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Le British School del Fvg ricordano il principe Filippo: "La disciplina di un uomo che sapeva capire i giovani"

Il principe Filippo nel 2016 nei giardini di Buckingham Palace. Agf

In 70 anni di servizio ha partecipato da solo a 22mila eventi. Amava l’ambiente e le tecnologie, aprì il palazzo alla Bbc

TRIESTE Ci ha lasciato uno degli ultimi di una generazione che ha vissuto (e nel suo caso combattuto) la seconda guerra mondiale e la ricostruzione post-bellica – e, nel caso del Principe Filippo, per dedicarsi poi alla vita pubblica come ‘principe consorte’ della regina Elisabetta II. È stata una vita di “disciplina e dovere" che sarà improbabile vedere in futuro. Insieme a lui scompare non solo una generazione ma anche un principio di servizio – continuo - allo stato e al pubblico.

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Per puro caso ho visto la Bbc interrompere le sue trasmissioni venerdì attorno mezzogiorno in Inghilterra (le 13 da noi) e lo schermo cambiare dal colore al bianconero. Dopo una pausa che sembrava interminabile, una voce femminile ha detto: “This is an important announcement” (questo è un annuncio importante), quindi un altro silenzio e poi un’annunciatrice, tutta vestita in nero, ha dato la mesta notizia che il Duca d’Edimburgo si era spento nella mattinata a Windsor.

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Non sarà mai possible riassumere una vita pubblica durata quasi 70 anni, accanto ad una Regina ma sempre un passo indietro: tanti momenti, solenni, di commemorazione o celebrazione, di stato, di incontri, tanti incontri, non tutti di gloria (Filippo era noto anche per le sue gaffes) ma tutti importanti – almeno per coloro che vi participarono e per gli inglesi.

Proviamo a riassumere con alcuni numeri – spegniamo il motore di 'opinione' per un momento - e guardiamo ad alcuni dati quantitativi. In quei 70 anni di servizio pubblico Filippo ha presenziato a più di 22.000 eventi da solo (il numero più che raddoppia per le occasioni insieme alla Regina) – vale a dire più di 300 interventi ogni anno per 70 anni ininterrotti; ha fatto quasi 5.500 discorsi ufficiali, visitato 143 paesi (quasi il plenum delle Nazioni Unite), ed ha avuto il patrocinio di più di 800 charities (organizzazioni non-profit, fondazioni tipo le onlus). L’elenco è lungo e non vedremo mai più numeri simili.

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Scegliamo una charity di cui Filippo era presidente onorario per esemplificarle tutte: the Duke of Edinburgh's Award Scheme, operativo in 144 nazioni. Portava, porta tutt'ora, il suo nome e il principe ha fatto sua l’iniziativa. L'idea originale non era sua, era di Kurt Hahn il preside della prestigiosa scuola di Gordonstoun, ma Filippo insieme a Hahn ha dato un impulso creativo di enorme energia. Questa onlus si dedica ad aiutare giovani da tutto il mondo ad eccellere in vari campi non solo accademici, adoperando la metodolgia del self-improvement (auto-miglioramento e crescita personale), per ragazzi e ragazze di qualsiasi background, qualsiasi etnia o origine. Più di 5.000.000 di giovani hanno partecipato al programma, che continuerà, ed hanno beneficiato della spinta ricevutane, che li ha fatti entrare alla pari nel mondo degli adulti. Aveva la capacità di comunicare con i ragazzi con rispetto ed entusiasmo, così come con i grandi della terra con umorismo e onestà intellettuale.

La sua non era stata una infanzia e un’adolescenza facili. Vagabondava da una residenza di parenti ad un’altra, mai a casa perchè non ne aveva. Addirittura quando firmava i registri di questo o quell’hotel molte volte dichiarava "of no fixed abode" (senza fissa dimora).

Va ricordato il suo interesse e impegno per la natura e l’ecologia ante litteram ed è stato il primo presidente del Wwf. Notevole era il suo interesse per la tecnologia e ingegneria e grande la sua curiosità di uomo intelligente per le nuove scoperte. Dobbiamo ringraziare Filippo per aver incominciato il processo di ammodernamento della monarchia britannica – era stato lui a invitare la Bbc a entrare a Buckingham Palace per vedere “la vita normale della famiglia reale”.

Vogliamo ricordare qualche frase sua? "Colui che ha inventato il tappeto rosso avrebbe dovuto farsi controllare da uno strizzacervelli” (The man who invented the red carpet needed his head examined); e durante una visita a un ospedale dei Caraibi, rivolto alla capo infermiera “voi avete le zanzare, io ho la stampa” (you have mosquitoes, I have the Press).

Dietro a una grande donna c’è stato un grande uomo, ma soprattutto un uomo normale, dedicato al servizio di sua moglie e non solo a quello dei cittadini britannici ma anche dei cittadini di tutto il mondo.

*Direttore delle

British School

del Friuli Venezia Giulia
 

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