Una guida per l’«Ulisse», il libro più famoso e meno letto del secolo

John McCourt docente di Letteratura inglese e cofondatore della Trieste Joyce School Foto di Andrea Lasort

A quasi cent’anni dalla pubblicazione del capolavoro di James Joyce (nel 2022) il docente John McCourt spiega come affrontarlo nei suoi episodi e come rapportarlo a Trieste 

TRIESTE «È inutile fingere e creare irrealistiche aspettative: nessuno è propriamente preparato per leggere, nel senso “normale” del termine, l'”Ulisse”. Arrivare alla fine di quella che tanti considerano la più grande opera di prosa mai scritta in lingua inglese è una sfida difficile, ma anche ricca e gratificante: è come compiere un’odissea: richiede pazienza, fantasia, umiltà, coraggio, forza mentale, e soprattutto tempo e un forte senso d’umorismo». Con questo accattivante incipit John McCourt apre: “'Ulisse' di James Joyce - Guida alla lettura” (Carocci Editore, 2021, pp. 200, euro 19). Oltre a essere l'autore del seminale “James Joyce. Gli anni di Bloom”, McCourt è cofondatore della Trieste Joyce School, vice-presidente dell’International James Joyce Foundation e ordinario di Letteratura inglese all’Università di Macerata. Gli abbiamo chiesto d'anticiparci qualcuna delle sue “istruzioni per l'uso” dell'”Ulisse”: «Il gusto di questo romanzo – esordisce McCourt - s'acquisisce leggendolo, un po' come bevendo una Guinness che all'inizio sembra amara e che poi, sorseggiandola a piccole dosi, diventa piacevole».



Nel libro Lei consiglia a chi trova difficoltà a leggere l'”Ulisse” di saltare interi capitoli!

«Non bisogna preoccuparsi più di tanto, se si ha difficoltà coi primi episodi meglio passare subito al quarto, a 'Calipso', perché da lì il libro è molto più leggibile. Si può sempre tornare indietro e recuperare! In fondo il romanzo inizia due volte. Una prima volta col giovane, arrogante e filosofeggiante Stephen Dedalus, e una seconda con Leopold Bloom, che é molto più amabile e umano. Ugualmente non mi fisserei su episodi veramente tosti come 'Scilla e Cariddi' e 'Mandrie al sole', di cui magari si può leggere il riassunto in qualche guida al libro, poi ci si dà un'occhiata per rendersi conto dello stile e si salta avanti. È come leggere la Bibbia, non è che uno si mette seduto e la legge dall'inizio alla fine...».

Perché i joyceani quando parlano dell'”Ulisse” dicono 'episodi' e non 'capitoli'?

«L'”Ulisse” è l'epopea di una giornata, il 16 giugno del 1904, e quindi, come l'”Odissea” di Omero, è strutturata in episodi. Episodio è un termine più aperto che da più spazio a tutte le cose che Joyce vuole utilizzare. Di contro l'uso del termine 'capitoli' farebbe pensare a un romanzo tradizionale».



Com'è strutturata la sua guida alla lettura?

«Il 2022 sarà il centenario della pubblicazione l'”Ulisse”, il libro più famoso e meno letto del secolo. La mia “guida” è pensata per il lettore “innocente” che non l'ha ancora mai letto. Il mondo è pieno di libri su Joyce di esperti per esperti, ma l'”Ulisse” non è nato come un libro elitario, è scritto per tutti. Dopo un'introduzione generale, spiego ogni episodio del romanzo, fornisco le coordinate dell'ora, luogo e simbologie, poi delineo la trama dell'episodio in modo che il lettore possa orientarsi nel testo e infine chiudo ogni episodio con un'analisi linguistica in cui tento di raccontare anche un po' del contesto storico culturale. Ogni lettore troverà poi la sua chiave d'accesso attraverso le proprie esperienze, siano esse musicali, artistiche, storiche o politiche».



Quale parte del libro preferisce?

«Mi piacciono molto i primi episodi in cui appare Leopold Bloom perché, pur essendo un personaggio letterario, sembra un vero essere umano, ha senso dell'humour, è generoso, ha un grande senso di giustizia e fair play. Poi mi piace il penultimo episodio, 'Itaca', con quest'idea del ritorno a casa, del Nostos, anche per com'è strutturato, a domande e risposte. Lì troviamo tutte le informazioni che abbiamo aspettato con impazienza per 16 episodi. Alcuni passi sono d'una bellezza poetica unica».

Quanta Trieste c'è nell'”Ulisse”?

«”Ulisse” non esisterebbe senza Trieste. Qui Joyce decise di scrivere l'epopea di due razze, quella irlandese e quella ebraica e non l'avrebbe potuto fare senza l'impatto enorme che ebbero su di lui figure come Svevo. A differenza della Dublino del 1904, Trieste era davvero cosmopolita. La città piena di stranieri, di persone di altri mondi e culture, che appare nel romanzo è Trieste, non Dublino!».

In assenza d'una traduzione in triestino, tra quelle in italiano, quale consiglia?

«”Penelope”, l'ultimo episodio, è già stato tradotto in triestino, sarebbe bello che lo fosse tutto il resto, anche perché Joyce parlava e scriveva un triestino molto ricco. Delle traduzioni italiane ognuna ha la sua importanza. Quella di De Angelis è classica ma non ne coglie l'umorismo, cosa che riesce meglio a Terrinoni assieme all'irlandesità. Quella recente di Biondi riesce più degli altri a rendere in italiano la poesia e la ricchezza del linguaggio usato da Joyce».

Si farà quest'anno a Trieste il 27° International James Joyce Symposium?

«Dal 14 al 18 giugno, Comune, Scuola Joyce e Università di Trieste sperano di poter ospitare l'Omniscientific Joyce. Procediamo con grande cautela, perché è impossibile pronosticare come sarà la situazione a giugno. Se si farà, sarà per gran parte on line, con una piccola parte live a Trieste, proprio per dare senso all'importanza dei risultati degli studi e dell'impegno riversato da diverse persone nel dare nuova vita agli studi joyceani a Trieste». —
 

Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi