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Da Nora Gregor ad Alexander Moissi: le stelle del cinema nella Trieste imperiale

Paul Henreid, Ingrid Bergman e Humphrey Bogart in “Casablanca”.

Nati e cresciuti sotto l’Austria arrivarono fino a Hollywood creando un ponte con la Mitteleuropa

TRIESTE «Si potrebbe scrivere un romanzo sullo stato d’animo di quella esiliata» disse il grande regista Jean Renoir a proposito dell’attrice goriziana di origine austriaca Nora Gregor (classe 1901), splendente protagonista de “La regola del gioco” (1939), commedia amara di Renoir con trama da operetta, fra i massimi capolavori di sempre.

E si potrebbero scrivere romanzi anche sugli altri divi e dive triestini e giuliani nati sotto l’Impero asburgico, che si imposero nella Mitteleuropa (e a Hollywood). Ricorrono nel 2021 i 125 anni dall’arrivo del cinema a Trieste (luglio 1896 al Teatro Fenice), e non bisogna dimenticare che il primo sviluppo della settima arte da queste parti si svolse sotto le insegne dell’aquila bicipite.

Ita Rina in “Erotikon”, un film muto del 1929 diretto da Gustav Machatý


Così, eccetto il lottatore e irredentista Giovanni Raicevich, i primi protagonisti nostrani sul grande schermo furono attrici e attori cresciuti nella tradizione multiculturale della quarta città dell’Impero, che ai tanti teatri aveva aggiunto prima della Grande guerra un numero record di sale cinematografiche (17). Grazie alla familiarità con la lingua e l’atmosfera della “felix Austria”, aspiranti dive e divi locali si spinsero verso il rampante cinema centroeuropeo. Negli anni ’20, Vienna, dove Schnitzler e Hoffmanstahl avevano scritto soggetti cinematografici, era la culla di cineasti quali Lang, Pabst, Stroheim, mentre Berlino, approdo teatrale del geniale viennese Max Reinhardt, era sede di Studios che insidiavano Hollywood. Per Trieste accadde così anche nel cinema quel paradosso avvenuto in letteratura, per cui la città più irredentista sarebbe diventata mediatrice fra la cultura italiana e quella mitteleuropea.

Albert Conti e Greta Garbo


Esemplare è dunque la vicenda di Nora Gregor, della sua vita in perenne esilio dalla propria identità. Nata a Gorizia nel 1901 da padre boemo e madre carinziana, viene battezzata con cappellano sloveno, padrino tedesco e ostetrica italiana. Quando nel ‘19 la famiglia abbandona Gorizia verso Graz e Vienna causa la nuova italianizzazione, Nora è già registrata all’anagrafe come “attrice drammatica”. A 23 anni è la principessa Zamikoff in “Michael”, film tedesco del grande danese Carl T. Dreyer, dal ’29 al ’32 è a Hollywood e nel ’33 di nuovo a Vienna. Sposa il principe von Starhemberg, vice cancelliere austriaco, ma con l’arrivo di Hitler deve rifugiarsi in Francia. E qui ne “La regola del gioco” di Renoir diventa la memorabile Christine de la Chesnaye, nobildonna tradita e motore del racconto, naturalmente figlia di un direttore d’orchestra austriaco.



Prima della Gregor, era emigrato nella Mitteleuropa il grande attore Alexander Moissi. Classe 1879, ottavo figlio del mercante albanese Kostantin, dopo il liceo italiano a Trieste (completato in tedesco a Graz) si sposta a Vienna e poi a Berlino. Qui Max Reinhardt intuisce le sue doti e Alexander diventa uno massimi interpreti drammatici del teatro di inizio ‘900, con un malinconico Amleto come cavallo di battaglia. Dal ‘13 al ‘35 Moissi recita in tredici pellicole dal muto al sonoro, fino a “Die Königsloge” (1929), primo film parlato tedesco, e “Lorenzino de’ Medici” (1935), girato durante l’ultima tournée in Italia. Accusato infatti di uno stile recitativo “levantino” e “non conforme alle tradizioni tedesche”, sospettato di origini ebraiche, nel ‘33 Moissi lascia la Germania e affronta il pubblico italiano nella lingua materna. Visto dai reduci come un traditore (si era arruolato volontario nell’aviazione tedesca), è appoggiato invece da Mussolini che voleva farne un attore di regime e gli concede la cittadinanza nel ‘35 in punto di morte.

Amava sfidare le “regole del gioco” anche Albert Conti (classe 1887), triestino di nobile famiglia austriaca nato come Albert Ritter de Conti von Cedassamare. Ufficiale austro-ungarico nella Grande guerra, dilapida i suoi averi e cerca fortuna come caratterista a Hollywood. Qui incontra von Stroheim che vede in Conti, nobile ufficiale asburgico, ciò che lui, ebreo viennese di umili origini, faceva finta di essere in America, e lo piazza nei suoi tormentati sogni mitteleuropei targati Universal, da “Donne viennesi” (1923) a “Sinfonia nuziale” (1928).

Sarà invece famosa in Europa per un ruolo poeticamente scabroso la slovena Ita Rina, nata a Divaccia nel 1907. Miss Slovenia, è a Berlino quando il regista praghese Gustav Machaty la vuole in “Erotikon” (1929), film scandalo che la vede figlia di un casellante insidiata da un viandante in una notte di pioggia. Fra le attrici triestine c’è anche chi prende la via di Cinecittà, come le dive dei telefoni bianchi Elsa Merlini (classe 1903, nata Tscheliessnig), Hilda Springher (1911, figlia di un maître d'hotel austriaco) e Laura Solari (1913), ma che per naturale cosmopolitismo lavorano anche a Berlino, dando la voce a commedie in doppia versione per il mercato italiano e tedesco.

Ed era triestino di lingua tedesca infine l’esiliato per antonomasia del cinema classico hollywoodiano, l’attore Paul Henreid (classe 1908). Nel cult “Casablanca” (1942) è Victor Laszlo, il resistente praghese che scatena il coro della Marsigliese contro gli ufficiali del Reich al Café Americain di Bogart. Figlio di un banchiere di Trieste, anche Henreid aveva un “von” davanti al cognome, tralasciato quando diventò attore sulle scene di Vienna. Naturalmente sotto l’ala di Max Reinhardt. —

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