Contenuto riservato agli abbonati

I tesori d’arte di Ca’ Rezzonico pensando a Trieste e al mare comune

Alberto Craievich

Alberto Craievich, triestino, conservatore da undici anni del Museo del ’700 di Venezia, immagina un rilancio del Porto vecchio che unisca le due antiche culture

TRIESTE «Una mostra dedicata al mare Adriatico, a questo mare che lega Trieste a Venezia». Ad immaginarla è il triestino Alberto Craievich, conservatore da undici anni del Museo del’700 di Ca’Rezzonico a Venezia.

«In fin dei conti Trieste – spiega Craievich – raccoglie l’eredità di Venezia nell’800 e anche se qualcosa del genere l'hanno già in parte fatta (nel 2017-18 all’ex Pescheria di Trieste si è tenuta la grande mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adratico”, ndr) -, una mostra così mi piacerebbe molto. C’è un profondo legame culturale tra le due città che riguarda molto da vicino soprattutto la letteratura. Molto interessante è anche ripercorrere i collegamenti tra Venezia, Trieste e le Biennali – cosa già approfondita – ma con uno sguardo alle triangolazioni con Monaco e Vienna: proprio in quegli anni a Trieste c’è molto fervore artistico, cosa che proietta la città fuori dal bozzolo magico che la racchiude, come ha detto con grande lucidità più di trent’anni anni fa Claudio Magris nel bellissimo libro, “Trieste. Un’identità di frontiera”, scritto con Angelo Ara».


Secondo lei Trieste oggi sta cambiando?

Prima del Covid stava iniziando a cambiare. Adesso vedremo con il Porto Vecchio cosa succederà, se si riuscirà a far decollare quella parte di città, a farla vivere. Per Trieste sarebbe la svolta culturale ed economica, anche più del Porto Nuovo. Riuscire ad impossessarsi davvero di questo luogo, riuscire a portare lì parte dei musei cittadini, trasformandoli un po’, certo non è cosa facile. Si tratta di uno spazio gigantesco, per questo ci vogliono idee, ma lì sta il futuro della città. Io da triestino la vedo così.

Insomma Porto Vecchio è la grande scommessa per Trieste?

Assolutamente sì! A di là del rilancio che c’è stato con Esof adesso ci troviamo questa “carcassa” in centro, ma lì c’è lo sviluppo futuro della città. Dopo di che bisogna tornare a crescere anche in termini demografici, perché se si continua ad avere cinquemila abitanti in meno all’anno, ce ne faremo ben poco di qualunque progetto. Sia a Venezia che a Trieste l’età media è molto alta, sono città “vecchie”, in cui non si riesce a creare un’attrattiva... anche se tutti dicono che si vive molto bene. La questione demografica è un punto critico, bisogna creare un’economia capace di attrarre posti di lavoro e gente che vi lavori. Insomma bisogna immaginare un futuro.

Idee?

Trieste deve riacquisire quella che è sempre stata la sua vocazione principale, quella di essere una città dalle mille genti, delle mille etnie. Deve trovare un meccanismo per guardare di nuovo al mare poiché non ha un entroterra, guardare a persone che arrivino e si stabiliscano, perché in passato è stata la sua fortuna. Certo c’è un problema serio di collegamenti: non ci si può mettere il doppio del tempo da Trieste a Venezia rispetto a Venezia-Verona o ancora peggio 5 ore per andare in treno a Lubiana. Abbiamo un isolamento ormai decennale che era giustificato con la cortina di ferro, ma che adesso non ha proprio alcun senso. I collegamenti sono uno strazio. L’Italia si ferma a Venezia con le Frecce e dall’altra parte siamo bloccati verso est e verso nord: provi ad andare in treno a Vienna, è un’agonia…

Lei è responsabile a Venezia di Ca’Rezzonico, il Museo del’700, che raccoglie opere di straordinario pregio artistico e una collezione di dipinti del’700 da Tiepolo a Rosalba Carriera, da Longhi a Guardi. Da poco però è arrivato un altro tesoro.

Prima di questa drastica chiusura eravamo alle prese con l’imponente riorganizzazione del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Fondazione, che è arrivato dal Museo Correr a seguito dei complessi lavori di restauro che stanno interessando l’ala Napoleonica di Piazza San Marco, ormai anche questi ora bloccati fino almeno alla ripresa di aprile. Per proteggere questo tesoro e consentirne comunque la consultazione anche durante i restauri, abbiamo collocato l’intero Gabinetto nel mezà di Ca’Rezzonico: si tratta di ben 50 mila stampe e 20 mila disegni, 600 volumi di incisioni.

Con la pandemia Venezia sembra una città irreale…

Quest’estate è andata bene, sembrava di essere tornati quasi alla normalità poi a settembre c’è stato un crollo verticale e adesso la città è vuota, fa impressione. Tutto chiuso, tribunale, Regione, uffici, musei, alberghi…

Dal punto di vista espositivo tutti i progetti che avevate in campo che fine hanno fatto?

Tutto è stato spostato nel 2021 perché si era già capito che sarebbe andata così. Ora tutto è congelato di nuovo.

In “congelatore” allora cosa è rimasto per il futuro?

Per Ca’Rezzonico c’erano delle mostre di disegni proprio tratte dal nostro immenso archivio. Come Fondazione invece la grande mostra del 2020 dedicata a Carpaccio è ovviamene slittata. Il’22 sarà l’anno canoviano e noi abbiamo delle collezioni molto ricche di disegni di Canova e anche di artisti a lui collegati. In particolare abbiamo un lotto importante di disegni di Canova, circa una ventina, che in un’ipotetica mostra si potrebbero vedere per la prima volta insieme ad altri studi fatti dall’artista per i monumenti papali. Anche per i 1.600 anni della nascita di Venezia che ricorrono quest’anno ci stavamo lavorando. Dipenderà tutto dalle disponibilità economiche. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi