Applausi virtuali per Muti e i Wiener Fenice, auto-battimani e mascherina 

Migliaia di persone da tutto il mondo hanno omaggiato gli artisti al Musikverein e il direttore ha tenuto un vero e proprio discorso in difesa della cultura 

TRIESTE. Applaudire davanti al televisore non ha molto senso, ma è stato un istinto irresistibile alla vista dell’immagine più forte di questo Capodanno in musica, quella dei Wiener Philharmoniker e di Riccardo Muti che si alzano in piedi per ricevere l’applauso nella sala vuota del Musikverein. E i loro sguardi disorientati e grati nell'ascoltare gli applausi virtuali di migliaia di persone nel mondo che hanno aderito all’iniziativa online lanciata dall’orchestra. Muti si inchina, professionale, a quel pubblico invisibile e il presidente dei Wiener Froschauer prende la parola per la prima volta per ribadire quanto questo concerto voglia essere un segnale di speranza.

Tra le righe del programma l’Italia è protagonista, dalla polka scritta per la regina Margherita e accompagnata dalle coreografie dei solisti della Staatsoper nell’edificio modernista, capolavoro di Adolf Loos, al Galopp veneziano, fino alla quadriglia su brani tratti da opere verdiane. Muti ha ribadito quanto questo concerto all’apparenza leggero non sia affatto “una passeggiata”, ma la sua esperienza lo fa immaginare tale per la facilità ed essenzialità del gesto, che sembra ogni volta dare solo l’impulso al vortice di colori musicali.

C’è in apertura lo slancio della marcia da Fatinitza di Von Suppé, poi la fiera polka scritta per un principe russo, il valzer Frühlingsstimmen, interpretato dai costumi zuccherosi di Lacroix per la coreografia di Martinez nei giardini di palazzo Lichtenstein, i compositori Zeller, Millöcker e Komzák come ospiti del programma accanto ai padroni di casa: la famiglia Strauss. C’è anche il Kaiser Walzer, il più maestoso che Strauss abbia scritto, con quel misto di gioia e malinconia che Muti giustamente trova anche nel Bel Danubio blu.

E proprio su quest’ultimo non c’è la consueta interruzione per i brevi auguri, ma un vero e proprio discorso del direttore per difendere la cultura come bene primario. Muti esprime il disagio dei musicisti in una situazione insolita, nonostante la consapevolezza di essere seguiti da milioni di spettatori, e ribadisce quanto la musica non sia solo una professione, ma una missione. Il suo è un appello diretto ai politici di tutto il mondo per considerare l’arte nel suo ruolo fondamentale per la buona salute della società. L’attesa Radetzkymarsch si svolge senza il rituale battimano, nemmeno virtuale, ma viene premiata alla fine dal plaudente fotomosaico mondiale.

Se Muti è per la sesta volta a Vienna per Capodanno, Daniel Harding dirige per la quarta volta il concerto da Venezia. Qui l’approccio del Teatro La Fenice è diverso: la telecamera lo segue nel suo percorso attraverso il foyer per raggiungere l’orchestra che è disposta in platea, mentre i coristi si distribuiscono tra palchi e palcoscenico. Tutti, direttore incluso, indossano le mascherine e gli orchestrali sono separati da pareti di plexiglass. L’applauso non è virtuale: si applaudono da soli e suona solidale, incoraggiante.

La prima parte è sinfonica, in compagnia di Beethoven, la seconda viene dedicata come da tradizione al melodramma italiano, ma introdotto dall’Ouverture dalle Nozze di Figaro di Mozart, nel 250° anniversario del suo viaggio in Italia, e intervallato dalla Barcarola di Offenbach che nelle immagini invita a un giro in gondola tra i canali deserti. Il celebre Intermezzo da Cavalleria rusticana è invece l’occasione per curiosare tra le sale di sontuosi palazzi veneziani in un’ulteriore cartolina lagunare.

Scintillanti i due solisti, Rosa Feola e Xabier Anduaga. Lui ha il giusto squillo per reggere con disinvoltura i leggendari acuti della Fille du régiment, lei conquista il proprio spazio scenico e interpreta con padronanza vocale l’omaggio alla Callas nella grande scena di Violetta dal primo atto di Traviata.

Davanti alla porta d’ingresso della platea, sontuosamente decorata a festa, Harding lancia i bis canonici: Va pensiero e Libiam ne’ lieti calici. Ma coristi e orchestrali bissano anche il coro dei gitani dal Trovatore. E al loro grido di “all’opra, all’opra!” risponde quest’anno un sentimento di profonda gratitudine del pubblico, nel desiderio di tributare ai musicisti di tutto il mondo l’applauso vero che meritano. 
 

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