Tom Preston, il figlio dei fiori dalla California al mare di Duino: «È il mio paradiso»

Studi in Austria, poi a Kabul accanto agli hippie. Oggi è un pastore di anime sedotto dal Collio

TRIESTE Chi frequenta Duino, il ristorante Al Cavalluccio Marino e la sua locanda, lo avrà sicuramente notato, seduto sotto la pergola, lunghi capelli grigi, abbronzatissimo e sportivo, con la sua pipa e i suoi libri, ma col costume sempre pronto per una lunga nuotata. È Tom Preston, nato in California, dove ha vissuto tra i “figli dei fiori” nell’Età dell’Acquario. All’inizio degli anni ’70 se n’è poi andato in Afghanistan ad aiutare giovani hippie sbandati a Kabul e lì ha avuto la rivelazione della sua vocazione. Tornato negli Usa è diventato pastore protestante. La passione per la musica lo ha spinto infine a trasferirsi in Austria, fino a quando i suoi passi non lo hanno portano sul Collio e a Duino, dove, da quando è in pensione, passa metà dell’anno. Lì ha scritto quattro libri in cui ha descritto i suoi incontri con la gente del Collio e le storie di quei territori belli e tormentati. Ma chi meglio di lui può raccontarci la sua vita, a partire da cos’è significato essere giovani in California negli anni della controcultura giovanile.

«Son nato e cresciuto a La Cañada, una piccola cittadina vicino a Los Angeles. Gli anni ’50 e ’60 erano tempi eccitanti – ricorda Tom Preston – a 14 anni ho fondato una rock band, andavo a sentire i Doors a Hollywood e mi spostavo in autostop su e giù per i monti della California. Ero un “ragazzo sandwich”, tra due sorelle, avevamo genitori amorevoli che ci hanno dato la libertà d’esplorare l’universo. E io l’ho fatto. Mio padre era un “graphic artist” e nel ’39 lavorò per Walt Disney al film “Fantasia”. Ho ancora degli schizzi di Micky Mouse che disegnò per quella produzione. Al College, ho poi studiato musica e tedesco. Per questo motivo nel 1972 passai un semestre viaggiando in Austria, Italia e Germania. Quando tornai a casa non ero più la stessa persona. L’Austria mi aspettava». Il percorso del suo ritorno a Salisburgo da Los Angeles fu però particolarmente tortuoso, e passò addirittura per l’Afghanistan.

«Sì, prima dell’università volevo fare un qualche servizio socialmente utile. Si presentò la possibilità di unirmi a un gruppo di lavoro che si prendeva cura degli hippies e dei globe trotters che volevano raggiungere Katmandu ma che finivano ammalati o in prigione a Kabul. Era il 1973, prima dell’arrivo dei russi e poi dei talebani, e l’Afghanistan era paese molto povero, diverso rispetto a oggi. Imparai un po’ di lingua farsi e che significa vivere in un paese musulmano. Riuscimmo a tirare fuor di prigione alcuni ragazzi e rimetterli in sesto nella nostra casa. Imparai la gratitudine e il rispetto per gli altri». Intanto in Afghanistan qualcosa era cambiato nell’animo dell’ex-figlio dei fiori.

«Tornato negli Usa – riprende a raccontare Tom Preston – decisi di studiare teologia a Boston, erano gli anni ’74-’77, e allo stesso tempo fondai un gruppo canoro, sì, perché nella mia vita ho sempre suonato, composto musica e cantato. Durante i fine settimana lavoravo come giovane pastore in una chiesa protestante di campagna. Poi nel 1979 ho avuto l’opportunità di lavorare a Salisburgo per Young Life Austria. È stata un’esperienza fantastica, ero giovane, scapolo e lavorare con giovani adolescenti, ascoltarli, imparare da loro era il miglior pane quotidiano. A volte prendevamo 34 bici e raggiungevamo addirittura il Monte Gargano. Per loro composi un musical, “My Train”, che andò in scena con 120 giovani protagonisti. Ebbe tredici repliche. La musica era la mia vita. Da allora ho scritto anche una raccolta di Pop Songs e Christian Songs in inglese e tedesco».

Un torrente d’energia e positività sembra caratterizzare la vita di Tom Preston e le sorprese non finisco qui, in Austria incontra la futura moglie con la quale avrà tre figli (naturalmente cantano tutti e tre). Intanto viene ordinato ministro della Chiesa Luterana di Salisburgo (che opera in collaborazione con la chiesa di Trieste) dove ha svolto il suo servizio per 25 anni. Alla domanda su cosa pensa dell’obbligo del celibato per i preti cattolici, Preston risponde: «Credo che ognuno di noi abbia specifici doni e vocazioni, e penso sia importante decidere qual è la strada che si vuole intraprendere. La chiamata deve essere una scelta, non un obbligo. Spero che un giorno la Chiesa cattolica possa aprire le sue porte a questi temi. Ma una vita di celibato può essere anche una gran benedizione». Un bel giorno, dodici anni fa, Tom Preston si scopre stanco della sua routine, forse è un po’ in crisi, ha voglia di libertà, di camminare senza meta, ma da dove partire? Dall’Austria a Trieste la via è breve, e il caso lo porta a Cividale del Friuli. Il clima gli ricordava quello della California. Armato del solo bastone da passeggio e di uno zaino da lì è partito a piedi alla scoperta del Collio. I suoi giri lungo il Natisone, l’Isonzo e lo Judrio, attorno ai colli di Russiz, Giasbana e San Floriano, le soste negli agriturismi, le degustazioni dei vini, gli incontri con persone straordinarie, saranno poi materiale per i suoi libri.

«Fu come imbattermi in una mini Provenza, che a ogni passo, a ogni albero, rivelava la sua bellezza – dichiara Preston – non sapevo dove stavo andando, solo che avevo certamente scoperto il Friulano, ovvero il mio vino preferito. Poi qualcuno mi consigliò d’andare Al Cavalluccio e quando arrivai al porticciolo di Duino e misi a terra il mio zaino, pensai d’essere finalmente arrivato in paradiso. Quella notte mi accolse Gustavo, il cameriere argentino ch’era stato il maggiordomo del Principe Torre e Tasso, quando andai in camera iniziai a scrivere le mie avventure. Il legame con Duino s’è poi rafforzato grazie all’amicizia con Marino Rosso, che è stato il cuore del Cavalluccio per 25 anni. Da allora, ogni volta che torno – quale che sia il periodo dell’anno – io lì mi sento a casa».

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