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A Grado nasce il primo museo sommerso intorno al relitto più antico del golfo

Siglato l’accordo tra il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Erpac Fvg con il coinvolgimento degli atenei di Udine, Venezia e del Salento per il primo parco archeologico sommerso

GRADO Sarà il primo progetto per la valorizzazione del patrimonio archeologico subacqueo del Friuli Venezia Giulia, un vero e proprio “museo sommerso”, creato intorno al relitto della nave romana “Grado II” che giace sepolto nella sabbia a diciannove metri di profondità e a sette miglia al largo della costa di Grado. L’accordo per la realizzazione del progetto è stato siglato nei giorni scorsi dal Segretariato regionale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo del Fvg e l’Erpac, Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Fvg. L’idea è di creare un vero e proprio parco archeologico subacqueo, con un percorso di realtà aumentata, per rendere accessibile a tutti il prezioso relitto scoperto da un pescatore nel 1999 non lontano dal punto in cui venne ritrovato il relitto dell’altra nave romana individuata nel golfo, la Julia Felix.

L’accordo firmato è l’approdo e il punto di avvio di un lavoro iniziato dieci anni fa da parte dell'allora Soprintendenza Beni Archeologici Fvg, con fondi erogati dal Ministero per i beni e le attività culturali e la collaborazione delle Università degli Studi di Catania e di Udine, e che ora prevede l’avvio di una fase operativa con l’intervento di pulizia e messa in luce delle parti del relitto che affiorano dal fondale, un’indagine stratigrafica per accertare la consistenza in profondità del giacimento e la presenza di resti lignei dello scafo, la produzione di una documentazione completa e un’estensione dell’attuale copertura tramite grate modulari metalliche utili alla protezione e alla fruizione del sito. Tutti interventi affidati a Erpac Fvg e finanziati dal progetto “UnderwaterMuse” nell’ambito del Programma Interreg V-A Italia-Croazia 2014-2020.



Al Segretariato regionale del Mibact spetterà invece, tramite la Soprintendenza, la direzione scientifica e operativa dell’operazione, con il supporto dell’Università degli Studi di Udine e in collaborazione con le Università del Salento e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia partner del progetto “UnderwaterMuse”. In parallelo, è in corso di realizzazione un portale - previsto dal progetto “UnderwaterMuse” - in cui verranno divulgati i dati, le immagini e i lavori riguardanti “Grado II”, oltre a quelli di altri siti archeologici sommersi presenti in Adriatico.



Tornerà così a nuova vita e potrà essere vista e visitata dai turisti subacquei e non solo, la nave romana che naufragò un disgraziato giorno tra la metà e la fine del III secolo a.C., ben prima quindi della fondazione romana di Aquileia, mentre trasportava un carico di anfore adriatiche piene di vino. «Si tratta - spiega Massimo Capulli, docente di Archeologia subacquea e navale all’Università di Udine - della più antica testimonianza archeologica sommersa di epoca storica dell’intero Alto Adriatico».

Capulli, che da anni studia il relitto e che tra il 2012 e il 2015 ha guidato il progetto per realizzare e posare sul giacimento una prima struttura metallica di protezione-valorizzazione, sottolinea l’importanza del relitto, «una nave oneraria naufragata in una parte dell’Adriatico non ancora romanizzata, lungo una rotta ideale che congiunge Punta Salvore, la punta più estrema dell’Istria, con Porto Buso, uno dei principali accessi della laguna di Grado, in quel sistema di acque interne che un secolo dopo giocherà un ruolo fondamentale per la nascita e lo sviluppo di Aquileia». «Pandemia permettendo il lavoro in mare inizierà fra luglio e agosto - spiega Rita Auriemma, del Dipartimento Beni culturali dell’Università del Salento e coordinatrice scientifica del progetto “UnderwaterMuse” -, e comporterà una serie di operazioni». «Nella prima fase - continua Auriemma - saranno rimosse le attuali griglie protettive, e messo in luce il giacimento per tutta la sua estensione, e verrà effettuato il rilievo fotogrammetrico, utile anche a una ricostruzione in tre D del relitto; poi faremo due saggi di scavo in profondità per verificare la consistenza del carico e l’eventuale presenza dei resti dello scafo». La seconda parte del progetto prevede la risistemazione delle griglie di protezione (che non impediscono la visione del relitto) e l’avvio di tutta una serie di attività, dal coinvolgimento dei diving center per le visite subacquee, alla produzione di videoanimazioni per far “immergere” sul relitto anche chi non va sott’acqua.

«La vera sfida – intervengono il segretario regionale Roberto Cassanelli e la Soprintendente Simonetta Bonomi – è di riuscire tutti insieme a individuare le strategie migliori per la musealizzazione “in situ” del relitto, da una parte rispettando le esigenze della tutela, dall'altra favorendo la più ampia accessibilità, anche attraverso il ricorso alla realtà virtuale e aumentata». «L’accordo appena siglato - sottolinea ancora Anna Del Bianco, direttore generale di Erpac Fvg - è particolarmente importante perché consolida la collaborazione tra Erpac, università, centri di ricerca e Ministero, nello sviluppo di progetti che coniughino ricerca, valorizzazione e promozione turistica, perché il turismo sostenibile è uno strumento fondamentale per la diffusione e conoscenza del patrimonio anche e soprattutto archeologico». —
 

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