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Nel mare selvaggio della baia di Grignano dove nella piccola grotta nascevano amori

Una veduta aerea di Grignano. Per l’attore Fulvio Falzarano è stato il luogo prediletto delle avventure estive, un piccolo paradiso terra-mare

La domenica le trasferte al Bagno della Polizia di Sistiana su un pullman grigioverde

Sono cresciuto nel quartiere di Gretta, a nord-ovest della città, e da ragazzino non ho mai avvertito il desiderio urgente di conoscere il fermento - all'epoca ancora molto contenuto - della vita del centro. Trieste si sa è un luogo bello da viverci, anche nella sua periferia, i problemi ci sono come dovunque, ma è raro trovarsi in un posto veramente brutto. Questo mi era chiaro da sempre, per lo meno da quando ebbi l'occasione di spingermi un po’ più in là del cortile sotto casa. Non si desiderava la bella stagione per poter uscire a perlustrare zone limitrofe inesplorate e luoghi noti scoperti da poco, eravamo sempre in giro, con qualsiasi tempo in qualsiasi momento dell'anno; quando sarebbe arrivata avremmo soltanto adeguato il nostro vestiario e allargato il raggio d'azione.

Certo d'estate il richiamo del mare era forte, ma bisognava osare rispetto all'anno precedente, uscire dal controllo a vista di genitori più o meno attenti e severi. Appiedati com'eravamo, il posto al mare più lontano e facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici era la baia di Grignano. E presto diventò la nostra meta preferita. Mai sfiorata l'idea di affacciarci agli stabilimenti balneari che sorgono a destra nella baia scendendo dalla strada costiera. Il paesaggio che si offriva a sinistra nell'attuale Riva Massimiliano e Carlotta era selvaggio e invitante, e la discesa a mare richiedeva destrezza, grossi scogli non permettevano la minima distrazione, motivo in più per saggiare le nostre capacità. Non eravamo certo tipi da sabbia o spiaggette. L'enorme masso che delimita il confine con il parco di Miramare non solo nascondeva una spiaggetta intima, da noi snobbata alla grande anche se meravigliosa, ma costituiva soprattutto una fantastica rampa di lancio con altezze diverse per il nostro torneo interno di tuffi, avevo da poco imparato a lanciarmi di testa e già mi sentivo competitivo, smanioso di accrescere la stima nel gruppo.

Per chi invece desiderava appartarsi con la “simpatia” del momento, per far bella figura, o per suggellare un :- te se meti con mi?- in un posto all'altezza della proposta, non si poteva sperare di meglio che la piccola grotta con due ingressi raggiungibile solo dal mare, subito dopo la spiaggetta sopracitata. All'epoca – ragazzini dai 12 ai 14 anni nei primi anni settanta – c'eravamo solo noi in quel paradiso terra/mare, per lo meno questa era la sensazione che provavamo, come tutti quelli della nostra età.

Un muretto corre dal grande masso lungo gli scogli e si interrompe prima di un'altra e più consistente scogliera che racchiude tutto il porticciolo della baia. E su quel muretto ci si poteva rilassare o prendere il sole, fare colazione o sgranchire i giovani arti, dopo le acrobazie sugli scogli. Unico neo: neanche un centimetro d'ombra in tutta la zona, bisognava tenere duro fino a dopo le 13.00, quando il sole cominciava il suo tragitto verso il mare e piano piano dietro il muretto si allungava la linea d'ombra dove ci si accucciava ustionati.

Ma a quei tempi non era un vero problema. La domenica era tutta un'altra storia. Per noi, figli di poliziotti, era una giornata speciale perché si andava in trasferta, si usciva dal seminato per raggiungere la baia di Sistiana dove c'era appunto, il Bagno della Polizia. E per arrivarci dovevamo prendere un pullman grigioverde di quelli con il cofano motore dentro la cabina di guida. Dopo aver raccolto in vari punti della città quante piu famiglie di poliziotti riuscisse a contenere, il mezzo dello Stato arrivava ai limiti del centro città in viale Miramare dove c'era la nostra fermata.

Quindi ci toccava sempre il fondo del pullman proprio sopra le ruote e l'aria bollente all'interno dell'abitacolo era così satura di gasolio industriale, creme al cocco e afrori vari, che all'altezza della pineta di Barcola, dopo un'occhiata veloce, mia madre mi sussurrava discreta all'orecchio – Devi vomitare? - Poi il buio, la mia lotta dignitosa in silenzio contro la nausea crescente, non ho ricordi di tutto il tratto della strada costiera, solo rumore di fondo indistinto e gli altri sensi azzerati.

I tornanti in discesa per raggiungere la baia erano il colpo finale, la prova più dura, non sempre superata...all'arrivo tanto agognato la mia faccia era colore del pullman e sapevo che la mia giornata in trasferta sarebbe trascorsa quasi per intero all'ombra di un enorme pino nel parco del Bagno della Polizia, sopra un materassino rosso e blu prontamente gonfiato da mio padre, con il conforto di un succo alla pera. Come non restare con il chiodo fisso al nostro angolo di paradiso di Grignano? Tutto ciò accadeva molto prima che il grande scoglio marcasse per sempre il limite dell'Area Marina Protetta di Miramare istituita nel 1986 dal Ministero dell'Ambiente per prima in Italia, includendo di fatto l'intera “nostra” zona. Una sorte ben diversa è toccata al parco del Bagno della Polizia della baia di Sistiana, non posso dire di esserne contento, ma se avessi dovuto scegliere... —

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