Arturo Brachetti in streaming dal Verdi con le magie di “Pierino e il lupo”

Domani e il giorno di Natale su Telequattro lo spettacolo tratto dalla fiaba musicale di Sergej Prokofjev 

l’intervista



Secondo Arturo Brachetti Trieste va percorsa con bombetta e mantello. Questa dama mitteleuropea l’ha conquistato al primo sguardo con il suo fascino d’altri tempi e una “regalità austroungarica”, caratteristica nella quale si riconosce facilmente chi come lui, torinese, ha particolare familiarità con quella sabauda.

Il grande trasformista (ma anche attore e regista) non nasconde che vorrebbe portare qui il suo grande show internazionale che ancora non ha toccato questa città.

Per ora Trieste lo accoglie con uno spettacolo dedicato ai più piccoli (ma non solo), ovvero la fiaba musicale “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofjev. Alla direzione dell’orchestra del teatro Verdi c’è Yuki Yamasaki, in sala, come da regolamento, nessuno.

Lo spettacolo verrà infatti trasmesso da Telequattro in due date: domani alle 16 e il giorno di Natale alle 18.35. È questo il regalo del Teatro Verdi per mantenere la magia delle feste con un Pierino “secondo Arturo”, come ci racconta lo stesso Brachetti.

La bellezza di una fiaba risiede più nel modo di raccontarla che nel racconto stesso. Come sarà il Pierino di Brachetti?

«Ovviamente - risponde Brachetti - utilizzeremo alcune magie, come quando Pierino passeggia e fa volare le farfalle, ma ci saranno anche ombre cinesi e trasformazioni, gag clownesche».

Si tratta di un progetto già realizzato con l’Orchestra nazionale della Rai. Quali saranno le novità di questa ripresa?

«Lo spettacolo sarà leggermente adattato rispetto alla precedente edizione, anche perché alcuni effetti sarebbero difficilmente riproducibili in un periodo di austerità e limitazioni come questo. Privilegiamo quindi la parte recitata, togliendo qualche accessorio. Quello che è fondamentale tuttavia è il rapporto con l’orchestra che è stata veramente al gioco, trovando situazioni e battute nuove. All’inizio dico che per ascoltare le favole bisogna togliere l’ultima cifra alla nostra età per diventare tutti bambini. I maestri dell’orchestra del Verdi l’hanno fatto ed è iniziato un gioco tra di noi, con tanta gentilezza e voglia di lavorare che si percepiva anche nelle quinte, tra gli attrezzisti e i macchinisti».

In generale ha una frequentazione e un buon rapporto con le orchestre?

«Nella mia esperienza ho capito che il personaggio della Signora Orchestra, attempata e un po’ suscettibile, va trattato con i guanti. Non puoi imporre una visione senza condividerla nel modo giusto, è un lavoro che si fa insieme, cercando amicizia e familiarità. Quando ho fatto Pierino e il lupo a Torino per la prima volta, ho incontrato qualche resistenza, ma alla ripresa gli orchestrali facevano a gara per partecipare. Una bella soddisfazione».

Questo allestimento rientra nel progetto del Teatro Verdi dedicato alle scuole Una nota in più. Come si è svolta la parte didattica?

«I ragazzi erano invitati a vedere le prove da remoto. All’inizio spiegavo alcune cose sul lavoro in teatro, una sorta di infarinatura generale. Per far prendere dimestichezza con il mezzo, salutavo i bambini uno ad uno. All’inizio non attivavano nemmeno il video, poi sono stati coinvolti dal gioco e si sono fatti vedere, tutti con le mani alzate a sbracciarsi quando parlavo della loro classe. Scherzando e giocando, credo che i bambini abbiano capito che la musica classica non è una cosa triste e noiosa, ma può essere molto divertente. Ma qualcuno te lo deve spiegare nella maniera giusta».

Che rapporto ha con streaming e piattaforme online?

«Dobbiamo imparare anche da questa esperienza. Secondo Grotowski il teatro è l’energia che si crea tra spettatore e attore, uno scambio magico tra colui che racconta e colui che ascolta. La ritroviamo un po’ anche in questi streaming, nello scambio di battute e di presenze. Lo sto utilizzando sempre di più e in gennaio sperimenterò un’interazione con il pubblico in Casa Brachetti, un collegamento da casa mia, attraverso facebook. Tutto questo tuttavia non compenserà lo spettacolo dal vivo, perché il teatro ha bisogno del pubblico presente in sala». —



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