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“Il tradimento di Aquileia” secondo Alemanno un fumetto che cambia il corso della Storia

Due delle tavole del fumetto “Il tradimento di Aquileia” di Matteo Alemanno. Sono pubblicate sul sito del Piccolo Festival dell’Animazione

Il grafico crea per il Piccolo festival dell’animazione e Viva Comix un racconto illustrato che rilegge le vicende del Patriarcato, con finale a sorpresa 

TRIESTE La storia di Aquileia col suo passato glorioso, lo splendore delle opere d’arte e le vicende drammatiche che ne decretano la fine, continuano a esercitare grande fascino anche dopo tanti secoli. In occasione dei seicento anni dalla caduta dello Stato patriarcale della città per mano della Repubblica di Venezia si sono organizzati in regione diversi eventi culturali. Il Piccolo Festival dell’Animazione con l’associazione Viva Comix ha chiesto a Matteo Alemanno di creare una storia illustrata sul tema. Ne è nato il fumetto “Il tradimento di Aquileia” in cui l’artista leccese ha dato vita col suo pennino a un episodio che avrebbe potuto cambiare la Storia. Alemanno, che ha all’attivo libri realizzati per le maggiori case editrici e insegna all’Accademia di Belle Arti di Venezia e alla Scuola Internazionale di Comics di Padova, ha una predilezione per i fumetti d’ambientazione storica e di recente ha creato una storia relativa alle due navi gemelle Giulio Cesare e Augustus costruite nei cantieri di Monfalcone nel secondo dopoguerra, scritta in collaborazione con Paola Bristot. «Sono da sempre appassionato di storia - racconta Alemanno - e mi piace immaginare il passato pur nella convinzione che si presenti a noi con un alone di fascino che lo fa apparire migliore di quanto non sia stato. Mio padre mi faceva vedere film di ricostruzione storica come “Barry Lyndon” o “Il Gattopardo” e questa passione si è poi innestata su quella per il fumetto quando ho scoperto Asterix e Corto Maltese, ed è proseguita con la lettura di grandi autori italiani come Battaglia, Toppi, Micheluzzi e Giardino, approdando infine al fumetto franco-belga. Anche i miei inizi professionali sono caratterizzati da diversi lavori come illustratore per manuali scolastici nei quali mi occupavo regolarmente dei capitoli di storia».



Per ricostruire la storia e le immagini di Aquileia come si è documentato?

«La complessità dell’annessione delle terre del Friuli da parte della Repubblica di Venezia è difficilmente riassumibile in una storia di cinque pagine. Sono dunque partito con l’idea di mettere in piedi una vicenda che potesse dare il senso generale di quello che era successo negli anni precedenti il 1420 quando si era concretizzata una presenza sempre più consistente degli interessi lagunari in Friuli. Sono partito da fonti scritte come “Storia Friulana” di Francesco Di Manzano e “Venezia, repubblica di terra e di mare” di Alvise Zorzi, ma naturalmente rimangono dei limiti insormontabili con i quali alla fine è necessario saper convivere, visto che si tratta pur sempre di fiction e non di ricerca storica».

Quali sono i dettagli artistici o architettonici di Aquileia che la colpiscono di più?

«Aquileia è una città bellissima che ho avuto la fortuna di visitare più volte. Mi appassionano i resti di epoca romana e la basilica che è forse l’unico elemento che si possa distinguere bene nell’episodio che ho disegnato, sia per quanto riguarda la facciata che per quanto riguarda la cripta».

Giocare con la Storia creando episodi verosimili che avrebbero potuto svolgersi è affascinante per un autore. Lei come svolge il suo percorso creativo?

«Lavorando a una storia di questo tipo bisogna fare in modo che la parte documentaria non soffochi la parte narrativa. In fondo leggiamo storie perché ci interessano i personaggi, le loro vicende, i loro drammi, caricare eccessivamente la ricostruzione, porsi come unico scopo la fedeltà storica rischia di spostare il baricentro del racconto verso il didascalico e verso una lettura meno stimolante. La trama e i personaggi della storia sono inventati, niente di tutto questo è realmente successo. E anche il ruolo del patriarca Ludovico di Teck è frutto della mia immaginazione. In questi casi è necessario inventare dei personaggi che siano coerenti con il contesto, che siano plausibili, ma non necessariamente esistiti veramente. Trattare di personaggi inventati ci permette di disporre di una maggiore libertà al momento di strutturare la storia, quindi di riuscire a comunicare con più efficacia il senso generale del racconto».

Adesso a quali progetti sta lavorando?

«In questo momento sono impegnato nella realizzazione di un romanzo grafico che parla del secondo viaggio di Diego Velazquez in Italia, alla metà del Seicento, quando il grande pittore sivigliano è inviato in Italia dal re di Spagna per acquistare opere d’arte per la collezione del monarca spagnolo. Durante questo soggiorno nella penisola, Velazquez viaggia, scopre opere d’arte, fa nuovi incontri e dipinge almeno tre opere di grandissimo valore, una delle quali, la “Venere allo specchio”, rappresenta il centro intorno al quale si snoda l’intera vicenda». —

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