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I figli della guerra e degli stupri di massa nella storia che racconta “la voce di Ajla”

Il romanzo d’esordio di Maria Silvia Bazzoli, giornalista e documentarista che ha seguito le guerre nell’ex Jugoslavia 

«Ma perché dovrei raccontarti tutto questo, bambina mia? Non è rimasto più nulla. Solo macerie annerite dal fuoco. Non è rimasto niente». Parla alla figlia nel chiuso della sua anima Ajla e la sua voce disperata è senza suono, perché il silenzio è sceso nella sua vita a coprire l’orrore della guerra e delle violenze subite: un silenzio che diventa parola, che si fa racconto, ricordo personale, memoria collettiva, grido disperato d’aiuto.

È il silenzio il vero protagonista del romanzo d’esordio di Maria Silvia Bazzoli, giornalista e documentarista, che allo scoppio delle guerre nell’ex Jugoslavia ha seguito le vicende dei profughi e della loro accoglienza in Italia, soprattutto nell’ex caserma Monte Pasubio a Cervignano.

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