Oblivion in “History of Rock” 53 hit da Presley a Springsteen

È il video della nuova performance del gruppo col triestino Davide Calabrese «Abbiamo trovato una lingua universale: italiano, inglese, “onomatopese”»



Uscito il 16 febbraio, dal 25 sarà in tutti i digital store, con etichetta Parametri Musicali Snc, il video della nuova performance degli Oblivion “History of Rock”, con il triestino Davide Calabrese, attore e regista, già protagonista insieme ai colleghi di altre clip che sul web hanno spopolato. Il gruppo, per l’occasione, si trasforma in una band a cappella, senza strumenti o basi musicali, per raccontare più di 50 anni di storia della musica rock in sei minuti e solo con le cinque voci.


Famosi per i riassunti in musica di grandi classici della letteratura, da “I Promessi Sposi in 10minuti” a “Shakespeare in 8 minuti”, e per le parodie irriverenti dei brani più famosi della musica italiana, gli Oblivion questa volta propongono 53 note hit, che partono dal 1955. Tra i brani scelti quelli di Elvis Presley, The Beatles, U2, Queen, Bruce Springsteen, David Bowie, Guns N’ Roses, Rolling Stones, Iron Maiden, Led Zeppelin e tanti altri.

«Non avrei mai pensato di essere rock - commenta Calabrese - essendo cresciuto tra operette e valzer viennesi, ma questa è anche la bellezza di lavorare in un gruppo: nascondersi in mezzo a cinque, urlare “rock and rooooll”, e fingere di sapere chi sono i Rammstein, anche se l’ultimo concerto visto è quello di Fiorella Mannoia».

«Sono pezzi di 50 mostri del rock - aggiungono gli altri componenti - rifatti a cappella cantando i riff di chitarra più potenti della storia. È la dimostrazione che quando sei rock dentro non importa se sai suonare o meno, un modo per rockeggiare lo trovi. Il brano ha un piglio enciclopedico perché contiene anche i generi che si sono evoluti nel corso del tempo, con un lavoro maniacale di ricerca sull’emissione vocale e sull’effettistica per ricostruire, con le voci e senza strumenti, il sound originale di ognuno di questi dischi pazzeschi. Abbiamo trovato - sottolineano - anche una lingua universale, un po’ italiano, un po’ inglese, un po’ “onomatopese”. E alla fine si capisce tutto. Tranne - scherzano - il perché abbiamo fatto una roba del genere. Quello resta un mistero».

La performance è tratta da Oblivion Rhapsody, il nuovo show del gruppo, allestito in autunno ma fermato poco prima del debutto a causa della pandemia. «Abbiamo affrontato lo stop da Covid-19 come facciamo di solito - racconta ancora il triestino - dandoci da fare. Siamo gli iperattivi dell’inutile, indefessi e instancabili fan del superfluo, quindi abbiamo alternato produzioni di materiale online con studi personali. Abbiamo imparato a suonare strumenti, a dipingere, a usare software, a scrivere. Insomma, tutto secondo il vecchio adagio: “ho fatto di tutto pur di non lavorare”».

Gli Oblivion si definiscono i cinque sensi della satira musicale, i cinque continenti della parodia, i cinque gradi di separazione fra i Queen e Gianni Morandi. Da anni, come formazione di successo a teatro e in tv, propongono «spettacoli che puntano - spiegano - a regalare al pubblico un'esperienza folle e irripetibile che provoca risate scomposte, isteria collettiva, ma soprattutto interminabili richieste di bis». —

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