Massimo Della Pergola, il cronista triestino che inventò la Sisal ma non giocò mai una schedina

La guerra, la fuga dai nazisti, un’idea geniale per rilanciare lo sport. E lo Stato si prende tutto

TRIESTE L’1 X 2 che ha cambiato la vita di migliaia di persone è nato in una gelida baracca di un campo profughi svizzero. Con una penna rubata a un tenente, mentre fuori infuriava la bufera della seconda guerra mondiale, il giornalista triestino Massimo Della Pergola inventò il Totocalcio. Con quella biro, steso su un materasso imbottito di paglia e foglie secche, riempiva un taccuino di numeri e idee, arrovellandosi per inventare un sistema di scommesse legato alle partite di calcio. Nei suoi sogni una parte dei proventi sarebbe andata al Coni e alla Federcalcio, per aiutare lo sport a rimettersi in piedi dopo la guerra, una parte sarebbe spettata ai vincitori e una parte sarebbe rimasta a lui.

Quando nell’estate del ’45 torna in Italia con quell’idea in testa e una cartellina sotto il braccio, il primo posto dove va è Milano, nella sede della Gazzetta dello Sport. Luogo che conosce bene, perché della ‘rosea’ era stato per diversi anni corrispondente, prima di venirne cacciato perché ebreo. Fino al ’43 Della Pergola era rimasto a Trieste, città dove era nato 31 anni prima, ma quando l’Italia fu invasa dai nazisti e cominciarono le deportazioni di massa degli ebrei e gran parte della sua famiglia venne catturata, compreso il fratello maggiore Steno, che morì ad Auschwitz nel 1944, Della Pergola con la moglie e il figlio di appena un anno era stato costretto a scappare.

Aveva cercato dapprima rifugio a Firenze dove aveva conosciuto Gina Silvestri, partigiana fiorentina che sfidava il regime offrendo cibo e rifugio e aiutando a fuggire ebrei e ricercati. Era stato grazie a lei che era riuscito a mettersi in salvo in Svizzera. E adesso si trovava davanti al direttore della Gazzetta, Bruno Roghi, con la sua cartellina con una grande P scritta sopra. P come progetto: un sistema di scommesse legato alle partite del campionato di calcio e basato sui numeri. A Roghi, sperando che lo aiuti a finanziare il progetto, spiega come è arrivato a quel 1 X 2. Prima aveva pensato a 1 2 3, ma gli era sembrato infantile. A B C? Scartato, sapeva troppo di scuola. Finché ecco la formula giusta: una colonna, 12 partite: 1 per la vittoria della squadra di casa, X per il pareggio, 2 per il successo degli ospiti. Ma quel progetto non convince Roghi. “Fai il giornalista che è meglio”, gli risponde. Della Pergola riprende a lavorare alla Gazzetta, stavolta come caporedattore responsabile del calcio, veste nella quale il 12 settembre 1945 firma un articolo in prima pagina in cui ricorda la situazione della Venezia Giulia divisa e contesa e appoggia le rivendicazioni italiane degli sportivi triestini e giuliani. Ma intanto continua a lavorare al suo Progetto.

Si mette in contatto con due giornalisti svizzeri che aveva conosciuto nel 1944, quando bazzicava nella redazione di Sport Ticinese, Geo Molo e Fabio Jegher. Li convince a fondare con lui la Società Sport Italia Società a responsabilità limitata, che sarà per tutti la Sisal. Ognuno mette 100 mila lire, circa 4 mila euro. Per quei tempi è tanto. Della Pergola si è riempito di debiti, la sua è una scommessa da all-in. Il ministero delle Finanze e quello dell’interno gli concedono i permessi per il gioco, resta da convincere il Coni, vecchio carrozzone fascista che oltretutto il governo sta pensando di smantellare. Ma i due presidenti, il socialista Onesti e Zauli, già uomo di regime, vedono nell’idea di Della Pergola la loro scialuppa di salvataggio. I proventi della Sisal renderanno autonomo il Coni, che così non graverà più sullo Stato. De Gasperi è convinto, Della Pergola ha vinto.

Onesti gongola, preso per liquidare il Coni, ne resterà a capo fino al 1978. Intanto si lavora febbrilmente per mettere a punto la rete di uffici per coprire l’intero territorio nazionale. Ci vogliono quattro mesi e il 5 maggio 1946, quando si gioca la prima schedina, l’Italia è ancora una monarchia e sul trono c’è ancora il vecchio Vittorio Emanuele III. Si gioca dappertutto tranne che in Sicilia e nella Venezia Giulia, dove per tentare la fortuna bisognerà aspettare l’anno successivo. Per promuovere il nuovo concorso a pronostici, che chiedeva di indovinare l’esito di 12 partite, gli italiani sono invitati a tentare ‘la fortuna al prezzo di un Vermouth’, cioè 30 lire. La prima gara di quell’elenco stampato su cinque milioni di foglietti distribuiti in tutta Italia è Inter-Juventus. Il primo 12 viene centrato da un certo Emilio Biasotti che ottiene 496.826 lire, a fronte di un incasso per la Sisal di nemmeno due milioni.

Non un gran inizio, ma Della Pergola non demorde. Fa distribuire i fogli avanzati presso i barbieri di tutta Italia, che ci puliscono i rasoi, ne inonda le tabaccherie e i bar. In quei giorni di miseria un po’ di carta gratis fa comodo a tutti. Vulcano di idee, ne pensa un’altra. Per lo spoglio delle schedine affitta per 250 mila lire, dalle 11 di sera a mezzanotte della domenica, nientemeno che la stazione centrale di Milano e la riempie di tavolini sui quali impiegati di banca contano a gran velocità le schedine. Poco alla volta gli incassi si moltiplicano, tanto da indurre lo Stato, nel ’48, ad annullare l’accordo con la Sisal e a prendersi quella gallina dalle uova d’oro. È il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giulio Andreotti, a elaborare il decreto legislativo che favorisce la nazionalizzazione dell’idea di Della Pergola e che consentirà allo sport di sostentarsi senza i finanziamenti dello Stato. Così gli italiani scoprono un nuovo nome, Totocalcio, e soprattutto l’aumento del prezzo della schedina: 50 lire.

E Della Pergola? nonostante le cause intentate, nessuno gli riconosce un indennizzo per l’invenzione. La Sisal, privata del calcio, riesce a mantenersi in vita col Totip, basato sulle corse ippiche, ma nel 1955 Della Pergola lascia tutto ai soci Jegher e Molo, scegliendo di dedicarsi solo al giornalismo sportivo. Fino alla sua scomparsa, nel 2006 a 94 anni, si vanterà di non avere mai giocato una schedina. —

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