Contenuto riservato agli abbonati

Anche Fellini lavorò alla “Città dolente”, la prima docufiction del cinema dell’esodo

Il film del 1949 di Mario Bonnard mantiene un interesse e una forza che vanno oltre l’aspetto propagandistico

POLA “Pola città chiusa”. Poteva forse essere questo un titolo più appropriato (in contrasto con “Roma città aperta”) per “La città dolente” (1949) di Mario Bonnard, unico film di finzione a raccontare in senso stretto l’esodo che nel 1947, dopo il trattato di Parigi del 10 febbraio, svuotò Pola (30mila esuli su 32mila residenti). Del resto “La città dolente” si apre con una struggente panoramica che allude proprio al legame storico e culturale fra le due città: “Questa è Pola – recita un’enfatica voce fuori campo – adagiata su sette colli a somiglianza di Roma”.

Ma a differenza di “Roma città aperta”, film capostipite del Neorealismo che tanta fama portò al cinema italiano, “La città dolente” fu invece il capostipite di...

Questo articolo è riservato a chi ha un abbonamento

Tutti i contenuti del sito

1€ al mese per 3 mesi poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Noi Il Piccolo la comunità dei lettori

Video del giorno

Indonesia, come una nuova Pompei: l'eruzione del vulcano Semeru trasforma un villaggio

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi