Nei mari calmi e misteriosi si aggira “Il cacciatore di fari”

L’esordio in narrativa della triestina Chiara Mancinelli con una raccolta di racconti pubblicata da Robin ambientati da Trieste a Barcellona



Chiara Mancinelli ha trentasei anni, è nata a Trieste ma dal 2007 vive a Barcellona. Dopo una laurea in Storia e il dottorato ha deciso di vivere all’estero, ama viaggiare e conoscere nuove culture. E poi scrive. Lo fa da quando aveva dieci anni, dice, anche se per senso del pudore non lo voleva confessare, neppure quando gliel’ha chiesto la maestra. Poi però ha pubblicato diversi testi di stampo scientifico. Contemporaneamente si fa sempre più spazio la voglia di cimentarsi nella scrittura creativa, un sogno coltivato fin da ragazza. Ce l’ha fatta ora, con la raccolta di racconti “Il cacciatore di fari” (Robin Editore, pag. 96, euro 10). Al centro di ogni novella c’è il mare, simbolo di una sorta di serenità infantile, così l’autrice ci porta le sue acque, c’è il mare di Trieste, quello di Terracina e infine quello di Barcellona, dove oggi risiede. Si tratta di mari calmi, un po’ misteriosi, quasi fiabeschi, per certi aspetti, come nel primo racconto della serie: “Il cacciatore di fari”. Ci troviamo in una zona intermedia tra il memoriale e la favola. Mancinelli ci narra la storia di Martina, bambina e poi donna. Ciò che Martina vuole è individuare l’identità di quello strano uomo che guarda fisso il Faro della Vittoria dal Molo Audace, durante una passeggiata, e che una volta interpellato ha risposto di essere: un cacciatore di fari. Ma che cos’è un cacciatore di fari? Tutto assume una dimensione più simbolica, perché di pagina in pagina assistiamo alla perdita dell’infanzia, all’entrata nel più smaliziato mondo adulto, anche se per certi aspetti la nostra protagonista continua a credere che i fari si possano “cacciare”, tenendosi stretta l’infanzia anche in età matura. L’infanzia è anche il soggetto del secondo racconto. Si intitola “Estate”, protagonista è sempre una bambina, ciò che ci narra sono le lontani estati trascorse al campeggio con i nonni, stagioni lontane ma ancora in grado di instaurare un filo diretto con la sua vita, con la bellezza del paesaggio e gli antichi amici, oltre ai primi dolori intensi per le perdite, in questo caso il vecchio cane dei nonni, Penny. In questo testo, come nel successivo (“Gli uomini dei tetti”), si evidenzia anche un altro tema, quello della lettura e della scrittura, non a caso i due protagonisti scrivono. O vorrebbero fare gli scrittori. Se infatti in “Estate” la dimensione della letteratura è un sogno proiettato al futuro, nell’ultima novella il protagonista - un semplice operaio – da tutti quegli orizzonti può anche dare corpo ai suoi desideri, alla voglia di scrivere per esempio, che sfoga su un taccuino. Proprio la perdita di quel diario lo condurrà all’amore, in modo piuttosto inaspettato, come accade appunto in un racconto. —


Video del giorno

Indonesia, come una nuova Pompei: l'eruzione del vulcano Semeru trasforma un villaggio

Insalata di gallina, radicchio, mandorle, melagrana e cipolla

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi