Erdas omaggia Antonio Valente il cieco del ’500 che scriveva pop

La clavicembalista firma un cd di pagine del compositore napoletano. Ipovedente inventò un tipo di scrittura molto precisa, che l’artista ha voluto riprodurre



Metti un musicista cieco che, sullo sfondo di un tardo Rinascimento alle pendici del Vesuvio, inventa un nuovo tipo di scrittura musicale, aggiungi l’apporto di due tastiere storiche preziose, condisci il tutto con un pizzico di magia dovuto a una guest star felina ed ecco materializzato l’omaggio che Paola Erdas ha reso al compositore napoletano Antonio Valente, protagonista del suo nuovo cd appena uscito sul mercato per Hitasura Productions. Tra i più autorevoli cultori italiani della musica cembalo-organistica alla fine del XVI secolo sebbene ancora non molto conosciuto, Valente è un autore che appare spesso nei programmi di Erdas «perché mi emoziona, perché appartiene a quell’Italia spagnola alla quale ho dedicato tanti anni di studio, perchè è musicologicamente interessante con questo di misto di contrappunto severo e balli che sembra veramente pop music del ‘500, ma anche perché – prosegue l’artista – questo suo ‘Intavolatura de cimbalo’ è il primo libro che reca l’indicazione specifica ed esclusiva per il clavicembalo. C’è un unico esemplare al mondo di questo libro ed è custodito alla Biblioteca Vittorio Emanuele di Napoli dove, grazie all’aiuto di alcuni cari amici, ho potuto consultarlo allo scopo di fare una registrazione consapevole». Ma la vera particolarità di questa raccolta risiede nel fatto che Valente, pur dichiarandosi cieco, inventa un nuovo tipo di scrittura musicale, molto strana, molto precisa, molto incolonnata, fatta di numeri senza righe, ovvero c’è solamente una riga in mezzo che separa la mano destra dalla mano sinistra e questo ha incuriosito moltissimo Paola Erdas, che ha fatto le stampe di un foglio di musica della copia anastatica del libro e le ha portate al suo oculista per una diagnosi post-mortem. «Premettendo che Valente non era proprio cieco ma piuttosto ipovedente – racconta – l’oculista mi ha dato due ipotesi di malattia genetica progressiva che porta al buio totale ma che, in una certa fase, produce quella che si chiama visione a cannocchiale. Perdi cioè la visione periferica e riesci a vedere soltanto in un punto preciso, come guardando attraverso un piccolo buco. La prova l’ho fatta scrivendo io stessa un pezzo, che ho anche inserito nel disco, sullo stile di Valente ma senza le lenti a contatto e così, potendo vedere soltanto da molto vicino e molto focalizzato, sono riuscita a scrivere esattamente come lui». Per l’esecuzione di questi brani ha potuto contare sulla disponibilità di due strumenti rari e preziosi del XVI secolo come il Virginale Rucellai e il Clavicembalo Sansevero messi a disposizione da un amico collezionista svizzero. Nella sequenza dei brani ha scelto di non seguire l’ordine schematico del libro, a favore di un ordine più emotivo e spontaneo all’ascolto, modulato su un susseguirsi di contrappunto e di danza, di serietà e di leggerezza e contornandolo anche da musiche di autori ispanici coevi. A corredo del cd anche il buffo video ‘viaggiandoconpaolina’ visibile su youtube - http://youtu.be/uC5gBSi54nU - che vede protagonisti il virginale Rucellai e il micio Lully. «La realizzazione di questo disco, quale omaggio a un compositore straordinario come Antonio Valente, è stata davvero un’avventura fantastica che sono felice di aver portato a termine – conclude Erdas – ma confesso che la cosa più difficile è stata non suonare, non registrare, non fare il video ma far recitare il gatto, perché fa sempre e solo ciò che vuole lui». —


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