Penne, mappe, lettere tra gli oggetti in estinzione resiste a sorpresa il libro

Massimo Mantellini, giornalista esperto della Rete, analizza un mondo che sta scomparendo, compreso il silenzio

TRIESTE. Forse non lo sapete, ma il giornale che tenete tra le mani è, come tutti gli altri, avviato a scomparire. Il requiem per giornale di carta è annunciato da anni, ma adesso siamo arrivati al dunque. Per una volta non è solo questione di tecnologia, perché i lettori scomparsi dall’edicola non sono transitati sulle edizioni on line dei quotidiani; è proprio il modo di intendere l’informazione che è cambiato radicalmente. Il Robespierre che ha costruito la ghigliottina dove ogni giorno si tagliano centinaia di copie ha un nome ed è declinato al plurale: sono i social. Una autentica famiglia omicidi che ha messo in mano a ognuno di noi il potere di segnalare un fatto, girare un filmato, commentare una notizia e metterli immediatamente a disposizione di tutti. La nascita di un flusso incontrollato e senza mediazioni di fatti, fattoidi o fake che siano, questo frullato indistinto dove tutti si danno sulla voce e ha soverchiato ogni controllo sulle fonti, ha consegnato a ciascuno l’ebbrezza di poter dire la sua. Ma il giornale non è il solo ad abbandonare la scena delle cose che ci hanno fatto compagnia per anni, ce ne sono altri di oggetti che, come nell’ultimo atto del Giardino dei ciliegi, aspettano che arrivi il maggiordomo a dire l’ultima battuta sul loro mondo scomparso.

Massimo Mantellini, uno dei maggiori esperti della rete internet italiana, blogger e collaboratore tra gli altri del Sole 24 ore, ha individuato ‘Dieci splendidi oggetti morti’ (Einaudi, pagg. 137, euro 12).

Cominciamo dalle mappe, le carte stradali ingombranti che si stracciavano se si usavano troppo: non saranno pochi quelli che avranno festeggiato il loro pensionamento da parte di Google Maps che, agganciato al Gps, ti guida fin dentro la camera d’albergo, salvo poi rimpiangerle quando la maledetta app ti fa svoltare in un senso unico facendoti rischiare un frontale e ti dà pure del cretino perché non hai fatto l’aggiornamento. Poi ci sono le macchine fotografiche, uccise dai cellulari, che ormai fanno di tutto e, nei ritagli anche telefonano (e infatti hanno fatto fuori per primi gli apparecchi di casa); veniamo ai dischi: avevamo già dato l’addio al vinile, poi alle musicassette e infine ai cd, che sono diventati un raffinato oggetto di nicchia. Raffinato ma morto. A proposito di musica: e il suo contrario, il silenzio, come se la passa? Male, è un ricordo pure lui; non il silenzio delle notti d’estate in campagna, quello con le lucciole di Pasolini, no, il silenzio rumoroso cui eravamo abituati considerandolo il sottofondo quotidiano. Quel silenzio cui avevamo fatto l’abitudine, tappeto di rumori indistinti, auto fuori, tv sempre accesa in casa, è stato ucciso dalle notifiche del cellulare (rieccolo) trillo o vibrazione continua che frantuma la concentrazione.

Addio poi alla penna, chi la usa più? Serve solo quando si tratta di firmare un atto ufficiale, accanto a un bollo, per mettere un ghirigoro, perché a forza di usare la tastiera ci stiamo dimenticando anche come si scrive. A proposito, stiamo per congedarci anche dalla tastiera, predice Mantellini, faremo tutto a voce. E con la penna è scomparsa la lettera, non solo quella di carta, ma anche la posta elettronica, messa in soffitta dai sistemi di messaggistica. Con la testa sempre risucchiata sugli schermi abbiamo anche dimenticato il cielo, con buona pace di poeti e filosofi.

Da questo decalogo però a sorpresa si salva un oggetto che sembrava destinato a sicura scomparsa: il libro. Nonostante le prefiche della Silicon Valley e i loro supporti elettronici, pare non ne possiamo fare a meno. Lo annusiamo, ne spiegazziamo le pagine, ci lasciamo sopra macchie di caffè, insomma lo rendiamo una parte di noi. Forse aveva ragione Umberto Eco, quando diceva che il libro di carta è uno dei miracoli della tecnologia eterna come la ruota, il cucchiaio, la pentola e la bicicletta.

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

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