Milva a Trieste per l’amico Strehler e con “La variante di Lüneburg”

Milva nel 2007 al Politeama Rossetti fotografata da Francesco Bruni

Martedì l’ultimo saluto nel foyer del Piccolo Teatro di Milano, poi le esequie private Nel 2007 l’artista visitò la mostra a Palazzo Gopcevich e poi recitò al Rossetti

Alexanderplatz, auf Wiedersehen, diceva una delle sue canzoni più note. Auf Wiedersehen, Milva, per sempre. Con il funerale che in forma privata, si svolgerà oggi (dopo il saluto di un'intera città nella camera ardente allestita fino alle 13 nel foyer del Piccolo Teatro di Milano) si chiude un altro capitolo della storia della canzone italiana. E non solo della canzone.

Milva cantante: ma anche Milva attrice, Milva personaggio. La notizia della sua scomparsa ha riempito i media. Così come hanno fatto la sua vita e le sue canzoni. Quasi duecento album, migliaia di canzoni, recital, concerti spettacoli teatrali impegnati e commedie musicali leggere, trasmissioni televisive. E ancora, copertine di giornali, articoli sui rotocalchi, interviste. Milva era una di famiglia per gli italiani e le italiane. E al tempo stesso era una regina.

Regina dei palcoscenici, poteva passare con disinvoltura da Bertolt Brecht (Jenny dei pirati nell'"Opera da tre soldi") alle strizzate d'occhio di "La filanda" ("così così, tra un sospiro e uno sbaglio, son qui che aspetto un figlio e a chiedermi perché"). Da "Bella ciao" a "Uomini addosso, amanti mai". Quanto a Sanremo, la si ricorderà per sempre come primatista: quindici edizioni, alla pari con Peppino di Capri.

Dalle nostre parti, Milva ci veniva volentieri. A Trieste, nel 2007, il Museo Teatrale Carlo Schimdl aveva allestito a palazzo Gopcevich una mostra per ricordare i dieci anni dalla morte di Strehler. E lei aveva accettato l'invito. La sua leggendaria chioma, un sole al tramonto, aveva poi illuminato il foyer del Rossetti, dov'erano esposti manifesti e locandine. In questo teatro era arrivata nel '68, con "Io, Bertolt Brecht" (oggi, alle 18.20, lo ripropone Rai5). Elegante e bellissima nelle foto di allora, lo era ancora dal vivo, stretta nei suoi consueti impermeabili Armani. Sempre nel 2007, con Walter Mramor e Artisti Associati, aveva voluto portare in scena una "fabula in musica" che riprendeva la trama di "La variante di Lüneburg", il romanzo del goriziano Paolo Maurensig. Un altro pienone, al Rossetti.

Il suo impegno civile e politico, la sua militanza, certo non erano in discussione. Di Brecht, in Italia, era l'interprete più eccellente, guidata dalla mano registica di Strehler. "La rossa", il titolo dell'album che per lei aveva scritto e arrangiato Enzo Jannacci, aveva molteplici significati.

Gli uomini che hanno attraversato la sua vita - amori, maestri, amici, collaboratori - sono tutti nomi fondanti nella storia sempre un po' pop del nostro Paese. Da Strehler a Gino Bramieri. Da Luciano Berio a Domenico Modugno. E sono anche artisti e luoghi speciali dello spettacolo internazionale nel secolo appena passato. Da Astor Piazzolla a Mikis Theodorakis. Da Ennio Morricone a Vangelis. Dal Piccolo Teatro di Milano all'Olympia di Parigi.

Quanto alle donne, tra lei, "pantera di Goro", e Mina, "tigre di Cremona", non c'era competizione, semmai stima. Mina sempre sperimentale, con quell'estensione vocale di quattro ottave e tre toni (riferiscono le leggende), ma anche distante, stratosferica, raggelata nella sua Svizzera e nelle copertine dei suoi dischi. Milva, registro di contralto invece, appassionata sempre, come il rosso rame dei suoi capelli, incandescente, generosa, pronta a incontrare esperienze nuove, ma che fossero umane, davvero umane.

«Trovo delle emozioni nella musica, in un’opera d’arte, nell’affetto dei miei familiari e nelle persone che mi sono vicine» aveva detto in una delle ultime interviste, aggiungendo, lei che era nata in provincia di Ferrara: «anche nei tortellini come li faceva mia madre… e nel dormire bene».

Da qualche anno era però scomparsa dalle cronache quotidiane. Vittima in casa, nel centro di Milano, di un'aggressione con furto che l'aveva turbata nel profondo, aveva deciso di dire addio ai palcoscenici.

Ma emozionante, nei giorni recenti e più difficili del Covid, era stato il suo contributo a una zoomata di cantanti uniti contro l'epidemia, intitolata "Domani è primavera". Solo pochi secondi: non se ne sentiva la voce, non se ne vedeva il volto, soltanto le mani, fragili, che con grafia incerta nel finale scrivevano: "Cari amici, andrà tutto bene, vostra Milva".

Certo per lei non era andato sempre tutto bene. Tormentate le sue relazioni, ogni volta sotto i riflettori. Il matrimonio con Maurizio Corgnati, 22 anni più anziano di lei; l'avventura con l'attore Mario Piave, trovato morto con cinque proiettili in corpo; la chiacchierata storia d'amore con il filosofo Massimo Gallerani; il suicidio del compagno di vita e di scena Gigi Pistilli, a poche ore dallo spettacolo in cui recitavano insieme.

E tuttavia: "Keine Stunde, tut mir Leid", non rimpiango un solo minuto, titolo di una delle sue canzoni più famose in Germania, resta il motto della sua vita, assieme a quell'ultimo suo segnale: "Andrà tutto bene, vostra Milva".

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