Chiunque abbia visitato il Museo Haus am Checkpoint Charlie della capitale tedesca non può non essere rimasto colpito da quanti e fantasiosi furono i tentativi di oltrepassarlo. Dal 1961 e fino al suo abbattimento nel 1989, 960.605 berlinesi provarono a oltrepassare i 155 chilometri di lunghezza generale delle barriere fra Est e Ovest. Tentativi che causarono un numero stimato fra le 465 e le 650 vittime. L’ultima delle quali fu Günter Litfin, ucciso dalle guardie confinarie il 5 febbraio 1989, neanche un anno prima della caduta del Muro. Ricordando eventi politici e vita quotidiana al tempo delle due Germanie, Rizzica ricostruisce alcune di queste fughe. Prima fra tutte, e senza dubbio la più spettacolare, quella delle due famiglie Wetzel e Strelczyk, che letteralmente volarono nella Germania Ovest a bordo di una mongolfiera autocostruita.

Se è vero, come dice Gerald Parks, il poeta americano di Trieste, che il confine blocca, chiude, “limita fortemente la visione del mondo”, mentre la frontiera “è una terra nuova da esplorare e conoscere, è una sfida a fare nuove esperienze e nuove conquiste”, questi mesi di nuove barriere dovrebbero invitarci a immaginare altre frontiere al di là di ogni confine.

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