R-evolution, trenta minuti con Giovanna Botteri

La giornalista con la sua analisi chiuderà il cartellone dedicato al Turnover” nel pianeta virale. Un’occasione per spaziare con lo sguardo a tutto campo verso il 2021, partendo dai due grandi competitor, Stati Uniti e Cina, per focalizzare sull’Europa e infine sull’Italia, sempre più alle prese con la criticità della seconda ondata pandemica

R-Evolution: trenta minuti con Giovanna Botteri

TRIESTE È uno dei volti più amati e familiari del giornalismo televisivo italiano: osservatrice attenta della realtà statunitense, per essere stata corrispondente Rai da New York per oltre 12 anni, ma anche sguardo vigile sul “far East” del mondo da dove ha raccontato, nella prima linea di Pechino, l’irrompere della pandemia in Cina e quindi in tutto il pianeta, Giovanna Botteri è analista di vaglia degli scenari geopolitici e come inviata speciale ha seguito alcuni dei più rilevanti avvenimenti internazionali, come il crollo dell’Unione Sovietica e l’inizio dei bombardamenti su Baghdad nel 2003.

Vincitrice 2015 del premio Speciale Luchetta e presidente della Giuria 2020, in esclusiva per la Digital edition 2020 Giovanna Botteri con la sua analisi chiuderà, martedì 22 dicembre alle 18, il cartellone di R-evolution dedicato al Turnover” nel pianeta virale. 

"Trenta minuti con Giovanna Botteri” è un’occasione imperdibile che R-evolution offre per spaziare con lo sguardo a tutto campo verso il 2021, partendo dai due grandi competitor, Stati Uniti e Cina, per focalizzare sull’Europa e infine sull’Italia, sempre più alle prese con la criticità della seconda ondata pandemica, in prospettiva di un complesso avvio del nuovo anno, stretto fra l’attesa campagna di vaccinazione e il rischio di una terza ondata.

«Da parte di Pechino – anticipa Giovanna Botteri - c'è la piena consapevolezza che la questione economica fra USA e Cina vada ben al di là del presidente eletto, e che le cose cambieranno poco con Biden. Questo perché la questione cinese è fondamentale nel mercato globale internazionale: la Cina è un competitor che gioca molto forte sull'export, con una valuta sottovalutata che non rispecchia l’andamento internazionale e con regole che non sono giudicate corrette dagli altri partecipanti al mercato internazionale. La Cina non ha bisogno dei prodotti americani, che sono parte limitata delle sue importazioni, al contrario le importazioni di merci cinesi negli USA sono molto più consistenti. La Cina punta a un know how che non abbia più bisogno di Apple, Microsoft e prodotti USA: per questo il tema 5G e Huawei è assolutamente centrale nella prospettiva dei rapporti fra i due Paesi. E l’egemonia globale della Cina punta al primato tecnologico per controllare il mondo, non a quello militare come hanno fatto gli Stati Uniti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi. La comunicazione aggressiva di Trump è stata solo fumo negli occhi: di fatto ha prodotto faticosamente un accordo che era stato sottoscritto due giorni prima dello scoppio della pandemia, adesso i colloqui ripartiranno con altri interlocutori, con grande difficoltà per arrivare ad un qualsiasi agreement».

E per l’Italia, ci sono chance residue rispetto alla Via della seta? «L'opzione Cina resta una possibilità, se a portarla avanti saranno interlocutori competenti e preparati – spiega Giovanna Botteri – In questo caso potremmo spuntare buoni accordi per Pechino ma anche per noi, con il beneplacito degli Stati Uniti». 

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