Ursula Hirschmann, la “Madre dell’Europa” trovò a Trieste la solennità dei caffè affacciati sul mare

Dal 1935 al 1938 visse gli anni della militanza prima di seguire al confino sull’isola di Ventotene  il marito Eugenio Colorni. Lì contribuì a scrivere il manifesto delle libertà future

TRIESTE. «Arrivai a Trieste al principio dell'aprile 1935, all'età di ventidue anni, e la vita in questa città mi piacque subito molto. La città mi sembrava essere sempre in festa, così piena di sole, di vento fresco, pasticcerie a ogni angolo, mercati all'aperto con montagne di frutta, verdura e pesci di tutti i colori, la grande piazza con i caffè solenni e il mare davanti. La gente faceva ogni giorno la stessa passeggiata attraverso le strade festose fino alla piazza e ritorno, sempre con lo stesso piacere». Così Ursula Hirschmann, politica e antifascista tedesca, più nota come una delle “madri fondatrici dell'Europa”, descrive il suo primo approccio con Trieste nelle sue memorie “Noi senzapatria”.

A Trieste era arrivata, via Parigi, da Berlino dov'era nata nel 1913 da un'agiata famiglia ebraica. Era in fuga dalla Germania nazista, dove la giovane studentessa di economia era stata attiva in gruppi universitari socialisti. Come i suoi compagni, anche lei scalpitava per passare all'azione, ma la Spd, il Partito Socialdemocratico tedesco seguitava a frenare ogni loro iniziativa, così s'era avvicinata alle frange di resistenza comuniste. Quando nel 1933 la repressione nazista iniziò a intensificarsi e un caro amico venne arrestato, Ursula fuggì a Parigi col fratello Albert (che poi divenne un illustre economista e politologo).

Nel 1934 a Parigi, frequentando i circoli dei fuoriusciti, Ursula incontrò Eugenio Colorni, un giovane filosofo, socialista, che aveva conosciuto in Germania dov'era stato lettore d'italiano presso il filologo Erich Auerbach al'Università di Marburg. Colorni – anche lui di origine ebraica - stava scrivendo un libro su Leibniz, ma da tempo faceva parte di Giustizia e Libertà ed aveva abbracciato l'antifascismo militante. Ursula si trovò subito in sintonia con lo studioso italiano col quale condivideva una granitica fede libertaria e nel '35 lo seguì a Trieste, dove Colorni aveva accettato un posto di insegnante di filosofia nella scuola magistrale femminile Giosuè Carducci, incarico per il quale non occorreva fare il giuramento fascista. Da Trieste Colorni teneva anche i contatti fra i giovani antifascisti triestini, intellettuali come Bruno e Gino Pincherle e Giorgio Radetti, che Ursula descrive come un “gruppo di outsiders, un po' malinconici e un po' cinici, fieri del loro voluto isolamento” e il Centro interno socialista di Milano.

La bella tedesca e il giovane studioso divennero amanti e poi sposi. A Trieste nacque nel '37 la prima delle loro tre figlie, Sofia, seguita da Renata (famosa traduttrice dal tedesco per Bollati Boringhieri, Adelphi e curatrice dei Meridiani Mondadori) e da Eva che sposò Amartya Sen, futuro premio Nobel per l'economia.

In “Noi senzapatria”, Ursula Hirschmann racconta che a Trieste - dove visse fino al 1938 - prima furono gli unici inquilini di un'affittacamere vedova e che poi presero in affitto un appartamento. A Trieste Ursula imparò a conoscere un senso di libertà mai sperimentato prima, determinato anche dal fatto che “in Italia tutta la vita si svolge in strada”. Si stupisce dalla gentilezza dei triestini «comprare un chilo di arance al mercato o entrare in un caffè era una festa per quello scambio naturale di parole gentili che accompagnava ogni incontro». Colorni passava la mattina ad insegnare alle Magistrali e verso l'una Ursula lo aspettava davanti al portone della scuola per andare poi a far colazione insieme in qualche piccola trattoria.

A Trieste Ursula riprese gli studi e si laureò in letteratura tedesca a Venezia. In realtà era tutta una copertura, la coppia era coinvolta nell'opposizione clandestina al fascismo e il loro attivismo radicale portò all’arresto e al confino di Colorni sull’isola di Ventotene. Ursula Hirschmann ottenne dalle autorità il permesso di seguire il marito sull'isola pontina, dove erano esiliati altri intellettuali antifascisti, tra cui Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Ne scaturì un incontro di idee che portò nel 1941 alla stesura del Manifesto di Ventotene, “per un’Europa libera e unita”. Scritto clandestinamente su cartine di sigarette, era sia una dichiarazione politica che un modello per una futura federazione democratica d’Europa. Il manifesto invitava a una rottura col passato dell’Europa per formare un nuovo sistema politico attraverso la ristrutturazione della politica e una profonda riforma sociale. Non essendo oggetto di provvedimenti restrittivi, Ursula fu in grado di tornare spesso sulla terraferma riuscendo così a diffondere il Manifesto di Ventotene negli ambienti dell'opposizione.

A Ventotene però la coppia era entrata in crisi, ed era scoppiato un grande amore tra Ursula e Altiero Spinelli. Insieme si spostarono a Milano e, mentre le forze alleate sbarcavano a Bari, nel 1943 fondarono il Movimento Federalista Europeo. Intanto Eugenio Colorni, unitosi ai partigiani dopo esser fuggito da Melfi dov'era stato trasferito, venne ammazzato dai fascisti della banda Koch a Roma pochi giorni prima dalla liberazione della capitale. L’anno dopo Ursula e Altiero si sposarono e passarono il resto dei loro giorni a dare forma al loro sogno di un'Europa libera, pacifica e unita. Ebbero tre figlie: Diana, Barbara (giornalista e parlamentare) e Sara. A Trieste la Hirschmann tornò negli anni '60 per far visita a Bruno Pincherle. Nel 1975, prima d'essere colpita da aneurisma cerebrale, fondò a Bruxelles l'Associazione Femmes pour l'Europe. La “Madre dell'Europa” morì nel 1991 a Roma. Riposa nel cimitero acattolico all'ombra della Piramide Cestia. 

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