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La gran dama della letteratura austriaca divisa tra Mitteleuropa e Swinging Brit

Scrittrice, giornalista e traduttrice viennese, convisse tutta la vita con il “mal d’esilio”. A Trieste ambientò la sceneggiatura del film “Mirko und Franca”, storia d’amore e ritratto della città anni ’70

“Quale mondo è il mio mondo?” è il quesito esistenziale che dà il titolo al secondo volume dell'autobiografia di Hilde Spiel (1911-1990), scrittrice, giornalista, traduttrice viennese. Marcel Reich-Ranicki definì questa donna, il cui volto aveva il fascino misterioso d'una Silvana Mangano, la 'Grande Dame' della letteratura austriaca del Novecento. Hilde Spiel convisse tutta la vita con un lacerante, insanabile “mal d’esilio”. Come tanti altri esuli prima e dopo di lei, fu attratta da Trieste, tanto che nel 1979 vi ambientò la sceneggiatura del telefilm “Mirko und Franca” del regista Georg Lhotzky, che l'anno dopo uscì in Germania e in Austria in forma di novella (poi pubblicata in Italia nel 2003 da Mgs Press con una postfazione di Cesare Cases). Vi si racconta una moderna favola sospesa tra i temi del nazionalismo, dell'ecologismo, della nuova psichiatria e della nascita della Lista per Trieste. Il breve romanzo mantiene lo schema a flash dell'originale sceneggiatura, affiancato a digressioni di taglio giornalistico/saggistico.

È la storia d'un giovane scultore sloveno che arriva a Trieste per comprare un giacca di pelle e s'innamora d'una ragazza al mercato di Piazza Ponterosso, che poi scoprirà essere malata di mente. La vera protagonista del romanzo è però la Trieste degli anni '70, descritta con attenzione e profusione di dettagli. Una città morta che il nuovo può riportare in vita. Ma come faceva la Spiel a conoscerla così bene? Andiamo per ordine.


Hilde Spiel nasce a Vienna il 19 novembre 1911 in una famiglia di ebrei benestanti, assimilata da generazioni e riceve un'educazione laica e liberale. Appartiene a quello che definì “un ambiente umano colto d'origine ebraica”. Studia filosofia, germanistica e psicologia all'Università di Vienna. Nel 1933 pubblica il suo primo romanzo “Kati auf der Bruecke” in cui ricostruisce l'ambiente degli intellettuali austriaci che negli anni '20/'30 frequentava il Caffe' Herrenhof. Giovanissima, entra a far parte del Partito Socialdemocratico e nel 1936 si laurea e sposa lo scrittore e storico tedesco Peter de Mendelssohn. Sensibile al pesante clima di antisemitismo che gravava sull'Austria, la coppia emigra in Inghilterra nell'autunno di quello stesso anno. Prima però Hilde intraprende un viaggio in Italia che segnerà l'inizio di una lunga storia d'amore col nostro paese. Visita Venezia, Firenze, Perugia, Roma, infine Capri dove stringe una duratura amicizia con Alberto Moravia.

La venticinquenne Hilde Spiel si stabilisce col marito a Wimbledon, seguita a scrivere, ma ha difficoltà a pubblicare perché i suoi romanzi hanno contenuti anti-nazisti. Nel 1939 esce in inglese “Flute and Drumms” ambientato in Italia in cui affronta anche il tema del fascismo. Hilde Spiel padroneggia perfettamente l'inglese, ottiene la cittadinanza britannica e diviene presto una giornalista di successo. Verso la Gran Bretagna nutre sentimenti contrastanti a causa della “profondamente radicata arroganza degli inglesi verso tutti i 'continentali'”. Negli anni tradurrà in tedesco Elizabeth Bowen, Graham Greene, Edna O'Brien e Tom Stoppard. Nel 1946 si trasferisce per un anno in Austria come corrispondente per il New Statesman e poi a Berlino fino al 1948. Il marito è divenuto infatti 'press officer' dell'Allied Control Council e la coppia conduce nella città divisa una vita frenetica. Hilde partecipa a eventi memorabili, come la prima di “Madre Coraggio” di Bertold Brecht al Deutsches Theater o il ritorno di Herbert von Karajan sul podio coi Wiener Philarmoniker, ed è l'artefice del successo di “Heldenplaz” di Thomas Bernhard al Wiener Burgtheater. Tra Londra, Berlino e Vienna, incontra la creme de la creme dell'intellighenzia dell'epoca e diviene una delle protagoniste della vita culturale postbellica. Sempre aperta a nuove avventure, viaggia molto in Italia e negli Stati Uniti, nell'estate del 1948 fa ritorno a Londra da dove scrive per i feuilletons tedeschi. Negli anni '50 acquista “Das Haus am Bach” sul Wolfgangsee che diviene polo d'attrazione per amici e scrittori come Alexander Lernet-Holenia e H. von Doderer. Escono romanzi, memorie e biografie. Nel 1963 torna a Vienna, da dove scrive per la Frankfurter Allgemeine Zeitung e The Guardian. Negli anni '60/'70 è un attivo membro del PEN-Club degli scrittori austriaci, cha abbandona quando comprenderà che per l'organizzazione le sue posizioni sono troppo di sinistra.

Gli incontri del Pen la portano spesso in Jugoslavia, inizia una regolare frequentazione di Abbazia, Portorose e inevitabilmente di Trieste, che - come scrive nelle sue memorie - diventa per molti anni meta fissa dei suoi viaggi primaverili. Vi torna anche nel 1977 per il congresso dedicato all'amico Thomas Bernhard che Claudio Magris aveva organizzato all'Università di Trieste. La Spiel ne approfitta per raccogliere ulteriori ispirazioni per “Mirko und Franca” a cui stava lavorando, ambientato in quella Trieste che aveva imparato a conoscere a fondo, e che così bene ha evocato anche nelle sue memorie, dove si chiedeva se il suo vero mondo fosse quello viennese/mitteleuropeo, quello britannico dei 'roaring sixties' o invece quello mediterraneo che per lei iniziava a Trieste. Ricoperta di premi letterari, dopo il divorzio dal primo marito, Hilde Spiel sposa Hans Flesch-Brunningen. Alla morte di lui, l'ormai settantanne inquieta esule torna per un anno nella 'Swinging London' come corrispondente della Faz. Muore infine nella sua patria, a Vienna, il 30 novembre 1990. —

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