La letteratura per ragazzi è un passaporto verso mondi immaginari, passati e futuri

La settima alabarda. Max Calò, Disegnatore e grafico triestino, vive fra Londra e Trieste. Attualmente lavora per il Disney Consumer Products e la casa editrice giapponese Benesse

Alimenta la fantasia e offre uno strumento civile per riflettere, interpretare e agire su ciò che è vicino e reale.  Dal Caffè San Marco all’antro di via Santa Caterina: così è nata una passione

TRIESTE. Sono nata a Roma da padre romano. E da sempre sono ferma - lo ammetto, anche fiera - nel dichiarare la mia incondizionata romanità. Ma vivo da decenni a Trieste, mia madre era triestina. Perciò sento anche di appartenere autenticamente, per non dire definitivamente, a questa città. Pronta, come solo chi si sente parte di qualcosa lo è, a criticarne i difetti - ma a decantarne, ugualmente, anche tutte le bellezze e la profondità. Timida e schiva, da bambina sono stata una lettrice avida e onnivora, e qui le occasioni di incontro con i libri sono state quotidiane.
 
 
Ho frequentato la scuola ebraica di Via del Monte, dove il momento della lettura individuale o collettiva era sacro. E sono cresciuta in una famiglia in cui ogni occasione di regalo prevedeva un libro. Quando avevo 4 o 5 anni mio zio Renato, che è stato quasi un nonno per me, era solito portarmi con sé al Caffè San Marco. Ricordo che ci sedevamo sul divanetto in fondo, sotto gli specchi, e lì lui leggeva, mentre io, silenziosa, ne approfittavo per guardarmi in giro. Non sapevo ancora leggere e non volevo disturbarlo. Fantasticavo rincorrendo le traiettorie degli avventori, che si moltiplicavano sugli specchi e scomparivano negli stucchi dorati del caffè. Ricordo quei momenti con grande gioia. Forse è stato in quelle lunghe ore al Caffè San Marco che ho respirato per sempre “Trieste”.
 
 
Anni dopo, con i miei primi soldi –pochissimi- era per me una festa e un rito andare a comprare emozionata gli Oscar Mondadori all'edicola di Piazza della Repubblica. Sono stati i primi libri che ho scelto e comprato da sola, e non ho mai più letto un altro libro con altrettanto piacere in tutta la mia vita. Credo che questa impressione indelebile ricevuta da ragazza abbia avuto un ruolo fatale nell’indirizzarmi verso la professione che è la mia vita da più di 45 anni: pubblicare libri per provocare il piacere della lettura nei giovani lettori. Non si contano le ore che ho passato nella libreria di via Santa Caterina, un affascinante e misterioso antro tappezzato di libri ammassati e traboccanti da lunghi scaffali neri, dove il pavimento di legno scricchiolava ad ogni passo.
 
 
Uscendo da lì e passeggiando lungo le Rive, o perdendomi tra via XXX Ottobre e Piazza della Borsa, vagavo con la sensazione che prima o poi avrei incontrato l'Angiolina di Senilità di Svevo, mio libro del cuore per le atmosfere pirandelliane e le tematiche freudiane. È a Trieste, infine, che ho svolto e ancora svolgo il mio mestiere, in una casa editrice che dirigo dalla metà degli anni ’70 e che è cresciuta fino a godere di prestigio nazionale e internazionale. C'entra la città con tutto questo? Sì, molto. E non solo perché Trieste, la città che mi ha “nutrita”, è notoriamente città di cultura, di lunga tradizione universitaria, di forti lettori e di frequentatori di cinema e teatro.
 
Trieste è città multilingue e multiculturale, ricca di contraddizioni con le quali continua a confrontarsi. Il che è un bene. Questa è la città in cui ho maturato il mio lavoro. E sono convinta che la mia vocazione di editore, e i libri che negli anni sono stati creati e ideati all’interno della casa editrice, abbiano profondamente risentito del portato di questa terra. Tanto affascinante e ricca di storie e personaggi esotici, all’epoca del porto franco, quanto testimone del corso di una Storia novecentesca per nulla benigna.
 
Al punto che, nonostante il passare degli anni, mi riuscirebbe difficile concepire la letteratura per ragazzi in maniera diversa da questo: un passaporto per viaggi in mondi lontani e immaginari, passati e futuri. Ma anche uno strumento civile per riflettere, interpretare e agire su ciò che è vicino e reale. Sono nata a Roma da padre romano. Ma in fondo, c’è qualcosa di più triestino del non esserlo completamente? 
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pancake di ceci con robiola e rucola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi