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“Non mi uccidere” più horror meno fantasy non è il Twilight italiano

Il film di Andrea De Sica poggia su premesse soprannaturali per costruire una storia dai risvolti realistici, come nel libro

Elisa Grando
1 minuto di lettura



Il cinema pensato per un pubblico adolescente è una fetta importantissima del mercato internazionale che, finalmente, sta trovando il suo spazio produttivo anche in Italia. In questo contesto nasce “Non mi uccidere”, il nuovo film di Andrea De Sica (sulle principali piattaforme tra le quali Amazon Prime Video, Youtube, Google Play, Sky Prima Fila), tratto dalla celebre trilogia gothic dark firmata nel 2005 da Chiara Palazzolo.

“Non mi uccidere” è un film per ragazzi, ma con le ambizioni del cinema di genere per adulti. La protagonista è l’adolescente Mirta (Alice Pagani) che muore misteriosamente insieme al trasgressivo fidanzato Robin (Rocco Fasano). Dopo qualche giorno, però, si risveglia e scopre di essere una dei “Sopramorti”, ragazzi tornati nel mondo dopo una morte violenta, costretti a nutrirsi di carne umana. Mirta capisce di essere un mostro, e per di più è braccata dal gruppo dei Beneandanti, l’organizzazione che dà la caccia ai Sopramorti in tutto il mondo. Cercando di fuggire, aiutata dalla Sopramorta Sara (Silvia Calderoni) che diventa il suo mentore, Mirta si mette alla ricerca di Robin, convinta che si sia svegliato dalla morte come lei.

Molti hanno etichettato “Non mi uccidere” come il “Twilight” italiano (e in effetti la somiglianza voluta tra Rocco Fasano e Robert Pattinson è ben più di una strizzata d’occhio). Il film di De Sica, però, viaggia su binari molto diversi: meno action, meno fantasy, poggia su premesse soprannaturali per costruirci sopra un mondo con dinamiche realistiche. Del resto il libro di Chiara Palazzolo (edito da Sem) è stato pubblicato ben prima del fenomeno “Twilight” e l’intenzione della scrittrice era raccontare, prima di tutto, l’angoscia dell’adolescenza del passaggio all’età adulta. Sicuramente “Non mi uccidere” è un film audace, che non teme di indugiare nei violenti dettagli vampireschi e raccoglie l’eredità dell’horror italiano degli anni ’70 e ’80. Il finale è aperto e il percorso della protagonista, insieme vittima e mostro, è appena cominciato: aspettiamoci il seguito della trilogia. —

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