Anche nella bella Trieste i gatti vedono meglio al buio se c’è di mezzo il serial killer



C’è un serial killer che si aggira per Trieste, nascosto tra le pieghe del web e dei social network, e tocca al commissario Bessi scoprirlo. “I gatti vedono meglio al buio” (Robin, 291 pagg., 15 euro) è il primo romanzo giallo di Elisabetta Benedetti, triestina, consulente per la Nato, che finora si era cimentata in un racconto lungo e in una raccolta di poesie. Gli omicidi seriali, che vengono descritti un continuo vortice passato-presente, sono forse l’indagine più difficile della carriera di questo quarantacinquenne commissario, intuitivo, critico, affamato di dettagli e di solitudine, che gira per le vie della città con una vecchia Ford Taunus anni Settanta e che osserva così attentamente Trieste che la città assume quasi vita propria e si rivela nelle sue mille sfaccettature.


Deepa Annarepa ha lavorato per undici anni nei giornali indiani, scrivendo di scuola e ospedali pubblici e intervistando genitori i cui figli erano scomparsi dalle baraccopoli delle metropoli indiane. Conosce, non inventa, per cui schiva gli stereotipi quando scrive “La pattuglia dei bambini” (Einaudi, 382 pagg., 19 euro). A parlare in prima persona è Jay, che ha nove anni, e insieme all’amico musulmano Faiz e alla sagace Pari fa il detective per scoprire dove finiscono i bambini che vengono rapiti. Un fenomeno diffuso in India, dove ogni otto minuti scompare un bambino, mandato ai lavori forzati o venduto ai mercanti di organi o sfruttato sessualmente. Annarepa non scrive un racconto morale, nel finale non c’è redenzione, il suo è piuttosto un saggio, una cronaca di un mondo violento e in costante caduta. Annarepa ha lasciato l’India da una decina di anni e con questo libro descrive la crescente sfiducia nel sistema democratico del suo paese, in cui sono sempre di più i giornalisti che, trovando difficile dire la verità nei media, preferiscono la narrativa e trovano nei romanzi il luogo dove possono ancora esprimersi con onestà.

Dall’India all’Indonesia per seguire “L’ultima cena del clan Sulinado” (Astoria, 310 pagg., 19 euro) della scrittrice americana di origini sino indonesiane Tiffany Tsao. Gwendolyn ed Estella sono due sorelle che sono sempre state molto unite e cresciute in un ricchissimo e potente clan della minoranza cinese in Indonesia. Ma ora Gwendolyn è in ospedale, l’unica sopravvissuta all’attentato compiuto dalla sorella ai danni del clan durante il sontuoso ricevimento in onore degli ottant’anni del capostipite. Il romanzo è la ricerca dei motivi per cui una donna “normale” si è trasformata nella carnefice di trecento persone. Il thriller diventa così un romanzo introspettivo in cui vengono messi a nudo tutti i punti oscuri, gli abusi emotivi e fisici, il razzismo e il sessismo a cui sono sottoposte le due sorelle. La storia racconta il dramma famigliare del clan dei Sulinado, le lotte interne, le invidie, i rancori, i soprusi che dominano la vita di questa enorme famiglia.

È una Cagliari belle époque straordinaria, quella raccontata con partecipazione e affetto da Francesco Abate, tanto che quasi ruba la scena alla protagonista di “I delitti della salina” (Einaudi, 290 pagg., 18 euro), la giornalista Clara Simon. La giovane cronista dell’Unione sarda non firma i propri pezzi e non solo perché donna, siamo nel 1905 l’emancipazione femminile è ancora lontana, ma anche perché le viene fatto scontare il desiderio di giustizia e di difesa dei più deboli che l’ha già messa nei guai. Francesco Abate ricostruisce una Cagliari esotica e inedita, dalle saline al Bagno penale, dal bordello al teatro dell’opera alla spiaggia del Poetto. Una città avvolta da un’atmosfera da feuilleton, in cui vengono ritrovati due ragazzini affogati in una salina. Bambini ignorati, figli di prostitute e orfanelli che vivono ai margini della società. Il libro prende il lettore per mano e lo porta in un altro tempo e in un altro spazio, la trama è fitta e agitata dal vento come un canneto sardo in cui si muovono, fino alla soluzione del mistero, Clara e un tenente dei carabinieri innamorato di lei. —

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