Scambiò Verona per Lubiana per tutelare il nome di Joyce

James Joyce e Nora Barnacle nel 1904. Hanno regolarizzato la loro unione dopo 27 anni di convivenza a Londra il 4 luglio 1931

Gianni Pinguentini, autore del “Nuovo dizionario del dialetto triestino”, racconta l’episodio nel libro “James Joyce in Italia"

TRIESTE «Il viaggio sembrava interminabile. Di notte profonda, il treno fece sosta ad una stazione di una città che sembrava cospicua ed i due giovani, assonnati - forse spinti dall'appetito - supposero di essere giunti alla meta. Scesero dal treno, uscirono dalla stazione, e si inoltrarono nelle vie della città che credevano fosse Trieste. Da qualche passante solitario appresero invece di essere a Verona, ad oltre sette ore di ferrovia dalla lor stazione». Gianni Pinguentini, autore del “Nuovo dizionario del dialetto triestino”, racconta l’episodio nel libro “James Joyce in Italia" edito nel 1963 dalla Linotipia veronese di Ghidini e Fiorini (libreria commissionario Sansoni di Firenze).

I protagonisti sono James Joyce e Nora Barnacle. «Si affrettarono quindi a ritornare in stazione, per riprendere il viaggio - continua Pinguentini -. Giuntivi, appresero che il treno era già partito ed un altro non partirebbe prima del mattino. La notte era bella, la temperatura ancora mite, benché si fosse all'inizio di novembre. Erano tanto giovani ed una notte all'addiaccio, stretti, su una panchina d'un giardino pubblico, non poteva certo spaventarli». Siamo nel 1904, ma il mese non è novembre. James e Nora arrivano a Trieste nel primo pomeriggio del 20 ottobre su un treno proveniente da Lubiana. I due sono stremati, viaggiano da giorni. Sono partiti l'8 ottobre da Dublino. Un viaggio attraverso l’Europa con tappe a Parigi, Zurigo. Vienna e Lubiana. Non c’è Verona. Pinguentini s’inventa di sana pianta la sosta per sbaglio nella città di Romeo e Giulietta. Un falso in piena regola. A svelarlo 70 anni dopo è Fulvio Rogantin, autore de “El monalogo de Molly” che da tempo vive a Dublino e sta mappando le città di Joyce(CitiesOfJoyce). E ovviamente nella mappa non compare Verona.

«Le fake news non sono solo cosa da internet ma esistono da sempre - racconta Rogantin -. Ho letto la scorsa estate il libro del 1963 "James Joyce in Italia" di Gianni Pinguentini che descrive le tappe del viaggio di Joyce e Nora del 1904 da Dublino a Trieste. Dice che parte da Dublino l'8 ottobre. Corretto. Il 10 ottobre arriva a Parigi. Corretto. Il giorno dopo arriva a Zurigo. Corretto. Da qui tutto sbagliato. Pinguentini dice che a Zurigo James e Nora si fermano tre settimane per poi andare a Trieste agli inizi di novembre, quando invece arrivano a Trieste il 20 ottobre. La storia è vera ma non si svolge a Verona, dove non sono mai passati James e Nora, ma a Lubiana. Perché Pinguentini se lo inventa? Forse per trovare subito un legame tra Joyce e l'Italia e non coinvolgere una città jugoslava? O forse perché l’editore del libro era di Verona?».

Un mistero. La stazione di Lubiana viene inaugurata nel 1849 con il collegamento alla Südbahn che congiungeva Vienna a Trieste. Il poeta irlandese James Joyce trascorse qui la notte del 19 ottobre 1904, poiché nel suo viaggio verso Trieste presunse erroneamente di essere arrivato a destinazione. E finisce per trascorrere la notte con Nora sotto gli ippocastani davanti alla stazione di Laibach (ora Lubiana). Nel 2003, per ricordare il curioso episodio, è stata eretta una statua in suo onore firmata dallo scultore Jakov Brdar. Resta il mistero di come il libro “Joyce in Italia” non sia mai stato criticata per questa sua palese inattendibilità. Pinguentini viene accreditato dal Museo Joyce di Trieste come uno dei “joyciani triestini” di prima mano: «Un altro della cerchia di amici di Stanislaus (fratello di James), Pinguentini pubblicò il primo studio completo su Joyce a Trieste, Joyce in Italia, nel 1964».

E ancora: «Si potrà consultare molto utilmente il lungo libro di Gianni Pinguentini (“Joyce in Italia”, Verona, 1963) che ha avuto la poco felice sorte di non essere patrocinato da un editore molto sensibile» si legge nell’inserto del Piccolo del 2 febbraio 1982 dedicato al centenario della nascita di Joyce e curato da Roberto Curci. Un libro sfortunato. «Avevo incontrato Bruno Pincherle nella Liberia di Saba nel 1965 - scrive lo scrittore francese Michel David il 9 marzo 1983 -. Tre giorni prima di morire, Pincherle mi fece spedire il saggio di Pinguentini su Joyce a Trieste. E il pacco mi giunse dopo il suo funerale».— © RIPRODUZIONE RISERVATA

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