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Giraldi e il coraggio di innovare: il suo cinema ha anticipato i tempi

Il mondo della cultura e della critica omaggia il grande regista scomparso mercoledì 2 dicembre. Guagnini: «Ha interpretato la civiltà di confine». De Giusti: «Era un vero signore»

TRIESTE  La scomparsa di Franco Giraldi ha commosso il mondo della cultura triestina e della critica cinematografica.

Il docente di letteratura italiana Elvio Guagnini lo ricorda così: «Ho sempre avuto una grandissima ammirazione per Giraldi, che ho conosciuto attraverso Tullio Kezich. Personalmente ho sempre ammirato molto Franco come interprete di un’atmosfera, di una civiltà di confine, su cui lui era particolarmente sensibile attraverso la scelta di certe pagine per il suo cinema. È stato un grande di questa cultura in tutti i sensi. Ma era anche un finissimo rilettore di testi letterari in assoluto, non solo di quelli della letteratura triestina. Possedeva una capacità di penetrare i romanzi, che poi sviluppava a modo suo in maniera estremamente originale. Ricordo con particolare affetto un’affollata serata in suo onore che ho organizzato alla Società di Minerva nel febbraio 2018, con la proiezione del documentario di Luciano De Giusti su di lui. È stato un momento di grande emozione, una bellissima serata, e se la meritava tutta».



Su Franco Giraldi ha un punto di vista insieme ampio e personale Luciano De Giusti, docente di cinema a Trieste e curatore dell’unica monografia sul regista triestino: «La perdita, per me, è innanzitutto quella di una persona amabile, modesta e profonda allo stesso tempo. Ed è la perdita di un cineasta che è stato molto versatile, e che in ognuno dei generi a cui si è rivolto ha dato qualcosa di sé di prezioso e irripetibile. Va ricordata la dedizione con cui sempre lavorava, sia nel western, che ha sviluppato in modo personale, sia nella commedia, dirigendo grandi attori come Tognazzi, la Vitti e Senta Berger, che ha diretto in “Cuori solitari”, film che meriterebbe una riscoperta. Giraldi è stato così autentico, da saper abbandonare un cinema mainstream come la commedia per dedicarsi, complice Kezich, al cinema d’autore per la tv. Una scelta coraggiosa e controcorrente che pochi hanno saputo compiere. E questo dice molto sulla sua natura umana».

Il critico cinematografico e direttore I mille occhi Sergio M. Grmek Germani lo descrive così: «Seduceva con la timidezza, come ha ben testimoniato Tullio Kezich della sua fama di segreto seduttore. E lo è stato anche, oltre il privato, nel far emergere la forza di tante attrici, da Senta Berger a Soledad Miranda alle meteoriche Isabella Rey e Laura Lenzi. Anche il suo cinema esige dallo spettatore un rapporto d’amore nella visione, che allora ne coglie tutta la passione non solo pregna di cultura, ma capace di renderla in rilettura precisa e inventiva dei libri amati: come in Truffaut. Tra i molteplici ma mai sufficienti omaggi dedicatigli, sono lieto che I mille occhi li abbia coronati due anni fa col Premio Anno Uno consegnatogli da Senta Berger, rivelando che anche i suoi film più sottovalutati, da “Cuori solitari” a “La frontiera”, sono magnifici».

Grande esperto di western all’italiana e di commedia, Marco Giusti ha conosciuto e apprezzato molto Giraldi, persona e regista: «Era un vero signore, sempre composto, in un ambiente in cui i signori sono pochi. Lui e Ugo Gregoretti erano simili, registi intelligenti ma anche disposti a fare il cinema di genere e popolare, cambiando però i generi. I film di Giraldi avevano sempre idee personali e innovative. Ad esempio “Sugar Colt” era un western, ma allo stesso tempo una vera commedia, una miscela rara a quel tempo. E nella commedia Giraldi ha portato idee molto avanzate di satira del costume. “Cuori solitari”, con Tognazzi e la Berger, è stato il primo film sullo scambio di coppia. E “La bambolona” era un film sulla seduzione di una minorenne. Erano storie molto forti per l’epoca, vietatissime, che trovavano in Tognazzi l’interprete ideale per raccontare il cambiamento di prospettiva degli italiani sul sesso. Quelle di Giraldi erano commedie molto strane e molto spinte per i tempi sui cambiamenti di costume degli italiani». —
 

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