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A Trieste la supernonna di professione influencer: «Il nudo? Come le rughe, parte della vita»

Licia Fertz, 91 anni e 150 mila follower tra Instagram e Tik Tok, si racconta tra Trieste, l’Istria e il grande amore Aldo

TRIESTE Sul suo profilo Instagram si legge così: modella anziana e influencer per caso. Per il social è “Buongiorno Nonna”, una signora che invecchia con grazia dal 1930. Fotografia dopo fotografia si è conquistata un seguito di 112mila follower, ai quali se ne aggiungono altri 30mila su Tik Tok, la community dei giovanissimi per eccellenza. Eccola con una giacca color zucca e rossetto in tinta, su un’altalena in miniabito rosso e ginocchia candide al vento, in bianco e nero con lo chignon alto e il profilo scolpito, in giacca di jeans e abitino sbracciato di sangallo bianco. Al dito sempre anelli importanti e nessuna timidezza nel mostrare il suo corpo morbidamente segnato.

Non c’è da stupirsi che Ari Cohen, il fotografo del blog di modelle agée “Advanced Style”, e dell’omonimo documentario dal successo internazionale, commenti con cuoricini i suoi post e non veda l’ora di volare in Italia a conoscerla. “Buongiorno Nonna” è Licia Fertz, triestina, 91 anni, con radici a Isola d’Istria, dove vivevano i nonni materni, Giovanni e Palma Delise. Lineamenti importanti, un sorriso aperto, fotogenica ed empatica, il piacere di curarsi che trasmette in ogni immagine, Licia ha conquistato la Rete anche grazie all’amatissimo nipote Emanuele Usai, social media manager. Emanuele aveva poco più di quattro anni quando rimase orfano della mamma Marina, ventottenne unica figlia di Licia, e da allora nonna e nipote sono stati inseparabili. Così, quando nel dicembre 2017, dopo ben sessantadue anni di matrimonio, Licia perde il marito Aldo Spiller, originario di Gradisca, che ha assistito con tenerezza nei dieci anni di malattia, Emanuele capisce che deve aiutare la nonna a non rinchiudersi in se stessa e regalarle «il gran finale che si meritava».

Nonno Aldo muore il 2 dicembre 2017, per uno strano gioco del destino proprio nello stesso giorno e alla stessa ora di Emanuele. Nel marzo 2018 “Buongiorno Nonna” comincia a caricare i primi post su Instagram. E la “aged body positivity” di Licia, la sua spontaneità e i suoi messaggi sulla ricchezza e la serenità della vecchiaia cominciano a macinare follower e piovono migliaia di like. Un gioco per corroborare l’autostima che, post dopo post, è diventato un lavoro. Licia oggi, professione influencer.

Dalla sua grande casa di Viterbo, dove ogni giornata comincia per lei con la meditazione e, se il tempo non è bello, con una candela accesa che richiama il sole, nonna Licia racconta una vita non facile. Tutto comincia nella casa di Trieste dov’è nata, via Monte San Gabriele 14, anzi, precisa, all’epoca via Scorcola-Coroneo 733. Papà Meneghetto ferroviere, mamma Maria casalinga, il fratello più grande Raffaele. Scuole elementari in via San Francesco, dove andavano tutti i ragazzini del rione, medie tra Trieste e Isola d’Istria, «perchè i genitori - racconta - preferivano che abitassi con i nonni, dove ero al sicuro e c’era più da mangiare».

Il fascismo la fece pagare cara al padre, che rifiutò di cambiare il cognome Fertz (italiano da quattordici generazioni) nel più «italianissimo» Fermi: fu degradato da capotreno, il suo stipendio decurtato, e gli fu tolta la tromba che suonava nella banda delle Ferrovie.

Le tragedie della guerra sul confine orientale si abbatterono anche sui nonni, costretti ad abbandonare la loro casa affacciata sul mare di Isola, che venne espropriata, e a riparare in due stanze, camera e cucina. «I titini li facevano marciare fino a Capodistria cantando Bandiera Rossa nel cuore della notte», ricorda Licia. «Non avrebbero mai voluto lasciare la loro terra, ma avevano paura di essere internati a Lubiana. Alla fine sono arrivati a Trieste a piedi, portandosi dietro solo la biancheria intima. Ma il nonno, prima di partire, fece un piccolo buco nella botti di rovere che teneva in cantina, piene di refosco e malvasia... Si erano presi la casa, ma non il suo vino. A Trieste è morto di crepacuore, non accettava di non poter più lavorare, di aver perso tutto».

Sotto un suo intenso profilo in bianco e nero su Instagram, Licia testimonia un episodio terribile, durante l’occupazione titina di Trieste, quando aveva quattordici anni: «Sentii una scampanellata e andai ad aprire. Un soldato con la stella rossa mi puntò la baionetta, “lepa moja, lepa moja”, mi diceva. Bella mia, bella mia. Urlai e mia mamma li fece entrare. Credevano che mio fratello fosse un sovversivo, che nascondessimo armi...».

Diplomata infermiera al convitto “Suore della Provvidenza” di Gorizia, Licia lavora un anno nel reparto di pediatria del Burlo Garofolo. Poi il fidanzato Aldo, geometra, vince il concorso all’Ente Maremma e le fa la fatidica domanda di matrimonio, in ginocchio e con un diamante di Amsterdam. I 30 luglio 1955 si sposano e vanno a vivere a Viterbo, la sede professionale scelta da Aldo. Anche Licia continua a svolgere il suo appagante lavoro di infermiera all’Enpas. Il loro sarà un matrimonio solido e lunghissimo, cementato anche dal prendersi cura insieme del nipote Emanuele. «Non accettavo il lento spegnersi di mio marito - dice Licia, riandando ai duri ultimi anni della malattia - e quando è mancato mi pareva che anche la mia vita si fosse chiusa, che nessuno avesse più bisogno di me. Mio nipote mi ha regalato la terza vita: la prima me l’hanno data i genitori, la seconda lui, bambino, quando ha perso la mamma e dovevo farmi forza perchè non mi vedesse piangere, la terza quando Emanuele ha cominciato con me il gioco delle fotografie».

Qualche vestito vintage comprato nei mercatini, l’invito ad accompagnarlo fuori, i primi “scatti” con quegli arditi abbinamenti cromatici che Licia studiava per piacere al marito Aldo. Emanuele comincia così a riportare la nonna alla vita. E che vita. Instagram viene “piegato” all’unicità della signora: niente post sintetici, ma suggerimenti, incoraggiamenti, ricordi che diventano veri e propri racconti, in due lingue, sfidando le pillole piene di hashtag dei social. E quando i commenti salgono, uno dietro l’altro, la bolla di solitudine evapora.

“Buongiorno nonna” è più arzilla che mai e non ha paura di mostrarsi. Dopo il nudo per una marca di gioielli, televisioni e giornali si scatenano e Licia finisce nature anche sulla copertina di Rolling Stone. «Non ammetto i falsi pudori, le ipocrisie. Non ci si deve vergognare del corpo che cambia. Il nudo fa parte della vita, come le rughe. Ora - sorride - sono un cavallo impazzito». —

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