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Per un tedesco Trieste è sensazionale, qui si rivela il bel paesaggio italiano

L’architetto e urbanista arrivò in città a ventidue anni, nel 1803, per il tradizionale Gran Tour. Fu catturato dal golfo contornato dai monti dell’Istria ma anche dalla vivace movida cittadina 

TRIESTE. Nella galleria dei pittori romantici tedeschi del Museo di Charlottenburg a Berlino si possono ammirare dipinti di silenziosi paesaggi con solitarie figure in primo piano che guardano orizzonti lontani, viandanti sorpresi al limitare di un colle o sulla sponda del mare nella luce crepuscolare della sera. Immagini che ritroviamo nelle straordinarie rappresentazioni che il giovane Karl Friedrich Schinkel fece di Trieste in schizzi, dipinti e nelle pagine del suo diario, scritto in stile epistolare nel 1803. Famoso architetto, pittore, scenografo e urbanista tedesco, Karl Friedrich Schinkel (1781-1841) progettò il nuovo volto di Berlino, capitale del Regno di Prussia, e diede forma all'ideale filosofico dello stato prussiano degli Hohenzollern, in un'originale fusione di classicismo e romanticismo.

Schinkel creò per il futuro imperatore Federico Guglielmo III la residenza estiva nel parco Sanssouci a Potsdam, lo Schloss Glienicke sul Wahnsee e a Berlino, fra l’altro, l'Altes Museum nel Lustgarten. Com'era uso all'epoca tra artisti e letterati, all'età di 22 anni il neo-architetto completò la sua formazione col tradizionale Gran Tour in Italia, che gli venne finanziato dal conte von Reuss-Koestritz, e il 1° maggio 1803 partì da Berlino alla volta del Bel Paese col compagno di studi Gottfried Steinmayer. Via Dresda, Praga e Vienna arrivò a Trieste a fine luglio 1803 per proseguire poi per Venezia, Roma e Napoli. Raggiunse la Sicilia a giugno del 1804 e tornò a Berlino via Genova e Parigi nel febbraio del 1805.

A Trieste Schinkel ebbe il primo impatto con la cultura mediterranea destinata ad avere un'enorme risonanza sulla sua opera. Così riporta nel diario: “Per un tedesco l'incontro con il bel paesaggio italiano non risulta in alcun luogo più sensazionale che a Trieste. Nell'arco di 12 o 14 ore di viaggio il clima, l'aspetto, le costruzioni, la lingua e il carattere della nazione cambiano completamente. (…) A Planina ti lasci alle spalle l'ultima valle di carattere tedesco e fino a Trieste si prosegue lungo un altopiano che sorge come una diga dal mare”. Schinkel si fermava a disegnare ogni cosa: il “Castello di Prediama a 12 ore da Trieste” o una “Vista su Trieste e il suo porto dai monti sul mare Adriatico. Sullo sfondo i monti dell'Istria”.

Sono paesaggi che lo catturarono completamente: “Mi avvicinai al ciglione dei monti verso il tramonto. Non avrei mai immaginato un simile scenario naturale. Da quel deserto di pietre, scintillante nella marea della sera, varie centinaia di metri più in basso a piè dei colli mi si presentava la vista del mare Adriatico. I vigneti si arrampicavano sulle pendici. Centinaia di casette con pergolati brillavano fra il verde o si nascondevano nelle pieghe del terreno.

Proprio in fondo al monte, Trieste si estendeva su una stretta lingua di terra, e un molo incurvato si protendeva arditamente in mare, con un forte all'estremità per la difesa del porto. Alcune centinaia di navi erano a banchina lungo la città e il mare era disseminato di vele simili a puntini. Una grande insenatura si estendeva oltre Trieste, delimitata a sud dai monti dell'Istria, con una vista sulle estreme lontananze. Rimasi un bel po' a osservare dall'alto quel mondo nuovo per me, finché il sole non scomparve nel mare. Scesi allora verso la città lungo la ripida strada che serpeggia abilmente sul pendio, nelle profondità che nell'oscurità crescente si andavano illuminando e formavano, in basso, un quadro magico (...)”.

Questa memorabile descrizione verrà poi trasfigurata da Schinkel nel suo celebre dipinto “Il Mattino” conservato a Charlottenburg, che mostra un'ampia insenatura al di là del crinale di un monte, e oltre le chiome di alberi centenari, tra l'azzurro del mare e del cielo, s'intravede una città, un porto, le vele: Trieste, che nel suo diario descrive come una città già allora animata da una rumorosa “movida”: “Raggiunsi le porte a mezzanotte: tanto tempo c'era voluto alla carrozza sulla difficile strada attraverso i vigneti, dall'altezza del monte fino alla città in pianura. 

La vita notturna d'Italia, uscita all'aperto dopo il caldo del giorno, si mostrava in tutta la sua varietà. Tutto era movimento. C'erano su ogni cantone delle osterie illuminate e gente d'ogni paese riunita dai commerci. Tutti bevevano il buon vino e dappertutto regnava la massima libertà. L'intera città echeggiava il frastuono d'una gioia chiassosa e delle rudi contese dei marinai. Gli spettacoli dei teatri erano appena finiti, e cominciava allora il passeggio.

La vivacità delle genti del sud si rivelava in ogni gesto ed era una novità per il viaggiatore tedesco”. Karl Friedrich Schinkel dedica i giorni seguenti a scoprire la città, ad assorbirne le impressioni, dalle Rive al Canale Grande con Sant’Antonio, da San Giusto al Teatro e alla Cittavecchia. Trieste entra così a far parte del suo ideale mondo immaginario, fatto d'incontri tra paesaggi culturali diversi. Un connubio esemplificato nel dipinto che realizzò nel 1805 al suo rientro a Berlino: “Composizione ideale del Duomo di Milano sulle colline di Trieste”, simbologia d'una perfetta unione tra la cultura gotica transalpina e di quella natura solare mediterranea che a Trieste Schinkel aveva sperimentato per la prima volta. —

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